“I giorni del gelsomino”

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“I giorni del gelsomino”

di I.Guidantoni

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Ho sentito al telefono la paura perché alla guerra non ci si prepara e nella difficile sfida della vita alla morte mi sono rimaste impresse le sue parole: “sono stato dotato di un apparecchio satellitare per ragioni di sicurezza e potevo sentire cosa accadeva nella città. Era da poco iniziato il coprifuoco quando un uomo che diceva di essere il portiere di una villa della quale dava l’indirizzo, gridava disperato chiedendo aiuto perché alla moglie erano iniziate le doglie e aveva bisogno di soccorso ma era impensabile violare il divieto di uscire. L’ho sentito a lungo poi l’ho perso.

Ogni tanto ripenso con angoscia a quelle grida e mi chiedo come sarà andata a finire”.
Penso a queste notti insonni che mi separano da te, alle notti di coprifuoco, allo spazio aereo e navale chiuso, a quel senso di prigione che io da qui sto vivendo, attonita e frastornata.
Penso a te chiuso dentro quell’appartamento, le serrande abbassate che un ordine confuso ha dettato: i primi giorni lasciare accesa la luce per mostrare di esserci e poi al contrario, al buio con l’oscurità che serra la gola. Unica compagnia, i propri pensieri e il rumore del mare. «È una dimensione surreale, un silenzio incredibile, qui sulla corniche, una passeggiata serale per lo struscio sempre affollata – mi hai detto ieri – non si sente nulla solo il rumore delle onde che questa notte mi sono sembrate minacciose e urlanti, con la voglia di inghiottirmi».
In questo vortice del cuore trovo spazio per riflettere e guardarmi da fuori e penso che qualche volta le guerre si fanno in nome della religione, qualche altra in nome della laicità ma il senso non cambia. Per fortuna i tanto bistrattati giovani tunisini considerati i “molli” del mondo arabo, gli effemminati del nord Africa hanno dimostrato di dar vita alla prima rivoluzione vera del popolo in questa cultura.
Speriamo che i gelsomini tornino a fiorire e i ragazzini a venderli nelle loro ceste e che non diventino color sangue. Ma soprattutto chi mastica un po’ di storia sa che ogni rivoluzione che si rispetti ha le sue vittime e di solito si trasforma presto in una restaurazione.
Mi auguro che nessuno strumentalizzi il desiderio di parola e di condivisione, del libero pensiero e scelta a fini politici, religiosi e ideologici e che soprattutto il valore della vita nella sua dignità non venga messo in discussione nemmeno quando si tratta del rispetto per la vita degli oppressori.
La via che porta al giardino dei gelsomini è lunga e dura da percorrere…e non basta crederci.»

(da Guidantoni I., “I giorni del gelsomino lontano dagli occhi vicino al cuore”, Roma, 2011, pp.40-42)

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