“Homo homini virus” di Ilaria Palomba


La finalista del Premio Nabokov

racconta la mediocrità di chi sta al potere

 

di Emanuela Boccassini

Sembra facile recensire un libro. Lo si legge e si scrive la propria opinione e le proprie sensazioni, ciò che ha trasmesso. Ma, spesso, mi chiedo se quello che si è recepito corrisponda al messaggio che l’autore voleva comunicare ai suoi lettori. Con “Homo homoni virus”, di Ilaria Palomba,finalista del premio Nabokov 2015, sezione narrativa, la mia posizione è diventata ancor più scomoda.

 

Il romanzo della Palomba non rispecchia assolutamente i miei gusti: il linguaggio, a volte troppo triviale, e le immagini forti mi hanno messo in crisi. Eppure l’autrice è riuscita con il suo stile e la storia a interessarmi e tenermi incollata al suo libro fino alla fine. Ha mostrato abile tecnica narrativa e genialità nella creazione dei personaggi, che si manifestano attraverso le loro azioni.

 

“Homo homini virus” è una profonda riflessione e un’accurata radiografia sulla società moderna, su quello che è palese – la mediocrità di chi è al potere che, come arma, usa la corruzione, la cattiveria e la menzogna protagoniste assolute, la violenza –, e ciò che è ben nascosto –  la delusione nei confronti del genere umano, il sentirsi incompresi in un mare di falsità. Una società avvezza a sminuire gli altri per sembrare migliori e mostrarsi per quello che non si è. Una contemporaneità fatta anche di indifferenza e di ricchezza mal distribuita, di comparti stagni che difficilmente si incontrano e, quando capita, è inevitabile lo scontro. Una società dove “l’uomo è il virus degli uomini”.

 

Protagonista e narratore è Angelo, giovane laureato che abbandona la casa paterna per trasferirsi a Roma, in cerca di prospettive e di successo. Ma un’atmosfera cupa e tetra aleggia nell’animo e attorno ad Angelo,  quasi rassegnato a una vita senza speranza e felicità. Convinto che il destino di ciascuno sia “proseguire lungo strade dissestate, scansando gli ostacoli per raggiungere quel barlume di futuro che neppure lontanamente somiglia al nostro obiettivo di vita”. Nella capitale il giovane frequenta la scuola di giornalismo le cui lezioni sono tenute da Renato Paolini. Ha una relazione con una sua compagna di corso, Luisa. Fin qui non sembra esserci nulla di sconvolgente, ma già gli insegnamenti di Paolini sono portatori di valori sbagliati e inculcano un modo errato di rappresentare e interpretare la realtà. “Quello che la gente vuole (…) è lo scandalo (…). Qualsiasi cosa vediamo dovrete cercare quel dettaglio inaudito che nessun altro prima di voi aveva mai notato”, tutto per ottenere audience e pochi minuti di popolarità.

 

Angelo appare contro corrente rispetto agli insegnamenti di Renato e ai corsisti, che seguono il ‘maestro’ come formiche laboriose e pecore servili. Il professore, palesemente deluso da Angelo, gli assegna un articolo su un festival di performance e body art, la cui caratteristica precipua è “il dissolvimento del corpo in favore dell’idea” e il corpo è ‘sottomesso’ “alla potenza del messaggio comunicativo”. Da qui prende avvio tutta la vicenda. Da qui la vita del giornalista subisce un’inaspettata svolta, che porta Iris e Lorenzo nella sua normalità,  trasformandola in delirio assoluto. E Angelo si lascia coinvolgere e affascinare da un mondo fatto di sesso, alcol, droga, perversione, spettacoli  che superano ogni limite. Si lascia trascinare nella vita irregolare e notturna, traboccante dei demoni della giovane performer dai lunghi capelli rosso sangue e magnetici occhi verdi.

 

Privo della sua lucidità, Angelo ha una percezione limitata e distorta di quello che gli capita. Rimpianti, delusioni e amarezza cedono il posto a vaneggiamenti, stati confusionale,  violenza e ricordi, che, lentamente, riaffiorano,  portando alla luce un passato in parte taciuto, in parte dimenticato. L’apparente vita tranquilla del giovane viene catapultata in una visione tragica e devastante del futuro, dove gli esseri umani sono solo degli automi e il grigio è dominante. E mentre cerca di installare gocce di colore nella sua esistenza, sprofonda sempre di più  nei deliri della visionaria Iris, che spera di poter salvare, di far diventare famosa. Anche se “non è la gloria” che Iris agogna,  ma “la redenzione del genere umano”. Una calamita attira il giornalista verso la performer, dalla mente contorta e dal corpo statuario. Verso quella donna per metà angelo e per metà demonio. Quella donna con le braccia martoriate,  con gli occhi da tigre, che con le parole lo allontana,  ma lo attira a sé con i gesti. Quella donna che incarna la “rivolta”.

 

Senza addentrarmi troppo nella storia, vorrei mettere in luce alcuni personaggi particolarmente interessanti per gli aspetti quasi simbolici. La più ambigua è Luisa che inizialmente incarna l’apparenza e l’egoismo, il desiderio di essere ammirati e l’inaccettabilità di ciò che è diverso da lei. In seguito diventa vittima di se stessa e dei suoi sogni e riesce, persino, a provare pietà senza mostrare disprezzo e disgusto. Rappresenta la normalità,  la sottomissione alle regole e alla consuetudine. Raffigura ciò che la società ci attribuisce o si aspetta da noi.

 

Il suo opposto è incarnato da Iris. L’inaspettato, l’incomprensibile, la trasgressione. Una trasgressione che affascina e intimorisce perché sconosciuta. E, allora, il desiderio di farne parte e viverla prende il sopravvento sulla ragione.

 

Paolini rappresenta l’arrivismo, l’opportunismo e il disdegno per il lavoro altrui. Si erge a paladino della giustizia e delle regole, che, però, rigira a proprio vantaggio, plagiando gli astanti con la sua dialettica. Ma è anche “la debolezza dei mediocri” in un mondo in cui domina la “morale dello spettacolo”, perché “coloro che non possono contare sul talento utilizzano mezzucci da teatranti per affermare la loro volontà di potenza”.

 

Infine, Angelo lotta contro la società che condanna, ma si rifugia in un mondo che lo annienta. Dove piacere e dolore, vergogna e desiderio, sensi di colpa e sublimazione minano le sue antiche certezze. Dove il suo mondo si capovolge e quello che trova lo porta alla “follia” che sembra la sola “normalità”. Mondo in cui i suoi tentativi di non sballarsi con l’acido finiscono per essere sopraffatti dalla sregolatezza e dall’esaltazione dell’affascinante Iris.

 

– I.Palomba, “Homo homini virus”, Meridiano Zero, 2015.

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