“Chiamatemi Anna” – Recensione

chiamatemi anna

 

Dal romanzo di Lucy Montgomery all’anime giapponese, “Anna dai capelli rossi” arriva su Netflix

di Chiara Listo 

Molti la ricordano come “Anna dai capelli rossi”: tanti hanno guardato almeno una puntata del famosissimo anime giapponese che continua ad essere mandato in onda dall’epoca della sua uscita, nel lontano 1979. La storia raccontata, più o meno stringata, la conosciamo tutti:
Anne Shirley, giovane ragazzina di undici anni, orfana, con il viso coperto di lentiggini e un paio di lunghe trecce rosse, viene adottata dai fratelli Marilla e Matthew Cuthberth.

 

Netflix però ha attinto a piene mani non dall’anime, ma dalla fonte principale, la stupenda serie di romanzi per ragazzi scritti, tra il 1908 e il 1921 dalla scrittrice canadese Lucy Maude Montgomery. Il primo dei romanzi si intitola “Anne of Green Gables” (in italiano: “Anna dai capelli rossi”, o “Anna dei verdi abbaini”) ed è proprio a parte di questo che è ispirata tutta la prima stagione, appena uscita sul famoso portale di serie tv.
Il risultato è a dir poco geniale: una prima serie che è un concentrato di idee, immaginazione, innovazione e sentimenti. Ben lontano dal facile sentimentalismo dell’anime giapponese, riprende i personaggi del romanzo originale e li rende sorprendentemente vivi e colorati, con tutti i loro pregi e difetti.

Cosa colpisce di questa serie tv (che è possibile gustare completamente in italiano o in lingua originale con i sottotitoli) e perché dovremmo decidere di guardarla?

Per quattro motivi specifici:

– Sigla Iniziale: Sarà una mia prerogativa, ma amo le sigle iniziali fatte bene e trovo che quelle di alcune delle ultime serie uscite nel corso di questi anni possano essere considerate a buon diritto veri e propri capolavori (vd.sigla iniziale di “Westworld”, di “Black Sails”, di “The Man in the High Castle”). Quella di “Chiamatemi Anna” non fa differenza: non appena è iniziata ho capito che anche questa volta Netflix aveva fatto centro. Quarantuno secondi che ci trasportano nel mondo colorato e fantasioso (ma sì, anche terribilmente doloroso e difficile) di una ragazza geniale di tredici anni. Personalmente, poi, trovo che le citazioni del romanzo scritte sui rami siano un tocco di stile assoluto.

– Progressismo: Ciò che mi ha subito colpita e stupita di questa serie tv è senza dubbio il messaggio moderno che racchiude al suo interno. Un messaggio che la Montgomery per prima aveva incluso nel suo romanzo (che, attenzione, è stato scritto nel 1908!) e che comunicava l’augurio che un giorno, tra uomini e donne, ci sarebbe stata uguaglianza. Inoltre è presente una critica forte ai cosiddetti “genitori progressisti” che predicano tanto un’istruzione paritaria per figlie e figli, ma che poi si scandalizzano e si tirano indietro al primo problema o possibilità di scandalo. Anna e i suoi genitori adottivi, Marilla e Matthew, scardinano completamente tutte le certezze e le ipocrisie, le bugie del loro piccolo paese di provincia, dicono le cose come stanno e si difendono l’un l’altro. E, alla fine, il paese, la società, non può che riconoscere di aver sbagliato, e ammirarli.

– Protagonisti affascinanti:Prima di cominciare a guardare questa serie serbavo un ricordo da incubo dell’anime. I tre personaggi principali – Anna e i suoi “genitori” adottivi, Marilla e Matthew – non mi stavano per niente simpatici. Li trovavo stereotipati, Marilla era una Signorina Rottermeier, però più triste e piatta e Matthew un musone che non parlava mai. Anna una piagnona. Quando ho guardato la serie tv mi sono dovuta ricredere su tutti loro:la regista Moira Walley-Beckett è riuscita a rendere i personaggi ricchi di fascino.

Tutto il loro passato, le loro sofferenze e fonti di felicità, sono diventati misteri deliziosi (qualche volta con venature dark) da risolvere, un puzzle per comprenderli tutti e amarli sempre di più. Perché Marilla e Matthew non si sono mai sposati? Perché c’è una foto, sulle scale, che riprende tre fratelli Cuthbert e non solo due? Cosa lega così indissolubilmente questa strana famiglia all’orfana Anna? E qual è, in effetti, il passato della nostra protagonista? Perché ogni tanto rimane ferma e la sua testa si riempie di grida?

Non solo i tre personaggi principali, la Walley-Beckett è riuscita nell’intento di far prendere vita un intero piccolo paese della Nuova Scozia: così conosciamo Rachel, la più grande amica di Marilla, la giovane Diana, il riflessivo e competitivo Gilbert e suo padre, il giovanissimo aiuto-fattore Jerry, la singolare Signorina Barry e partiamo alla scoperta di alcuni “piccoli segreti” che il paese di Anne racchiude.
Un plauso particolare al personaggio di Anna (interpretata da AmybethMcNulty), che è stata rappresentata come una ragazza moderna, al di fuori delle convenzioni “richieste” dal suo tempo: non solo non le accetta, ma proprio non le capisce, le sono estranee.

Anna è una ragazza che non ha paura di dire che ama leggere, che si pone sullo stesso livello di Gilbert, fino al suo arrivo “il più talentuoso e ammirato studente della scuola”, una ragazza a cui bastano un lenzuolo e un pendolo per trovare ore e ore di gioco e nuove storie. Anna ama sognare, ama pensare, e non ha nessuna paura di dirlo. Nonostante nessuno, spesso, capisca esattamente quello che dice perché Anna “parla come un libro stampato”.

– Infinite possibilità di immaginazione: Cresciuta sulle pagine di “Jane Eyre” e nella speranza di essere la coraggiosa eroina Giovanna d’Arco, o il suo alter-ego, la Principessa Cordelia, Anna è dotata di un’immaginazione vivida, che non si ferma mai. Questo la porta spesso a “cambiare” la realtà che le sta intorno e così le storie delle persone attorno a lei prendono vita e si trasformano. Anna vive favole stupende, ma intanto sperimenta le gioie e i dolori che la vita le offre, ne prende a piene mani e cresce, ma non abbandona mai sé stessa. Lei ama vivere e riscrivere la storia, indossare un abito da sposa senza per forza essere una moglie, attenta agli altri, ma senza mai umiliare sé stessa, contenta di quello che la vita le darà.

Accostatevi a questa nuova serie tv con gli occhi e la mente di chi sta guardando una favola, e ricordatevi di sorridere: “Chiamatemi Anna” vi stregherà.

 

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