“Colazione da Tiffany” di Truman Capote – Recensione

Un classico della letteratura americana del ‘900

di Sara Foti Sciavaliere 

Il capolavoro più amato del grande genio della letteratura americana, Colazione da Tiffany di Truman Capote è diventato poi anche un classico del cinema con una pellicola, vincitrice di 2 Premi Oscar, che ha visto Audrey Hepburn diventare un’icona.

Quando Colazione da Tiffany venne pubblicato per la prima volta, nel 1958, il «Time» definì la sua eroina Holly Golightly: «la gattina più eccitante che la macchina per scrivere di Truman Capote abbia mai creato. È un incrocio tra una Lolita un po’ cresciuta e una giovanissima Zia Mame… sola, ingenua e un po’ impaurita». Di tutti i suoi personaggi, disse Capote più tardi, lei era la sua preferita.

La trama
Holly è una cover-girl di New York, attrice cinematografica mancata, generosa di sé con tutti, consolatrice di carcerati, eterna bambina chiassosa e scanzonata. È un personaggio incantevole, dotato di una sorprendente grazia poetica.
Intorno a lei ruotano tipi bizzarri come Sally Tomato, paterno gangster ospite del penitenziario di Sing Sing; O.J. Berman, il potente agente delle star di Hollywood; il «vecchio ragazzo» Rusty Trawler; Joe Bell, proprietario di bar e timido innamorato… «Holly Golightly», scrisse «The Atlantic», «è bizzarra, simpaticissima, commovente… e reale.»

L’autore – Truman Capote
Una delle voci più originali della letteratura americana del Novecento. Nasce a New Orleans nel 1924. A diciotto anni inizia a lavorare come fattorino presso la rivista «The New Yorker», suo primo – e ultimo – lavoro regolare. Muore a Los Angeles nel 1984. Ha scritto racconti, romanzi, reportage, memoir, articoli.

La recensione
Avevo visto l’omonimo film con la Hepburn, un classico tra i classici del cinema, ma solo dopo anni ho letto, per la prima volta il libro da cui quella pellicola è stata tratta. Inevitabilmente leggendo, ogni periodo del romanzo, proiettava nella mia mente le scene del film e la protagonista Holly Golightly aveva il volto di Audrey Hepburn. E premetto che non ho letto altro di Capote, quindi mi manca un termine di paragone o il contesto della sua produzione letteraria.

La sbarazzina Holly (forse più simile a una geisha che a una escort, per i modi con cui vive la sua attività con la quale si guadagna da vivere) sembra aver creato un suo modo, una sorta di bolla che la decontestualizza al di fuori degli anni della Grande Guerra (seppure i riferimenti non manchino). Holly appare quasi superficiale e per certi versi infantile nonostante le innate doti seduttive. Si tratta di una giovane donna disinibita, che parla di sesso senza vergogna (sia etero che omosessuale) e rifugge qualsivoglia convenzione sociale.

Le sue numerose frequentazioni maschili e le altre discutibili abitudini, però sembrano del tutto diluite dalla personalità di Holly, tracciando la figura di una donna per nulla volgare, dissoluta o accaparratrice come facilmente potrebbe succedere, anzi ne viene fuori una ragazzina a tratti fragile e indifesa, alla ricerca di qualcosa che non riconosce neanche lei stessa.

Questa ricerca indefinita si manifesta nello stato di sospensione in cui vive nel suo appartamento dove si ha l’impressione che la ragazza abiti solo in maniera provvisoria, pronta a un prossimo trasloco e dove tiene con sé un gatto al quale non vuole dare un nome perché preferisce non riconoscerne la proprietà rimarcando lo stato di transitorietà della sua esistenza; e se questo non fosse sufficiente sulla sua cassetta della posta e sul suo biglietto visita (un vezzo che si è concessa per avere qualcosa firmato “Tiffany” durante le sue visite nella nota gioielleria): Signorina Holiday Golightly, in transito.

Una ricerca che forse la condurrà troppo lontana e che lascerà il lettore con una certa delusione. Un finale aperto che non dà risposte e che vede Holly in fuga chissà dove e con chissà chi, e come succede per molti degli uomini del libro, a partire dalla voce narrante del giovane scrittore, che imbastisce insieme i suoi ricordi per raccontare questa, ci si sente quasi sedotti e abbandonati dalla sbarazzina e adorabile Holly, e anche un po’ in ansia per lei e la sua sorte.

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