“Il fioraio di Monteriggioni” di Cristina Katia Panepinto – Recensione

Il fioraio di monteriggioni-cover

 

Un giallo mozzafiato che nasconde
i segreti di una famiglia ricca e potente

di Emanuela Boccassini 

“Quel che si cerca si trova, sfugge ciò che non si cerca”, potrebbe essere il mantra di Violetta e Amedeo, due dei protagonisti del romanzo di esordio di Cristina Katia Panepinto, “Il fioraio di Monteriggioni” (Golem edizioni).

 

 

In un groviglio di personaggi e di omicidi – i più antichi risalgono al 19 marzo del 1978 – Amedeo e Violetta cercano di riappacificarsi con il passato e con i suoi fantasmi che hanno scalfito il loro animo e il loro matrimonio.

Le vicende narrate ruotano attorno a una ricca e impirtante famiglia fiorentina, gli Aldori, proprietari di un’azienda vinicola. Amedeo è il pubblico ministero incaricato di indagare sull’omicidio della diciottenne Fiora Aldori, trovata morta il 19 marzo. Le indagini coinvolgono personalmente il pm perché la ragazza uccisa è la figlia del suo primo grande amore, Emma Aldori. Per risolvere il caso, Amedeo richiede la collaborazione di una psicoterapeuta, la moglie Violetta, dalla quale però è separato da pochi mesi.

Con un ritmo serrato la Panepinto sbroglia una complicata matassa di fili che uniscono i personaggi. Ciascuno di loro potrebbe essere il colpevole, ciascuno potrebbe aver ucciso Fiora, bella e affascinante modella. Ciascuno ha un movente: gelosia, amore perverso, desiderio, amore filiale, rabbia. Tutti i personaggi, sia i principali (Giulio ed Eva), sia i secondari (Lidia, Nicola, Virginia, Alessia e Claudia) che quelli che appaiono semplici comparse (Saverio, Adele, Serena, etc.) svolgono un ruolo fondamentale nell’evoluzione e nella risoluzione degli omicidi.

Tradimenti e bugie, dolore e depravazione, sotterfugi e vergogna, risentimento ed egoismo, omertà e paura questi sono gli ingredienti principali che fanno da sfondo all’intrigante romanzo di Cristina. In mezzo a questi sentimenti nuotano, quasi travolti e sopraffatti, Amedeo e Violetta mentre si adoperano per trovare l’assassino e rimettere a posto la loro esistenza. Tra di loro la presenza ingombrante e silenziosa di Emma.

È difficile per Violetta lottare contro il ricordo di ciò che è stato e l’illusione di ciò che avrebbe potuto essere. Diverso se Emma fosse stata in carne e ossa. Il suo fantasma li ha allontanati, le indagini per la morte della figlia Fiona potrebbero farli ritrovare e risolvere quanto rea rimasto irrisolto tra di loro. Fiora ed Emma sono unite da un unico tragico destino, unite più nella morte che in vita. Unire dall’indifferenza, dall’odio e dalla sofferenza.

Il fato a volte gioca con noi come fossimo bambole inanimate, senza volontà e desideri. Decide per noi è distrugge con facilità progetti e gioie. Così gli Aldori e tutte le persone vicine si ritrovano, loro malgrado a dover rendere conto di azioni, pensieri e omissioni.

Amedeo e Violetta si ritrovano a dover ascoltare, giudicare, scavare nelle loro vite, perdonare, forse, chi avevano considerato responsabile della loro infelicità.
Un protagonista che non può essere trascurato è Firenze, dove è ambientato il romanzo. Alla città toscana l’autrice ha voluto, con l’opera, dare il suo personalissimo saluto, che potrebbe essere un addio o semplicemente un arrivederci.

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