“Cinque è il numero perfetto”

La vendetta e l’amore protagonisti in un noir napoletano

 

di Frédéric Pascali

Le dimensioni di una storia non sono mai rigidamente incastonate nel loro formato di diffusione. Quella diretta da Igort, disegnatore di vaglia alla sua prima regia cinematografica, è espressione diretta della graphic novel da cui trae origine. Le figure dei suoi personaggi prendono forma trascinate da primi e primissimi piani assoggettati al grottesco che solerte accompagna quasi tutta l’opera e, soprattutto nella prima parte, si fonde con la materia filmica come una matita grassa che padrona riveste contorni e sfumature, là dove le ombre giocano e si rincorrono con la luce.

La trama
La vicenda, ambientata in una Napoli primi anni ’70 che tanto sa di anni ’50, è incentrata sulla figura di Peppino Lo Cicero, ex guappo e killer per conto di una delle tante famiglie di camorra. Il figlio, Nino,dedito a non interrompere la tradizione, viene ucciso la notte del suo compleanno. Per vendicarsi Peppino chiede l’aiuto di Totò o’ Macellaio, suo grande amico e vecchio compagno d’arme ormai in pensione. Ai due si unisce Rita, l’amore mai dimenticato di Peppino. Tutti insieme incrociano il loro destino, tra pallottole e morti ammazzati.

Tra la notte e il giorno
“Cinque è il numero perfetto” è un lavoro di cesello che tiene in ostaggio l’attenzione dello spettatore con l’escamotage di un redde rationem dilatato a dismisura nel tempo filmico, senza tuttavia mai cedere alla frenesia. Si procede al passo, con la notte che, insieme al caffè e al rumore delle scarpe di una volta, domina le esperienze sonore della maggior parte delle scene significativamente illustrate dalla fotografia livida di Nicolai Bruël.

La sceneggiatura, dello stesso Igort, si sviluppa in maniera catartica attraverso cinque capitoli di stampo vagamente tarantiniano con i tre protagonisti che completano la loro parabola alla luce del giorno, lasciandosi alle spalle l’oscurità e l’ambiguità dei profili. L’ottima interpretazione di Toni Servillo, “Peppino”, ben coadiuvata da quella di Valeria Golino, “Rita”, e Carlo Bucirosso, “Totò”, in parte riesce a far dimenticare la ridondanza di alcuni passaggi di scrittura che specie nei dialoghi sembrano inclini a una sorta di autocompiacimento.

Per contro non passa inosservata la colonna sonora di D-Ross e Startuffo, autentica gemma di una pellicola che pur dotata di una sua marcata identità non sempre riesce a sottrarsi ad alcuni cliché tipici del déjà-vu.

Approfondimenti
Scheda del film
Regia e sceneggiatura: Igort (Igor Tuveri).
Fotografia: Nicolai Brüel.
Musiche: D-Ross, Startuffo.
Interpreti principali: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Giovanni Ludeno, Lorenzo Lancilotti, Vincenzo Nemolato.

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