Donna al volante: un fenomeno di gap di genere

 

Dai dati statitici, 1/3 delle italiane
rinuncia a un mezzo d’indipendenza

 

di Fabiola Colaci 

La patente non è rosa in Italia, almeno stando ai dati nazionali. Secondo l’analisi realizzata della compagnia di assicurazioni online Facile.it sui dati della motorizzazione, sembrerebbe, infatti, ancora grande il divario tra uomini e donne alla guida. Stando alle cifre registrate nell’anno 2017: solo il 63,21% della popolazione femminile over 15 ha una licenza di guida attiva, mentre se si guarda agli uomini, la percentuale sale di oltre 20 punti, arrivando a 85,16%. Ciò vuol dire che nel Paese delle Ferrari solo poco più di 6 donne su 10 possiedono la patente di guida (di auto o moto che sia) contro una quota maschile che invece raggiunge 8 unità su 10. Ci sono poi aree del Paese in cui il divario tra i due sessi è più evidente: la Campania, ad esempio, è la regione dove il distacco si fa più sentire, con una distanza di oltre 27 punti percentuali a favore degli uomini.

I tempi sono cambiati ma certe resistenze rispetto alla parità tra sessi, evidentemente, ancora no. Di certo qualcosa vuol dire, in effetti, se oltre un terzo delle donne italiane (il 36,79 %) rinuncia di fatto a uno dei principali strumenti di indipendenza personale. Certo, avere la patente non è necessariamente sinonimo di emancipazione, ma non averla è sicuramente indizio di dipendenza.

In effetti da “Donne e motori son gioie e dolori” a “Donna al volante, pericolo costante”, il panorama dei detti popolari che scoraggiano le donne a guidare e diffondono l’idea che il sesso femminile sia negato al volante, è vastissimo. Ma quanto sono realmente radicati in Italia pregiudizi e stereotipi sulle donne alla guida e quali sono le critiche più ricorrenti? Quanto, inconsciamente o meno, influiscono sulle scelte di possibili automobiliste?

A rispondere al primo annoso quesito ci ha pensato un sondaggio, condotto nel 2013, dal Centro Studi e Documentazione Direct Line, compagnia di assicurazioni online, che rivela che il 37% degli italiani considera fondate le classiche critiche rivolte alle donne al volante, ad esempio l’incapacità di parcheggiare (41%) e la mancata manutenzione dell’auto (35%). L’immagine della “femmina al volante” è spesso una figura distratta, inadeguata, maldestra, se non (addirittura) pericolosa. L’immaginario collettivo pare suggestionato dall’influenza di una cultura stereotipata che vuole il rombo dei motori associato al sesso maschile, mentre la donna è collocata sul sedile passeggero, probabilmente provocante, oca imbranata oppure femme fatale: troppo spesso il ruolo della donna si riduce a questo, ad esempio,in diverse pubblicità di automobili.

Interessante e recente iniziativa, è stata quella di Automobile.it, sito di compravendita di auto, che ha sviluppato l’infografica “Uomini e Donne al volante – Tutta la verità” per fare il punto su come si comportano realmente le donne al volante e per capire se ci sono differenze significative tra il modo di guidare maschile e femminile.

Ebbene, dai dati raccolti e pubblicati si evince che il maggior numero di incidenti si registra sulle strada urbane, dove i “sinistri maschili” (70%) vengono superati solo di un punto dalle donne. Per quanto riguarda le autostrade, la percentuale di incidenti si uniforma per tutte e due i generi al 6%. Dai dati raccolti e rappresentati dall’infografica, dunque, non emergono sostanziali differenze pratiche nella guida.
Sorpresi? In fondo questa cultura ignora che, fin dalla creazione stessa dell’automobile, le donne hanno giocato un ruolo fondamentale, rivestendo una parte da protagonista nelle tappe principali della storia delle quattro ruote. Basti pensare a Bertha Benz, moglie di Carl Benz, inventore dell’auto, la quale fu la prima a condurre tale invenzione su un lungo tragitto per dimostrarne agibilità e sicurezza, o alle donne pilota, una categoria spesso trascurata dalle masse ma che fu ed è in grado di raggiungere le vette della competizione, come Jutta Kleinschmidt e Lyn St.James.

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