“Borg McEnroe”

Borg McEnroe-poster

 

Una pellicola biografica su due leggende del tennis 

di Frèdèric Pascali

Ricostruire al cinema uno degli eventi che hanno segnato la storia sportiva e sociale di milioni di persone è sempre un esercizio molto arduo che spesso è destinato a infrangersi sullo scoglio del “punto di vista”, così come accade al “Borg McEnroe” diretto dal danese Janus Metz Pedersen. Un’opera biografica che, costretta a fare i conti con ancora tantissimi testimoni oculari del suo tempo, pesca prepotentemente nell’immaginario collettivo spargendo dettagli e ricordi su di un percorso narrativo saturo di un solo vero protagonista: Bjorn Borg.

 

Una trama a senso unico
John McEnroe e la finale di Wimbledon del 1980, una delle più belle ed emozionanti partite di tennis mai giocate, vengono presto relegati a puri elementi scenografici. Tesi che la sceneggiatura di Ronnie Sandahl rinfocola con un lungo e profondo preambolo sull’analisi psicologica della carriera del campione svedese, mettendone in luce la differenza tra l’atleta, freddo e determinato in campo, e l’uomo, tormentato dalle sue incertezze fin dai burrascosi inizi dei tornei giovanili. La coinvolgente fotografia di Niels Thastum completa il lavoro finendo per imprigionare lo spettatore nella stessa stanza dove Borg, il suo allenatore Lennart Bergelin e la sua promessa sposa Mariana Simionescu, gestiscono tutte le paure e le manie prima del torneo che potrebbe consegnare il mito definitivamente alla leggenda.

Un film per non giocatori
Le vie di fuga sono negate a chiunque e lo stesso contraltare narrativo redatto sulla figura di John McEnroe ne rimane inevitabilmente schiacciato e a nulla vale l’enfasi e la ridondanza di cui ogni scena d’approccio alla finale viene caricata, fino a tal punto che i momenti più esaltanti del match, a cominciare dall’incredibile tie-break del quarto set vinto dall’americano per 18 a 16, si trasformano, complice anche una ricostruzione sul campo non del tutto convincente, in semplici “effetti speciali”. L’ottima prova degli interpreti, con particolare rilievo per quella di Stellan Skarsgård nel ruolo di Lennart Bergelin, qualche dubbio resta su Shia LaBeouf, forse non il miglior “McEnroe” possibile, non cancella la sensazione di un film costruito a uso e consumo di coloro che al di là della rete non ci sono mai stati.

Approfondimenti
Scheda del film
Regia: Janus Metz Pedersen
Sceneggiatura: Ronnie Sandahl
Fotografia: Niels Thastum
Musica: Vladislav Delay, Jon Ekstrand, Carl-Johan Sevedag, Jonas Struck
Interpreti principali: Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Scott Arthur.

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