A Palazzo Reale i due Imperi. Roma e Cina a confronto

Foto della mostra
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Due imperi, due culture, due civiltà a confronto in una grande mostra a Milano dal 16 aprile al 15 settembre, al Palazzo Reale che espone oltre 450 opere italiane e cinesi. Due fra le più grandi potenze del mondo antico, unite esilmente da un filo di seta, il prezioso tessuto che i romani ricercavano, insieme alle spezie, per il piacere e il lusso.

La via della seta è uno degli itinerari che ha sempre affascinato gli esploratori, attratti dalle descrizioni fantastiche di popoli e territori. Una via che l’Occidente ha cercato di immaginare e descrivere mescolando fantasie e racconti di viaggiatori.

Così già lo storico greco Erodoto menzionava un percorso attraverso i territori degli Sciti che dai monti Altay giungeva al Mar Nero, con una variante più meridionale. Un’altra diramazione giungeva nel vicino Oriente attraverso Afghanistan, Pakistan e India; una rotta settentrionale da Anxi costeggiava il versante settentrionale della catena del Tianshan fino al mar Caspio e al Mar Nero. Una cronologia comparata segna le tappe più importanti di questi due grandi imperi: dal 1045 a.C. – l’inizio della dinastia Zhou, l’ultima dinastia pre-imperiale cinese – fino al 265-317 d.C., sotto la dinastia dei Jin Occidentali.

Il primo diretto contatto fra i due imperi secondo le fonti cinesi sarebbe avvenuto nell’anno 166 d.C., quando un’ambasceria occidentale sarebbe giunta alla capitale Luoyang proveniente da Da Qin – così i cinesi chiamavano l’Impero Romano. Le fonti romane segnalano l’arrivo della seta a Roma già nel 46 a.C., un tessuto straordinario e ricercato ma anche molto caro. Tanto che il naturalista Plinio il Vecchio, autore della “Naturalis Historia”, esprime grande preoccupazione per i conti dello stato, deficitari per almeno 100 milioni di sesterzi dovuti all’esborso per il commercio con l’Arabia, l’India e la Cina da cui giungevano a Roma profumi, spezie, pietre preziose e seta.

Numerosi gli oggetti di bronzo esposti, considerato un materiale di pregio con cui forgiare oggetti per uso personale, finemente decorati e impreziositi da oro, argento e pietre semi-preziose. Imponenti per bellezza e maestosità i capolavori esposti: i guerrieri in terracotta provenienti dal mausoleo del primo imperatore cinese Yin Zheng (259-210 a.C.), divenuto re di Qin, uno dei sette stati più potenti del periodo pre-imperiale, e le statue romane in candido marmo di Paro, che riproducono bellissime divinità fra cui un Adone, una Venere nuda e un uomo pubblico romano, sereno e imperturbabile nel suo ruolo. Opere che riflettono la conquista di un originale e maturo senso di bellezza, della conseguita libertà di pensiero e del raffinato senso estetico del mondo occidentale. In campo cinese la giada, materiale ritenuto prezioso e nobile, l“essenza della montagna” – come viene chiamato – diviene uno dei simboli del potere religioso e politico. 

È esposta una veste di giada, con cui i cinesi ricoprivano il corpo dei defunti in quanto associata all’idea di immortalità, e un sarcofago imponente, costituito da 2095 tessere. Invece l’albero delle monete in terracotta e bronzo riassume le credenze religiose in età imperiale cinese, secondo cui era possibile incontrare gli immortali salendo in cima alle montagne o sugli alberi. Al confronto la religione romana appare sin dalle origini permeata da un forte conservatorismo, ispirato al mantenimento della “pax deorum”, la benevolenza degli dei concessa a Roma dal destino. Lingua e scrittura assumono il ruolo di elementi unificanti del vasto impero: a Occidente il latino, a Oriente la scrittura di tipo olografico, non di tipo alfabetico, che non usa lettere per scrivere le parole ma segni che compongono insiemi omogenei chiamati caratteri.

Milano, Palazzo Reale, 16 aprile / 5 settembre 2010; infoline e prevendite tel. 02 54911; www.ticket.it/imperi; www.mondomostre.it

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