Golden Globe 2018: un “black” carpet contro le molestie

golden globe 2018_donne in nero

 

Le dive di Hollywood in “nero” per denunciare
aggressioni sessuali e discriminazioni di genere

 

di Sara Foti Sciavaliere 

È la prima volta che succede ai Golden Globe Awards: domenica scorsa, 7 gennaio, tutte le star del cinema che hanno calpestato il red carpet del Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills erano vestite a lutto per protestare contro le violenze sessuali a Hollywood. L’outfit scuro annunciato dal movimento “Time’s Up” è stato rispettato. «Che sia un momento di solidarietà, non una sfilata di moda», ha detto Eva Longoria, una delle vip del gruppo. Tutte elegantissime comunque le dive, perché come pensava Coco Chanel il black è chic.

Da Hollywood a Washington il movimento #MeToo è passato al contrattacco: «Time’s up», il tempo è scaduto, è il nome dell’iniziativa che ha raccolto le adesioni di oltre 300 potenti donne della dorata Hollywood per combattere l’epidemie di aggressioni sessuali e di discriminazione che accumuna il loro ambiente al resto del mondo del lavoro. Sull’onda delle accuse all’ex boss di Miramax, Harvey Weinstein, attrici, registe, agenti, avvocatesse ed executive dell’entertainement hanno creato un fondo da 13 milioni di dollari per aiutare donne meno privilegiate di loro a proteggersi dalle molestie e dai contraccolpi di una denuncia.

Il dresscode della 75esima edizione dei Golden Globe è un gesto di sostegno da parte delle celebrità nei confronti di tutte le donne vittime di molestie sessuali e un atto dimostrativo per sollecitare equità professionale fra i generi. In smoking nero anche gli uomini, alcuni con camicia nera e fazzoletto nero nel taschino per sottolineare ancora di più la loro solidarietà alle attrici che hanno subito molestie.

Le celebrità, che includono attrici come Reese Witherspoon, America Ferrera, Ashley Judd e Natalie Portman, ma anche la produttrice Shonda Rhimes, Tina Tchen, che fu capo dello staff di Michelle Obama e Maria Eitel, co-presidente di Nike Foundation e un’esperta di corporate responsability, hanno firmato una lettera aperta pubblicata sul “New York Times” e sul giornale di lingua spagnola La “Opinion”: «Le donne non devono più combattere per farsi largo, salire nei ranghi o semplicemente per essere ascoltate e riconosciute in luoghi di lavoro dominati dagli uomini deve finire. È ora di dire basta a questo impenetrabile monopolio», scrivono le vip respingendo le critiche fatte al movimento #MeToo di essere distante dai problemi di chi le molestie le ha subite in fabbrica, in un hotel, negli ospedali o nei campi.

Una delle bandiere di “Time’s Up” è la professoressa di diritto Anita Hill incaricata di creare un manuale anti-molestie nello show business. La Hill negli anni Novanta diventò il simbolo del sexual harassment quando le sue accuse non riuscirono a bloccare la nomina del giudice Clarence Thomas alla Corte Suprema. Ieri proprio alla Corte Suprema il giudice capo Clarence Thomas ha chiuso il 2017 annunciando un’iniziativa per assicurare regole chiare antimolestie per il personale dal momento che «il sistema giudiziario non è immune».

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