Gioventù bruciata: prostituzione a scuola

neo Lolita

 

neo Lolita   

Un’inchiesta delle “Iene”
svela papponi e prostitute
a soli 17 anni

di Rossella Bufano

Che uomo sarà quel ragazzino che impara a commerciare e lucrare con il corpo delle proprie coetanee? Che futuro avranno quelle ragazzine abituate a vendersi per comprarsi un capo firmato?

Un’indagine realizzata dalle “Iene” – programma (e giornalismo d’inchiesta) che va in onda su italia 1 – ha rivelato l’esistenza di un commercio sessuale presso le scuole. L’intervista del 20 gennaio 2010 a una baby prostituta ci fa scoprire che “queste cose” iniziamo per gioco, per scommessa e poi… fa comodo comprarsi una cintura di Gucci! La ragazza dichiara che sta mettendo un po’ di soldi da parte per comprarsi l’I-Phone che ormai hanno tutti e quindi “non può non averlo”.
«Alla fine al giorno d’oggi servono i soldi […] io mi adeguo alla società».

                {qtube vid:=IiwolVEwaBY}

Tutto ha inizio per caso e diventa business

La prostituzione adolescenziale ha regolare baby-magnaccio che fa da mediatore tra chi acquista e chi fornisce il servizio (intervista mandata in onda il 27 gennaio 2010). Anche lui si è trovato per caso nella situazione di “combinare un paio d’incontri” inizialmente per 10 euro. Poi la “cosa” sempre casualmente si è ingrandita: la ragazza che lo faceva lo ha detto all’amica e così discorrendo… Ragazze che si prostituiscono in cambio di una ricarica telefonica o di regalini. E il neo imprenditore del sesso arriva a guadagnare anche 1000 euro al mese! Il tutto ristretto all’ambito scolastico. Incontri organizzati al cinema o nel bagno della scuola.
«Le ragazze facili ci sono sempre state». 

                {qtube vid:=MDbbX6NTk_8}

Discoteca in alternativa alla scuola

E se non si prostituiscono, i nuovi adolescenti possono marinare la scuola per andare nelle discoteche aperte di mattina, “mattineè”. Non circola alcool ma fumo e all’occorrenza una sana libertà sessuale. Le ragazze nascondono gli abiti succinti in borsa e poi si cambiano in bagno. Le “Iene” sono lo strumento a cui una mamma impotente si rivolge per ricondurre la propria figlia a scuola.
Simili fenomeni e simili dichiarazioni devono porci un serio interrogativo: ma che modello di società offriamo a questi ragazzi? Quello dei tronisti? Se diventa normale la consuetudine di indossare i partner come si fa con i vestiti nel negozio prima di scegliere quale comprare, forse non c’è da meravigliarsi che la prostituzione è vissuta con tanta leggerezza. Se proliferano gli esempi mediatici della contestazione e del prevaricamento sull’autorità genitoriale o degli adulti in genere, tutto diventa possibile.

L’irresponsabilità degli adulti genera orrori

E se la televisione non ha la funzione di educare (infatti ha quella di diseducare come insegna Popper), i genitori dove sono? Quelli più attenti si trovano soli a combattere un sistema sociale generato da quella maggioranza di genitori assenti e di mamme in competizione con le figlie convinte di avere ancora vent’anni anziché quaranta.

Non è obbligatorio essere genitori così come non è obbligatorio lavorare nel settore della comunicazione e della cultura. Ma quando si opera l’una o l’altra scelta non bisogna dimenticare di avere grandi responsabilità.

Approfondimenti

Blogosfere Inchiesta del Comune di Milano

Lascia un commento