Il giorno della memoria: 27 gennaio

   

Affinché la dignità umana
non subisca più oltraggi

brano

di Rossella Bufano

Il 27 gennaio 1945 venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Il mondo scopriva (o forse non poteva più ignorare) le efferatezze che alcuni uomini avevano compiuto su altri uomini. 

C’erano ombre di individui ridotti a pelle e ossa, carcasse senza vita ammassate e forni che avevano inghiottito migliaia di anime. Senza contare i reperti trovati a testimonianza di esperimenti disumani compiuti a fini scientifici!
La giornata della memoria viene istituita con legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano, aderendo a una proposta internazionale, per commemorare le vittime dell’Olocausto e onorare coloro che, rischiando la propria vita, hanno salvato tanti perseguitati. Una giornata per ricordare e per osteggiare ogni forma di negazionismo.

Un piano rigorosamente meditato

Oggetto del disegno criminale dello sterminio sono gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, i disabili, i malati di mente, i dissidenti politici.
L’antisemitismo connota la dottrina nazista e l’ideologia politica di Hitler sin dagli esordi. Il Fuhrer imputa agli ebrei i mali politici ed economici sia interni che esterni alla Germania, accusandoli di essere causa sia del capitalismo, sia del comunismo.
Salito al potere avvia una campagna di odio che si manifesta con il boicottaggio delle attività degli ebrei e, in seguito, con violenze fisiche e l’emanazione delle leggi razziali promulgate a Norimberga nel 1935. Fino a giungere alla “soluzione finale” ufficializzata nel gennaio del 1942 in una conferenza tenutasi a Wannsee e convocata da Heinrich Himmler.

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I campi di sterminio: morte immediata o lavori forzati

I perseguitati vengono ammassati su treni e deportati nei campi di concentramento. Il più noto è appunto Auschwitz-Birkenau, diventato il simbolo della Shoah, ma ve ne sono molti altri. Chi giunge al campo, come si può leggere da tante testimonianze, può essere eliminato immediatamente oppure condannato a lavorare in attesa del “proprio turno”. Le modalità di uccisione variano dalle fucilazione di massa ai roghi, all’utilizzo delle camere a gas. La manodopera viene utilizzata per costruire gli stessi campi, seppellire i propri simili, prestare servizio in infermeria, oppure nel caso di donne rigorosamente non ebree essere destinate alla prostituzione. Privati di ogni dignità, denudati, depilati a zero, uomini e donne vengono lacerati prima nell’anima e poi nel corpo. Tanto che molti sopravvissuti, il più noto Primo Levi, non sono riusciti a convivere con il dolore maturato e si sono suicidati.

Gli esperimenti

Documentati da foto, relazioni e reperti umani ritrovati gli esperimenti praticati sui prigionieri sono i più diversi e devastanti. Dal congelamento, alla sterilizzazione, alla vivisezione, a operazioni e iniezioni di virus su soggetti sani per osservare le reazioni. Vere e proprie cavie da laboratorio. La maggior parte non sopravvive e viene mandata dopo le sperimentazioni nelle camere a gas.

Il negazionismo

La memoria delle vittime, i sopravvissuti e coloro che hanno rischiato o perso la propria vita per salvare i perseguitati hanno dovuto subire ulteriori oltraggi anche dopo l’Olocausto. C’è una corrente di studiosi che afferma che la Shoah sia solo una messa in scena o comunque un’esagerazione. Per questo sono stati definiti negazionisti, cioè accusati di voler negare fatti acquisiti e dimostrati. Tra gli esponenti più noti David Irving e Robert Faurisson famoso per aver affermato che i forni a gas servivano per eliminare i pidocchi.
La giornata della memoria è necessaria per non ripetere gli obbrobri della storia. Anche se il genocidio in Kosovo ci lascia perplessi sulla capacità degli uomini di imparare veramente dalla storia.

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