Adelaide Ristori

Attrice e patriota dell’800

di Sara Foti Sciavaliere

 

Fra le più influenti attrici del teatro tragico del XIX secolo, fu celebratissima dal pubblico per le sue doti interpretative, ma anche degna di lode presso i suoi contemporanei per il suo patriottismo risorgimentale. La Ristori compì spesso azioni di propaganda, ad esempio nei teatri in cui si esibiva, in terra italiana ma ancora sotto il dominio asburgico o borbonico. Regolarmente, i suoi spettacoli venivano interrotti dalla polizia, poiché la Ristori, già nota per i suoi sentimenti patriottici, dal palcoscenico lanciava slogan a favore dell’Italia e di Vittorio Emanuele II.

Adelaide Ristori (Cividale del Friuli, 29 gennaio 1822 – Roma, 9 ottobre 1906) è stata figlia d’arte, parente di Francesco Augusto Bon, Luigi Bellotti Bon e Laura Bon, debuttò precocemente sulle scene ancora in fasce, ma la sua carriera incomincia dai tre anni. Capace di recitare perfettamente in inglese e in francese, riscosse notevoli successi anche all’estero, ricevendo anche elogi da Cavour, che le scrisse:

«Se ne serva di questa sua autorità a pro della nostra Patria, ed io applaudirò in Lei non solo la prima artista d’Europa, ma il più efficace nostro cooperante nei negozi diplomatici.»

Nel 1847 sposò il marchese Marchese Giuliano Capranica del Grillo, figlio di Bartolomeo e della Principessa Flaminia Odescalchi. La sua vita e il suo matrimonio contrastato, dal quale nacquero quattro figli, furono definiti da George Sand “degni di un romanzo”. Le sue nozze di fatto suscitarono grande scandalo, poiché a quei tempi attori e attrici erano considerati persone al margine della società e si spostavano in gruppi familiari da una Compagnia all’altra attraverso un’Italia ancora divisa in tanti piccoli Stati. Ma il Teatro contava, e alcuni regnanti avevano dato vita a formazioni stabili. Nella più famosa di queste, la Compagnia Reale Sarda di Torino, entrò a quindici anni Adelaide. La prima attrice, Carlotta Marchionni la prese sotto la sua ala riservandole sempre un’ammirazione incondizionata. La Ristori lasciò la Reale Sarda nel 1841 per tornarvi, prima attrice assoluta nel 1853.

L’incontro con Giuliano fu determinante anche per la sua carriera artistica. Il marito le portò non solo un blasone ma anche uno spirito imprenditoriale estraneo alla conduzione familiare del teatro d’allora: aveva capito che l’unica vera impresa di famiglia, quella che poteva portare quattrini, era il talento della moglie ed era così diventato l’organizzatore occulto, ma non troppo, della sua carriera. Nacque così la trionfante tournée a Parigi nel 1855 all’epoca dell’Esposizione Internazionale. Poco prima il governo piemontese aveva inviato truppe in Crimea, preludio all’ammissione del Regno Sardo – rappresentato da Camillo Cavour – al tavolo delle grandi potenze europee per i negoziati di pace.

A Parigi la Ristori debuttò con Francesca da Rimini di Silvio Pellico e trionfò con Mirra di Vittorio Alfieri. Critica e pubblico la preferirono alla loro gloria nazionale, Rachel e la capitale francese la acclamò grande tragica. Lì conobbe e frequentò Alexandre Dumas, Alphonse de Lamartine, George Sand, l’accademico Ernest Legouvè e i potenti fratelli Pereire, finanzieri e immobiliaristi del Secondo impero.

I suoi ammiratori erano le teste coronate d’Europa e una società che a teatro faceva sfoggio d’eleganza. Adelaide divenne molto benestante, una rarità per le compagnie teatrali dell’epoca, arrivando a possedere perfino un lussuoso vagone ferroviario personale con cui si spostava tra Parigi, Londra e gli Stati Uniti.
Nella capitale francese, i coniugi Capranica conobbero o rinnovarono la conoscenza di molti fuoriusciti a cominciare da Daniele Manin che definì l’attrice un genio e una gloria per la Patria. Fu poi in tournée a Londra, dove la Regina Vittoria trovò la Ristori “una cosa sublime” ed ella venne accolta dalla nobiltà con un calore inconsueto per un’artista. A Liverpool e Manchester il pubblico la accolse gridando “viva l’Italia” e sventolando nastri con il tricolore. Scene analoghe avvennero anche in altri luoghi in quel periodo.

Un’attrice che da umili origini era riuscita non solo ad elevarsi socialmente ma a diventare sempre più famosa presso quelle Corti che decidevano il destino delle Nazioni divenne un simbolo per coloro che sognavano la redenzione della Patria e questo Daniele Manin l’aveva perfettamente capito. Perfino Giuseppe Mazzini pensò di utilizzare la sua notorietà crescente per la causa nazionale, mentre Camillo Cavour le affidò, nel 1860, in occasione della sua prima tournée a San Pietroburgo, una delicata missione presso la corte dello Zar.

La Ristori affrontò per la prima volta l’Oceano per calcare le scene degli Stati Uniti nel 1866, terminata la guerra di secessione americana. Gli incassi furono enormi. Disse che Parigi l’aveva resa famosa in tutto il mondo ma che New York le aveva ridonato la vita. Adelaide Ristori affrontò con l’animo dell’esploratrice viaggi lunghissimi e molto spesso pericolosi per mare e per terra, per raggiungere città che non l’avevano mai vista recitare. Il più incredibile fu quello chiamato Giro del Mondo iniziato il 9 maggio 1874 che la portò a sfidare i rischi dello stretto di Magellano, gli scogli delle coste cilene e i venti contrari di quelle australiane per esibirsi in città mai visitate da alcuna Compagnia Drammatica Italiana. Ritornò a Roma il 13 gennaio 1876 attraversando l’Oceano Indiano e il Mar Rosso tra i pericoli delle onde e i sentori di nuove guerre africane.

Nelle sue numerose visite lungo le Americhe incontrò e divenne amica di molti eminenti personaggi come il generale Ulysses Grant, vincitore di Richmond; Andrew Johnson, 17° Presidente degli Stati Uniti, che la ricevette nel suo appartamento privato alla Casa Bianca come la più grande attrice contemporanea; il generale William Sherman, nominato Comandante generale delle forze statunitensi dopo la guerra civile; Domingo Faustino Sarmiento, lo scrittore Presidente dell’Argentina. Adelaide coltivò una lunga e affettuosa amicizia con Pedro II, imperatore del Brasile.

Il suo successo era di tali proporzioni che numerose biografie dell’artista circolavano in tutta Europa già a metà dell’Ottocento, quando lei era poco più che trentenne. La Ristori fu anche acclamata per la sua capità di recitare non solo in italiano. Nel 1861 rappresentò all’Odéon di Parigi in lingua originale e con attori francesi Beatrix che Legouvé aveva scritto appositamente per lei; nel 1868 all’Avana l’Addio di Giovanna d’Arco in spagnolo. Nel 1882 cominciò a Londra una serie di rappresentazioni in lingua inglese con il Macbeth di Shakespeare che nel 1885 recitò al fianco del più celebre attore americano, Edwin Booth, fratello dell’assassino di Abramo Lincoln.

Nello stesso anno, dopo aver viaggiato e recitato in continuazione, anche quindici volte in due settimane, in quasi tutti gli Stati Uniti, lasciò definitivamente le scene. Aveva recitato in 334 città, 33 stati, 5 continenti. 3546 apparizioni sulla scena: e a questo numero spropositato vanno aggiunti giorni e giorni di studio e di prove. Era giunto il momento, come ebbe a scrivere a Tommaso Salvini, che la loro generazione si facesse da parte.

In seguito, rimasta vedova nel 1892, passò il resto della vita occupandosi di assistenza ai bisognosi. Scrisse “Ricordi e Studi artistici”. Nel 1902, in occasione del suo ottantesimo compleanno, ebbe persino l’onore di ricevere una visita da parte del Re Vittorio Emanuele III, evento mai accaduto prima, né dopo, a un rappresentante del mondo dello spettacolo, e fatto ancora più eccezionale se si pensa che si trattava di una donna. Ma lei era considerata una gloria nazionale. Il Governo francese le conferì la palma di ufficiale dell’Istruzione pubblica in brillanti, il Kaiser Guglielmo incaricò l’ambasciatore tedesco a Roma di portarle a suo nome un cesto di fiori e personalità di tutto il mondo le inviarono telegrammi d’auguri. Il Comitato Direttivo della Società per l’Istruzione della Donna della quale era Presidente si recò a renderle omaggio. Le Compagnie teatrali diedero in tutta l’Italia recite straordinarie in suo onore.

Morì a Roma nel 1906 all’età di 84 anni e, nonostante le generazioni che l’avevano vista recitare fossero in parte scomparse, la notizia fece il giro di mezzo mondo. È sepolta nel Cimitero del Verano a Roma.

Approfondimenti
Un ricordo nella toponomastica
Alla sua memoria sono stati intitolati il teatro di Cividale del Friuli ed una tranquilla ed elegante via di Roma, nel quartiere dei Parioli, nelle vicinanze dell’ultima abitazione in cui visse prima di morire. Anche la città di Bologna le ha intitolato una via, nel quartiere San Donato, così come Torino, nel quartiere Regio Parco. Anche Padova le ha dedicato una via in un quartiere in cui tutte le strade sono intitolate a personaggi del teatro.

Inoltre, non va dimenticato che il 7 febbraio 1856 la conclusa ristrutturazione del teatro Valle a Verona viene inaugurata con “Maria Stuarda” di Schiller, protagonista la celebre attrice, che ottiene un tale successo da essere ricordata con l’intitolazione dell’edificio, conosciuto infatti ora come Teatro Ristori. Caduto in abbandono dalla seconda metà del Novecento, è stato nuovamente restaurato e riaperto, con prima serata il 14 gennaio 2012.

Il “costume” per la Ristori
La progettazione dei suoi abiti era affidata a pittori, mentre il confezionamento a sartorie. Abbiamo molte fonti per quanto riguarda i costumi dell’attrice e sono conservate tuttora molte lettere scritte da lei a colleghi e sartorie. La Ristori utilizzerà il costume come suo personale biglietto da visita. Consulterà vari musei, documentazioni, chiederà la collaborazione dei più famosi pittori. Acquisterà molti abiti dal sarto più famoso e importante di Parigi, ovvero Worth. Molte di queste, come molti dei vestiti, sono conservati nel Museo dell’attore di Genova.

La Ristori ha portato un cambiamento riguardante il costume: sarà infatti ella stessa a dedicarsi alla scelta di questi per gli interpreti della rappresentazione. Ne curava lei i dettagli e si faceva carico in prima persone delle spese al posto dell’attore: era un classico all’epoca commissionare all’attore stesso il compito di comprarsi e curarsi il vestito; troppe volte questo pesava molto economicamente sulle tasche degli interpreti.

Un piccolo episodio riguardo al suo uso del costume si lega alla messa in scena di “Maria Antonietta”, che debuttò in prima assoluta a New York il 2 ottobre 1867. Il pubblico a cui era destinato lo spettacolo non comprendeva il testo perché appunto in italiano o in francese, così si decise di basare lo spettacolo su un’esteticità visiva, e più precisamente sui costumi. Innanzitutto gli abiti di questa rappresentazione avevano più uno stile ottocentesco che rococò, quindi davano all’opera un gusto di contemporaneità. Inoltre, ad ogni atto gli attori cambiavano i costumi. Le scene per lo spettacolo erano commissionate al più importante laboratorio dei teatri lirici, ovvero il teatro San Carlo di Napoli. Il rumore per i costumi della Maria Antonietta fu tale che l’imperatrice Eugenia ottenne di vederli prima che fossero chiusi nelle ceste, i contenitori del corredo, e ciò fu sfruttato in senso promozionale.

 

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