Il lavoro delle donne in una mostra fotografica a Bologna

«Formazione professionale, lavoro femminile e industria a Bologna: 1946-1970»

di Redazione 

Al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, fino al 17 novembre 2019, ha luogo una mostra singolare e di grande interesse. Il progetto mira ad approfondire il tema del lavoro, della formazione e della cultura tecnica delle donne, inoltre è una ghiotta occasione per scoprire uno spazio eccezionale.

L’iniziativa «Formazione professionale, lavoro femminile e industria a Bologna: 1946-1970» nasce dalla sinergia tra il Museo del Patrimonio Industriale e la sede di Bologna dell’UDI (Unione Donne in Italia). Il visitatore ha la possibilità di ripercorrere gli anni d’oro del miracolo economico (1958-1963) e di valutare o rivalutare il ruolo femminile in quel contesto. La grande espansione industriale di quel periodo vide, infatti, una ragguardevole crescita dell’occupazione delle donne nel settore. La necessità di provvedere alla loro istruzione professionale fu dettata dal fatto che la qualificazione del lavoro femminile restava ancora un passo indietro. Il tema diventò presto centrale nel dibattito politico e associazionistico. Si incoraggiarono le donne a scegliere percorsi professionalizzanti e si avviò un processo in questo senso. Ne furono parte, un esempio su tutti, le iscrizioni di ragazze a istituti tecnico-industriali come l’Aldini Valeriani. La svolta necessaria non fu priva di esiti: le donne si vennero impadronendo di nuovi saperi e di nuove competenze, con vantaggio proprio e dell’intero tessuto produttivo.

Le fotografie in esposizione vanno dalla seconda metà degli anni Quaranta alla fine dei Sessanta. Sapientemente selezionate, provengono dalle collezioni degli Archivi fotografici dell’UDI di Bologna, dai fondi del Museo stesso e dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Rivelano istanti di vita quotidiana. Documentano. I corsi di cucito e sartoria rivolti in particolare alle giovani disoccupate. Le lezioni all’Istituto Tecnico Industriale Femminile, nuova scuola costola dell’Aldini Valeriani. Da una sua aula proviene lo scatto simbolo della mostra. Ferma in immagine, agli inizi degli anni Sessanta, una «esercitazione di aggiustaggio». Le allieve sono tutte serie e concentrate. Le loro mani sono abili e leggere. Un impegno di apprendimento come questo apriva la porta della fabbrica. Introduceva nel grande mondo del lavoro e del rumore. La vita fuori di casa acquistava un ritmo e, giorno per giorno, costruiva il mito di aziende simbolo del bolognese: da Farmac-Zabban a Weber, da Ducati Elettronica ad Arco.

La mostra permette di conoscere pagine gloriose della civiltà del lavoro e rivolge lo sguardo alla storia del non facile percorso delle donne al fine di esservi ammesse. Fa pensare, a tratti emoziona. E poiché si trova presso il Museo del Patrimonio Industriale, è anche occasione in più per scoprire una realtà bolognese fuori dal consueto. Il luogo, di per sé molto affascinante, ospitava la fabbrica di laterizi Galotti «Battiferro» della seconda metà dell’Ottocento e ne racconta le vicende. Qui si producevano, a «fuoco continuo», mattoni, forati, tegole, comignoli, ma anche terre cotte ornamentali come cornici, mensole, vasi. Questa zona, lungo il Navile, era prodiga di argilla di gran qualità. L’impianto era provvisto di forno Hoffmann a 16 camere. Il titolare dell’epoca, Celeste Galotti, era un innovatore che migliorò notevolmente il sistema originario. L’azienda dava lavoro a 250 operai.

La fornace concluse l’attività nel 1966. Negli anni Ottanta il Comune di Bologna acquistò e restaurò la struttura salvaguardando il forno Hoffmann, cuore dell’apparato produttivo, e recuperando i piani superiori originariamente destinati all’essiccazione dei materiali crudi. Il Museo è alloggiato qui dal 1997. Gli spazi sono imponenti: tremila metri quadrati su tre piani, consacrati all’esposizione permanente. Inoltre, in una palazzina accanto, una sala mostre temporanee, uffici, biblioteca, archivio. La biblioteca è specializzata in temi precisi quali istruzione tecnica, storia industriale, complesso dei beni industriali. L’archivio fotografico custodisce documenti eccezionali risalenti anche alla seconda metà dell’Ottocento. Il Fondo della Fototecnica Bolognese include 1685 negativi fotografici, tracce di uno dei primi studi di fotografia pubblicitaria industriale.

L’esposizione è il primo appuntamento di un più ampio progetto dedicato al tema “Lavoro, formazione e cultura tecnica femminile”, nato da una partnership tra il Museo e l’Unione Donne in Italia (UDI). In occasione dell’evento, è stata pubblicata sul portale archIVI una selezione degli scatti esposti provenienti dall’archivio della Fondazione del Monte: una mostra virtuale per sottolineare l’importanza del lavoro delle donne nei contesti industriali e i mutamenti avvenuti nella formazione professionale, quando nacquero i primi corsi femminili per periti chimici ed elettronici.

Approfondimenti
Museo del Patrimonio Industriale di Bologna
Ex Fornace Galotti, via della Beverara, 123

Il biglietto intero per il Museo costa 5 euro, ridotto 3.
Orari di visita: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, dalle 9.00 alle 13.00;
sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00;
domenica dalle 15.00 alle 18.00.
Chiuso tutti i lunedì e i festivi infrasettimanali.
Info: 051- 6356611.

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