“Cavallucci di Creta” di Maria Augusta Galletti – Recensione



Danza di ricordi sul colle di Miglionico:
un racconto emotivo ed etnologico


di Barbara Saccagno 

 

“Raccoglitrice di sogni, per passione, vado alla ricerca di realtà diverse; un viaggio a ritroso nel tempo che non ho veduto. E vissuto.” (“Cavallucci di Creta”, p. 7): Maria Augusta Galletti, una valsesiana a Miglionico (Matera). Come ci è arrivata una sognatrice valsesiana (originaria di Varallo Sesia) doc a Miglionico, nel cuore della Basilicata? Per amore.

 

 

 

 

 

Il marito in gioventù, come tanti altri suoi compaesani, aveva lasciato il paese per andare in cerca di fortuna in altaitalia, qui, nella valle del Sesia (Borgosesia, Piemonte Orientale), è  poi definitivamente rimasto “per metter su famiglia”, senza però mai dimenticarsi di tornare spesso a Miglionico, l’amato luogo d’origine.

Ce va acchiann’?” – che vai addocchiando? – (p. 7)

Dall’amore della scrittrice per la terra natia del marito Mimì, il maritm’, che gliel’ha raccontata tante volte attraverso i suoi occhi colmi di ricordi e di immagini di un passato prossimo oggigià remoto e dal suo vissuto di conoscenza diretta, di voci, luoghi, persone e profumi che le sono entrati nell’anima, è nato questo singolare libro. “Cavallucci di Creta”, il secondo dell’autrice, può definirsi un racconto etnologico, scandito da capitoli che indagano la comunità miglionichese in ogni sua emanazione sociale, miscelato a quello storico, con i fatti salienti della Storia del paese e dei suoi personaggi illustri, ma è anche un diario personale, dove la sognatrice mette su carta le sue emozioni  e le sue visioni che ogni tanto, all’improvviso, arrivano ad affollare la mente nelle meravigliose serate estive: questi son sprazzi di poetica onirica dove le luci e i misteri degli antichi fasti opulenti invadono l’animo di una montanara che si lascia abbagliare da una bellezza tanto distante eppure tanto vicina…

Raggiungo l’equilibrio tra realtà e fantasia: forse è stata una visione onirica sprigionatasi da un frammento di stella caduto lì davanti a me! Quel tempo è ormai fuori dal nostro tempo.”(p. 147)

Ad arricchire il volume, immagini da cartolina di Miglionico, di oggi, di ieri e ricordi di famiglia.
Davvero un viaggio incantato di una donna che si lascia cullare dalla curiosità, dalla voglia di conoscere e di approfondire un mondo che ormai è parte del suo intreccio di emozioni e di sentimenti, così senza preconcetti si avventura nelle storie passate, nei riti, nella ritualità quotidiana ascoltando le persone con vivace attenzione.

Ne esce uno spaccato verace, in equilibrio tra il secolo scorso e quello attuale che tutto ha stravolto e cambiato andando a disgregare la socialità e le tradizioni lasciandoci soli ad annegare in un tempo liquido dove non ci riconosciamo più parte di una comunità.
Storie di luoghi, di uomini abituati alla fatica e “a tirare a campare” ma sempre pronti a fare festa nelle grandi occasioni, dove le brutture si mettevano da parte per rinverdire la speranza, e di donne, ai margini della società e sempre sotto costante tutela, messe duramente a prova dalla vita eppure forti, determinate e fiere.

Scorrendo le pagine e i ritmi vitali in armonia con la natura trovo paragoni e legami con un altro libro: “Tempi grassi, tempi magri” di Piercarlo Grimaldi, mio docente all’università, perché, in fondo, sia sotto il sole caldo del Sud siasotto la fredda neve del Nord, le peculiarità entologiche erano comunque accomunate da un diverso concetto della vita e da un approccio alla natura ed alle sue risorse diretto, verace ma sempre rispettoso. Più vero, naturale e riguardoso. Seppure i tempi era cupi c’erano, però, la comunità e le sue leggi implicite a dare un punto certo e sicuro alla sua gente, ora abbiamo perduto anche quello.

L’autrice è anche pittrice, in copertina un piatto in ceramica da lei dipinto che rappresenta il Castello del Malconsiglio di Miglionico, che ancora svetta sull’altura a dominare il territorio quale silente custode della congiura dei baroni e di tanti segreti; è forse questa inclinazione “artistica a tutto campo” dell’autrice che la porta a delineare incisivi ritratti “in parole”dei “personaggi” di paese che sono per la comunità vere e proprie “personalità che contano”. Divertenti “cameo” che arricchiscono di colore pop il libro. Così come le tante espressioni idiomatiche e vernacolari che inserisce nell’economia del racconto per dare il ritmo musicale della parlata miglionichese, un segno identitario che rafforza i concetti espressi.

…“e ho detto tutto”, si salutavano così le donne al paese di Miglionico quando era finito il tempo della chiacchiera fuori dagli usci, per poi ritrovarsi a riprendere il discorso il giorno successivo; a voi lascio un libro che profuma di fichi e di peperoncino alla luce delle notti stellate di Miglionico.

 

Approfondimenti
M.A.Galletti, “Cavallucci di Creta. Danza di ricordi sul colle di Miglionico, tra case bianche e Castelli”, Miglionico, 2010

 

 

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