“Blade Runner 2049” – Recensione

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35 anni dopo, il sequel della pellicola di Ridley Scott

di Frédéric Pascali

l futuro, più distopico che mai, è tornato a dominare i pensieri e le coscienze di quel che resta di un’umanità bivaccata in un tempo che non definisce più nulla se non la propria sopravvivenza. È il 2049 e un altro “Blade Runner”, diretto da Denis Villeneuve, prova a ripercorrere il mito che 35 anni prima Ridley Scott, nell’occasione produttore esecutivo, aveva liberamente tratto dal romanzo di Philip Dick, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”. Lo fa in un sequel che naviga a vista per gran parte dei suoi 152 minuti, fessurando di dubbi le certezze di un mondo sempre vissuto nella giusta distanza tra le differenze.

 

 

La trama
Sono passati trent’anni dai fatti del 2019 e la Tyrell è stata ormai rimpiazzata dall’impresa presieduta da Niander Wallace, visionario e sinistro genitore di una nuova razza di umanoidi. I vecchi modelli, ritenuti pericolosi e sedimentosi, sono destinati a essere cacciati e “ritirati”, compito che l’agente K della polizia di Los Angeles svolge con efficienza e inflessibilità fino all’incontro con Sapper Morton, un Nexus 8 ancora in circolazione. Dopo averlo eliminato, non senza qualche difficoltà, l’analisi accurata del luogo della sua abitazione lo porta sulle tracce di una misteriosa sepoltura che dà il via a una serie di dubbi che scioglierà solo dopo aver rintracciato Rick Deckard, il leggendario vecchio Blade Runner.

La sceneggiatura non tradisce
Hampton Fancher, già controverso sceneggiatore della pellicola del 1982, abbandonò il primo progetto a metà dell’opera e fu sostituito da David Peoples, coadiuvato da Michael Green, svolge un accurato lavoro di sartoria, tra la storia originale e l’attuale, dilatando i tempi del racconto con una prima parte carica di ipotesi sul futuro, anfitrioni di un sipario pronto ad alzarsi per l’entrata in scena dell’interprete più atteso: Harrison Ford/Rick Deckard. È questo il passaggio narrativo in cui presente e passato si fondono in un punto di svolta che non sfugge alla fotografia di Roger Deakins che accentua i toni sulfurei di una luce in perenne ostaggio di un’oscurità aspra e livida.

L’accelerazione verso il redde rationem finale, cadenzata abilmente dalla colonna sonora del duo Hans Zimmer e Benjamin Wolfisch, ricalibrata sulla falsariga di quella originale dei Vangelis, fa dimenticare la mancanza di una figura antagonista dotata dello stesso magnetismo espressivo di un Rutger Hauer.
Brave le interprete femminili, in particolare Ana de Armas/Joi, Robin Wright/”Madame” e Sylvia Hoeks/Luv , di ottima caratura la prova del protagonista Ryan Gosling, “agente K”, perpetua molte riserve la presenza scenica di Jared Leto/Wallace, seconda scelta al posto dello scomparso David Bowie.
Approfondimenti
Scheda del film
Regia: Denis Villeneuve.
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green.
Fotografia: Roger Deakins.
Musica: Hans Zimmer, Benjamin Wolfisch.
Interpreti principali: Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Robin Wright, Jared Leto, Sylvia Hoeks.

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