Giovanni Turcotti, alpinista e filosofo della montagna

Quando l’umano incontra il divino

di Barbara Saccagno

 

“Questo connubio tra poesia, musica, e montagna è veramente, per me, l’espressione dell’alpinismo” (p. 18)
Perché soffermarsi a riflettere su questa intervista a Giovanni Turcotti – studioso, filosofo, ingegnere, insegnante ed alpinista valsesiano scomparso da qualche anno – dedicata alla montagna?
Semplice: perché esprime tutto il senso estatico e mistico della trasfigurazione dell’elemento naturale ancestrale, la montagna, a entità divina ed impalpabile, l’essenza che accoglie nel suo silenzio colmo di metafisica bellezza l’uomo che si avventura dentro la sua anima.

È una condizione assoluta. E il silenzio è assoluto e l’assoluto è il tutto. Il divino. E ti perdi e ti smaterializzi. Sei solo coscienza. Coscienza neanche di te, ma del Tutto.” (p. 22)
Spiegare il rapporto uomo/montagna a chi non lo vive, a chi non lo conosce a fondo è quasi impossibile ma queste parole così chiare, lucide e vive, di uno che la montagna l’ha vissuta non solo sulla sua pelle ma anche nell’anima, sanno, con la loro potente verità, svelarlo.

Nipote di un famoso alpinista che insieme al fratello, lo zio, fra la fine dell’Ottocento ed il primo del Novecento, furono fra i grandi protagonisti della storia dell’alpinismo moderno – aprirono nuove piste sui monti Rosa e Bianco e diedero il loro nome ad alcune vette alpine -, Giovanni Turcotti è cresciuto con i fratelli nel rispetto delle montagne che avvolgono e proteggono le valli del Sesia. Sin dall’infanzia ha imparato a vederne la bellezza ed il lato oscuro, quello che ha inghiottito il fratello in una delle sue escursioni sulle orme del famoso nonno Gugliermina.

L’alpinismo non è esclusivamente una disciplina, uno sport estremo e competitivo, è un mondo che attraversa gli spazi della fisicità per andare oltre.
Non è una lotta, una gara fisica fra l’immobilità granitica dei rilievi e la mobilità dell’uomo che cerca di arrivare a toccare il cielo salendo sulle creste di giganti addormentati, spesso ottenebrato dal raggiungere l’obiettivo senza respirare l’anima della montagna. No, è qualcosa di più profondo, è ascesa mistica: “Ma l’alpinismo è aspetto estetico, è aspetto cromatico, è aspetto storico della terra, è aspetto cosmico. È aspetto filosofico, profondamente mistico, spirituale.” (p. 18).

L’alpinismo, quello vero, è poesia, filosofia, teogonia, essenza stessa dell’uomo; lì, solo e nudo nella sua entità finita, l’uomo comprende il “sé infinito” quale respiro universale, là dove il tempo si cancella in un eterno che trasmigra dalla quotidianità concreta al respiro di immaterialità.

Qui, sui sentieri che solcano i corpi solidi e sinuosi delle cime, s’impara a condividere davvero, “‘è unione con’, uniti insieme e si realizza con chi vive con te le avventure della montagna” (p. 22), una comunione che diventa completa essenza quando è vissuta insieme alla persona con la quale si condividono vita e amore, è lì, dove interagire è vitale, che si comprende cosa significa appieno “unione”, forse una delle più belle dichiarazioni d’amore mai confessate.

Approfondimento
Per saperne di più
“Giovanni Turcotti, alpinista del pensiero e filosofo della montagna”, Intervista di Giuseppe Saglio, in “De Valle Sicida”, anno XVIII n. 1/2007, F. Tonella Regis (a cura di), Società Valsesiana di Cultura, pp. 7-24, Borgosesia, 2008

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