George Sand

Una donna in lotta con se stessa
e le consuetudine del suo mondo

di Emanuela Boccassini 

Amandine Lucie Aurore Dupin de Francueil (Parigi 1804 – Nohant 1876), in arte George Sand, è una delle personalità più affascinanti e complesse dell’Ottocento.
La sua fama, nonostante la voluminosa produzione letteraria, sembra più legata alla conduzione di una vita sopra le righe: biasima le regole della borghesia, fuma il sigaro, apprezza il gioco e il teatro, gradisce le battute piccanti e indossa abiti maschili. Espediente, quest’ultimo, che le consente di girare indisturbata per le città, introducendosi nei luoghi riservati agli uomini, e di avere una visione completa della società e della situazione politica contemporanea e a respirarne appieno gli odori.

La sua vita è intensa, i viaggi, le amicizie e le profonde e numerose relazioni epistolari contribuiscono alla sua «conoscenza di prima mano» del mondo. George è, inoltre, convinta che, per la donna, la libertà dello spirito non possa dissociarsi da quella sessuale. Infatti, altro aspetto che caratterizza la sua esistenza è il numero elevato di ammiratori e amanti, sebbene non sia particolarmente bella.
Ma la condanna e le critiche dei contemporanei, dovute principalmente alla scandalosa vita privata – accettata solo se condotta da uomini –, oggi appaiono esagerate e, a volte, ingiuste. Probabilmente George è una donna che cerca di trovare la propria identità in un periodo che condanna con estrema facilità le donne, che le colloca ancora nel ristretto e anonimo “gineceo”. Ma lei lotta per la propria indipendenza – anche economica –, per la libertà e per i suoi desideri che contrastano con l’opinione generale sui doveri materni.

La storia della sua vita

L’opera che mostra le varie sfaccettature del carattere di Aurore è la “Storia della mia vita”, la cui composizione, iniziata intorno al 1854, coincide con un periodo particolarmente difficile: la conclusione del legame amoroso con il musicista Fryderyk Chopin e la definitiva rottura con la figlia Solange. Eventi che sembrano avere una particolare relazione tra di loro e che le offrono l’occasione di «riflessione sul senso della vita».
Evidente è il conflitto interno di George, divisa tra gli esempi offerti dalla madre e dalla nonna – così diverse, eppure altrettanto forti, che grande parte avranno nelle decisioni e nella conduzione della propria esistenza – e il desiderio di riscatto femminile. Tra l’opinione di sé e il trattamento riservatole dal marito Casimir Dudevant – sposato nel 1822 e dal quale si separa nel 1836 – che la reputa una «bambina», «stupida» e incapace di gestire sé e le sue proprietà. La vita di Aurore sembra essere scandita dalla lotta emancipazionista, dal volere uscire dagli schemi imposti alle donne dalla società, dalla «ricerca» costante di una propria personalità e di un luogo dove riconoscersi nella propria interezza.
La biografia è il modo di riscattare la propria immagine macchiata, secondo i contemporanei, da immoralità, per mostrarsi come lei sente di essere e non come gli altri la vedono. Non racconta le sue storie d’amore, nomina pochi dei suoi amanti, ma mantiene sempre un linguaggio più amichevole che passionale, non solo perché «non vuol offendere» nessuno, ma anche per non mostrare la propria «vulnerabilità». Dalla sua storia trapela l’immagine di una donna divisa da una parte dalla forza e il coraggio – mostrati nella lotta per la propria autonomia, per la quale a volte, sembra trascurare i figli e per raggiungere la quale si dedica quasi esclusivamente alla scrittura –, dall’altra dalla fragilità dei suoi rapporti, soprattutto con le figure femminili importanti della sua vita e con la figura maschile mancante, il padre, che la porta a ricercare sempre rapporti in cui il suo ruolo di amante finisce per trasformarsi in quello di crocerossina. Numerosi sono i riferimenti politici, le sue opinioni in merito e la voglia, solo a volte realizzata, di proporsi e scendere in campo in prima persona.

Il difficile rapporto con le donne

Nelle pagine della sua storia, George si rivolge spesso alle donne, da un lato “richiamandole” e sottolineando la necessità per loro di «una vita intellettuale al pari degli uomini». Secondo la scrittrice «anch’esse hanno bisogno di lavori manuali adeguati alla loro forza. Tanto peggio per quelle che non sanno riempirli di gusto, di perseveranza, di capacità e di quel coraggio che è il piacere della fatica!» Dall’altro rimarcando molti aspetti negativi della loro vita, soprattutto sotto l’aspetto giuridico. Accusa il sistema di essere «immorale e rivoltante». Accorata e particolarmente sentita è la difesa dei diritti della donna durante una separazione. Probabilmente perché coinvolta, Aurore inveisce contro la legge che non sa, o non vuole, tutelare i diritti del “gentil sesso”, che vive alla mercè degli uomini in qualsiasi circostanza. «Alla donna viene attribuito un solo genere di onore. Infedele al marito, è calpestata e svilita, è disonorata agli occhi dei suoi figli, è passibile di una pena infamante, la prigione». Spera nel rispetto dei diritti materni, che, invece «la società può annullar[li] e in genere preferisce quelli del marito. Ma la natura non accetta tali sentenza e non si riuscirà mai a persuadere una madre che i suoi figli sono meno suoi che del padre. E nemmeno i figli si ingannano».
Importante per la scrittrice è il rapporto con la madre Sophie Victoire Antoinette Delaborde. Aurore fa un ritratto poco lusinghiero nei confronti di Sophie, volubile e capricciosa, dal quale si palesa la necessità dell’affetto materno e la consapevolezza della sua assenza, per varie ragioni. Presente e ripetuto è il senso dell’abbandono: affidata dapprima alle cure della nonna, la madre la lascia, ancora bambina, per cinque mesi in campagna da perfetti sconosciuti, pur avendole promesso di riprenderla dopo una settimana. George lamenta spesso che la madre si lascia influenzare dalle “calunnie” e “insinuazioni” lette sui giornali, – opinioni che poi confuta sfogliando i libri della figlia. Denuncia le continue scenate e i rimproveri di Sophie che critica ogni sua scelta su qualsiasi aspetto della vita, dalla più frivola – come il taglio di capelli –, alla più seria relativa alla conduzione della propria esistenza. Sottolinea l’ansia provata a ogni incontro e i tentennamenti dinanzi alla porta della casa materna. È divisa tra il piacere e l’attaccamento filiale e il timore per il modo in cui sarebbe stata accolta. Si reca a farle visita con l’angoscia nel cuore.
Nella difficoltà del rapporto con la madre si può individuare una delle cause della complessità nel stabilire amicizie e legami con le appartenenti al suo stesso sesso, ad esempio con la figlia Solange. L’unica donna, non appartenente alla sua famiglia, di cui parla nella sua autobiografia è Marie Dorval un’attrice bellissima e talentuosa, generosa e buona. La descrive come una «pietra preziosa» in un mondo di avvoltoi. Racconta del loro incontro e della loro amicizia con poche parole che, però, racchiudono ed esprimono sentimenti profondi e un’analisi precisa dell’ambiente in cui vive.

Conclusione

Aurore Dupin è indubbiamente una personalità controversa, dai mille volti e dalle numerose sfaccettature: eccentrica, anticonformista e moderna. Ha saputo con razionalità e concretezza condurre la sua esistenza in base alla propria concezione di vita. Ha dedicato la vita alla scrittura, alla idealizzazione della realtà e alla creazione di personaggi femminili indimenticabili, come ha fatto con George Sand. Ha affrontato temi immorali per l’epoca, sottolineando, ancora una volta, l’ingiustizia della condizione femminile.

Approndimenti
Bibliografia
– Sand George, “Storia della mia vita”, Milano 1981.

 

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