Il giornalismo femminile italiano

   

Un’assenza del tutto
ingiustificata

di Rossella Bufano

In Italia manca una storia del giornalismo delle donne. Questo è il fenomeno denunciato da Laura Pisano (docente di Storia del giornalismo presso l’università di Cagliari) che ha curato la ricerca e la compilazione del dizionario bio-bibliografico Donne del giornalismo italiano. Da Eleonora Fonseca Pimentel a Ilaria Alpi (FrancoAngeli, pp. 446, € 30,00,).

Quali allora le ragioni per cui il contributo femminile dato ai giornali è ignorato anche nelle codificate storie del giornalismo? Le motivazioni individuate dalla studiosa sono diverse.
Va innanzitutto ricordato che molta attività pubblicistica è stata riscoperta nell’ambito degli studi sull’emancipazione femminile. È probabilmente prevalsa l’idea che si possa parlare di giornalismo politico delle donne solo se vi è dietro un’organizzazione politica delle stesse. Si è riconosciuta, pertanto, una stampa politica femminile solo a partire dalla fine dell’800. All’origine della rimozione dell’attività precedente vi è l’equivoca definizione di stampa femminile. Questa deve includere tutti i generi di giornalismo. Le donne non hanno scritto e diretto giornali solo per donne, ma anche di attualità, per le famiglie, per l’educazione dei figli, ecc. Inoltre le pubblicazioni di costume, come i giornali del ’700 non parlavano solo di moda ma anche di vita sociale, di educazione e politica femminile. Per cui, pur accettando la distinzione tra “stampa femminile”, che non sempre è scritta da donne ma a loro è rivolta e affronta le tematiche più varie, e “stampa femminista”, scritta da donne per difendere i diritti delle donne, vanno considerate tutte.

Un’altra delle cause che rende difficile la ricostruzione della storia dei giornali e la biografia delle giornaliste è la discontinuità con cui le donne hanno potuto scrivere, costituire e dirigere giornali. Almeno fino agli anni ’50, molto spesso, le loro erano collaborazioni occasionali. Ma nonostante la difficoltà a intraprendere l’attività giornalistica, le donne ci sono riuscite anche in Italia, sin dalla rivoluzione francese, in un intreccio stretto con il lavoro delle educatrici, delle scrittrici, delle sindacaliste e, dal secondo dopoguerra, delle donne che hanno rivestito ruoli politici (deputato, sindaco, ecc.).

Questo dizionario biografico si pone l’obiettivo di dare un contributo sia alla storia del giornalismo che a quella delle donne, come afferma Pisano. La studiosa sottolinea come il collegamento tra vite e opere (in questo caso della “scrittura per mestiere”) consenta di spiegare il senso dei cambiamenti e delle trasformazioni sociali. Molte delle donne citate non hanno un significato esemplare e sono proprio per questo ancora più importanti: sia perché gli studi di genere hanno superato i modelli “eccezionali”, e messo in luce le reti di donne e la loro attività ininterrotta, sia perché sono «occasione di riflessione su quanto potenziale di ricerca si possa ritrovare ancora nelle vite femminili mai assurte alla dignità nemmeno di una citazione nei libri».

Lascia un commento