“Il Martello delle Streghe”

Malleus Maleficarum

 

Considerazioni e cenni storici
sul “Malleus Maleficarum” e la sua follia 

 

di Chiara Listo 

 

Tradizionalmente, quando pensiamo alle terribili persecuzioni contro donne e bambini, accusati di essere streghe e demoni, torturati e arsi al rogo, tendiamo ad associare il fenomeno all’epoca che è solita essere definita la “più oscura di tutte”: il Medioevo.
Non è così. Le più grandi persecuzioni, le torture e i roghi possono essere posti tra il 1400 e il 1600, quindi nel bel mezzo del periodo che viene chiamato Rinascimento.

Proprio in questo periodo, più precisamente nel 1486, due frati domenicani tedeschi, Heinrich Institor Krämer e Jakob Sprenger, vennero nominati da papa Innocenzo VII con lo scopo di «punire, incarcerare e correggere» le persone affette dal crimine di perversione eretica. A tale scopo, i due domenicani vennero autorizzati all’uso della tortura per estorcere confessioni alle loro vittime.

Allo scopo di “aiutare” altri inquisitori a svolgere il proprio dovere, i due frati raccolsero tutto il loro “sapere” in un libro che sarebbe presto diventato il più famoso e utilizzato manuale di caccia alle streghe: il “Malleus Maleficarum”, più noto con il nome italiano di Martello delle Streghe.

«Perché nel sesso tanto fragile delle donne, si trova un numero tanto maggiore che fra gli uomini? […]
Alcuni Dottori [nb. della Chiesa] spiegano il fenomeno dicendo che le donne […] tendono a essere credule, e siccome il diavolo cerca sopra tutto di corrompere la fede, le aggredisce di preferenza. Dice infatti l’Ecclesiaste: “Chi ha facile fiducia è di cuore ancor più leggero e cadrà in basso”.
Il secondo motivo è che le donne per natura […] sono più facilmente impressionabili, più inclini a ricevere le rivelazioni attraverso il marchio degli spiriti separati. […]
Il terzo motivo è che hanno una lingua lubrica; quando sanno qualcosa per le loro male arti è difficile che riescano a nasconderle alle amiche e, siccome sono deboli, cercano facilmente nelle stregonerie un mezzo per vendicarsi di nascosto. […]
Possiamo aggiungere ancora che siccome le donne sono difettose di tutte le forze tanto dell’anima quanto del corpo, non c’è da meravigliarsi se operano molte stregonerie contro gli uomini, che esse vogliono emulare.»
(“Malleus Maleficarum”, Le donne che si sottomettono ai diavoli)

Sprenger e Krämer unirono folklore e credenze popolari, mescendoli con misere conoscenze di Sant’Agostino e parti estrapolate degli appunti di Aristotele. E grazie all’autorità di cui Sprenger (docente dell’Università di Colonia) godeva, il “Malleus Maleficarum” fu approvato dalla Facoltà di Teologia, seppur con molta riluttanza da parte degli altri dottori.
In tutto il testo, ciò che traspare prima di tutto è una grande misoginia, oltre che una paura viscerale del sesso.

Vennero condannate donne che mostravano un certo “diverso” sapere intellettuale, donne che si occupavano di medicina e particolarmente acculturate, donne accusate di essere eretiche, pagane o membri di un qualche culto diverso da quello cattolico.
Dalla seconda metà del 1400 all’inizio del 1700 (età che preannuncia l’epoca dei Lumi e una nuova rinascita) più di nove milioni di persone – l’80% delle quali erano donne e bambini – vennero uccisi, torturati e arsi al rogo, sotto l’inappellabilità di accuse sadiche e prive di senso logico.

Avvalendosi di brani estrapolati e privati del loro senso originario come per darsi un’aria più autorevole, i due autori del “Malleus Maleficarum” decretarono che il senso filologico stesso della parola “femmina” fosse indice della colpevolezza di tutto il genere femminile, e della facilità con cui esse si legavano al diavolo in tutti i suoi aspetti.
Sprenger e Krämer sostennero che “femmina” derivasse da “fides” (fede) e “minus” (minore): dunque la donna era una creatura che possedeva “meno fede” rispetto all’uomo, e per questo doveva essere mondata, indirizzata e corretta. Se ciò non fosse stato sufficiente – come nella maggior parte dei casi – uccisa.

Ciò che dava fin da subito un verdetto di colpevolezza inappellabile era senza dubbio la presenza dello Stigma Diaboli (Marchio del Diavolo): l’inquisitore trafiggeva varie parti del corpo dell’accusata con uno spillone, con lo scopo di trovarne una insensibile al dolore: già questa era una prova del fatto che la donna era una strega toccata dal diavolo, e il verdetto poteva essere emesso.
Secondo Plinio il Vecchio, una strega gettata in acqua con mani e piedi legati non affondava ma galleggiava: anche questo veniva considerato una prova di colpevolezza.

«A ben guardare, tutti i regni del mondo sono stati rovesciati a causa delle donne. Il primo regno felice, cioè quello di Troia, fu distrutto per il ratto di una donna, Elena, e molte migliaia di Greci furono uccisi […]
Non c’è quindi da meravigliarsi se il mondo soffre ancora per la malizia delle donne […]»

Approfondimenti
Bibliografia
– Heinrich Institor, Jakob Sprenger, “Malleus Malleficarum”, Strasburgo, 1486-1487;
– Giordano Berti, “Storia della Stregoneria”, Mondadori, Milano, 2010;
– Sant’Agostino, “Confessioni”.

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