Estate ’79: la morte della Poesia

 

Il Festival di Castelporziano,
l’evento che segnò la fine di un’epoca

di Sergio D’Amico

 

Il Lido di Castelporziano, presso Ostia, è una rinomata località balneare, molto frequentata dai vacanzieri della Capitale. Ma per chi si trovò lì, a fine giugno 1979, questo luogo ricorda – ancora oggi – un avvenimento che simboleggiò il termine di un’intensa stagione culturale, rimasta nella storia del nostro Paese: quella degli Anni ’70, con tutto il suo carico di speranze, sogni e utopie. Quella che doveva essere una festa della Poesia finì con il decretare il fallimento degli ideali di un’intera generazione. 

Il Lido di Castelporziano, presso Ostia, è una rinomata località balneare, molto frequentata dai vacanzieri della Capitale. Ma per chi si trovò lì, a fine giugno 1979, questo luogo ricorda – ancora oggi – un avvenimento che simboleggiò il termine di un’intensa stagione culturale, rimasta nella storia del nostro Paese: quella degli Anni ’70, con tutto il suo carico di speranze, sogni e utopie. Quella che doveva essere una festa della Poesia finì con il decretare il fallimento degli ideali di un’intera generazione.


Un’impresa generosa, nata sotto i migliori auspici

L’idea di organizzare un evento di massa, dedicato alla Poesia, fu concepita, nel 1979, dai poeti romani Simone Carella e Franco Cordelli, sulla falsariga delle “Public Readings”, molto diffuse negli Stati Uniti da circa venti anni; dove i poeti dell’ultima generazione, come Burroughs, Ginsberg e Ferlinghetti, leggevano pubblicamente i propri componimenti a grandi folle di appassionati. Tuttavia, l’idea – rivoluzionaria, per il tipo d’iniziativa – fu quella di realizzare un evento che coinvolgesse direttamente il pubblico; non riducendolo, cioè, a ascoltatore passivo, posto dall’altra parte del palco. Bensì, soggetto in grado di interagire direttamente con gli artisti. Seguendo, così, il modello degli “Happenings” di musica Rock: come i “Festival di Parco Lambro”, svoltisi a Milano fra il 1974 e il 1976. Il progetto trovò subito l’entusiastica approvazione di Renato Nicolini, allora Assessore alla Cultura della Giunta Capitolina. Dopo un’attenta analisi della situazione logistica, la scelta delle sede dell’avvenimento cadde su un tratto di spiaggia libera a Castelporziano, in vicinanza a un grande albergo, che sarebbe servito come base operativa per gli organizzatori; nonché, come alloggio per gli ospiti internazionali. Infatti, oltre alle adesioni degli artisti americani sopra citati, si registrarono – fra le altre – anche quelle dei poeti russi Eugenji Evtushenko e Bela Achmadulina. Mentre, fra gli italiani, accettarono l’invito Dario Bellezza e Dacia Maraini.


Un calcolo sbagliato e un disastro organizzativo

Tuttavia, affinchè un simile avvenimento funzionasse a dovere, si presupponeva la presenza – da parte del pubblico – di un minimo di consapevolezza sul tipo di comportamento da tenersi in queste circostanze; nonchè, del dovuto rispetto verso chi si presentava sul palco a declamare i propri versi. Invece, molti fra i partecipanti si abbandonarono a ogni tipo di sregolatezze, nell’arco dei tre giorni (28, 29 e 30 giugno) durante i quali si svolse il “Primo Festival dei Poeti”. Oltre al consumo di droghe (anche pesanti), e a scene di sesso di gruppo (compiute anche in presenza di bambini), ci furono frequenti interruzioni e offese nei confronti degli ospiti che si alternarono sul palco; condite, a volte, anche dal lancio di oggetti. La situazione precipitò quando si sparse la voce che Patti Smith, cioè l’ospite più attesa, non sarebbe stata – invece – presente (in seguito, si seppe che l’artista americana aveva preannunciato con largo anticipo la sua assenza; ma nessuno l’aveva comunicato al pubblico). Il risultato fu che un gran numero di persone salì sul palco per distruggerlo; e che quest’ultimo rovinò sotto il peso di tutta quella gente. Ma il massimo dell’inciviltà fu raggiunto quando gli organizzatori decisero di distribuire gratuitamente a tutti del minestrone, allo scopo di placare gli animi. Si verificò, allora, un vero e proprio assalto ai punti di ristoro; con la conseguenza che molti rimasero a digiuno.


Un fallimento morale, narrato anche sul grande schermo

Dinanzi a una simile degenerazione, gli organizzatori si chiesero se annullare l’evento; ma desistettero, per il timore di ulteriori disordini. Così, al termine del Festival, fu evidente anche il fallimento degli ideali che avevano animato i giovani – non solo italiani – per tutto il decennio che andava concludendosi. I principi di amore, pace, uguaglianza e giustizia sociale avevano lasciato il posto alla violenza, all’individualismo più becero, alla provocazione fine a se stessa, alla trasgressione gratuita. Tutto ciò, fu accuratamente documentato dal regista Andrea Andermann; che filmò gli attimi più salienti di quel momento di aggregazione culturale, trasformatosi in disastro morale. Il tutto, alternato con le riprese aeree della collisione fra due petroliere; avvenuta, in quei giorni, nel mare proprio davanti al palco del Festival. E con le struggenti immagini di Evtushenko, che deponeva un mazzo di fiori nella località, poco distante da lì, in cui era stato rinvenuto, meno di quattro anni prima, il corpo esanime di Pier Paolo Pasolini. E, così come Ostia era stato il luogo della morte di un Poeta, Castelporziano aveva visto la morte di tutta la Poesia. Era stato “L’Ostia dei Poeti”.


Approfondimenti

Bibliografia
– Simone Carella, Paola Febbraro, Simona Barberini “Il Romanzo di Castelporziano. Tre giorni di pace, amore e poesia”, Stampa Alternativa, Viterbo, 2014.
– Alessandra Vanzi, “Castelporziano, quei tre giorni sulla spiaggia”, «Il Manifesto», 1 novembre 2014

Filmografia
Andrea Andermann, “Castelporziano, Ostia dei Poeti” (1980)

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