“Il Romanzo di Gaudenzio” di Norberto Julini – Recensione

Tra realtà e finzione la storia
del pittore Gaudenzio Ferrari

di Barbara Saccagno 

“Il Romanzo di Gaudenzio”, pubblicato in occasione di Jerusalem Varallo, i festeggiamenti per i 500 anni della parete gaudenziana nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Varallo, intreccia a fili stretti realtà e finzione narrativa nel narrare le vita di Gaudenzio Ferrari, importante pittore piemontese del grande Rinascimento italiano.

 

Le vite dei personaggi illustri dell’antichità restano spesso sospese entro un alone di mistero, sia per la vaghezza, e spesso l’aridità, delle informazioni giunte fino a noi, sia per la difficoltà oggettiva nel ritrovarne con puntualità, e certezza, l’identità umana e “professionale”, ciò vale soprattutto per gli artisti.
Quante volte rimane l’irrisolvibile dubbio sulla firma di alcune opere, su quale sia la vera mano che l’abbia realizzato: Sarà il Maestro o uno dei giovani promettenti allievi di bottega, o peggio un falsario?
Ma i vuoti, a mio avviso, sono un valore aggiunto per l’immaginazione, e nulla mai tolgono alla bellezza infinita ed alla straordinaria potenza creativa dell’arte; a ben pensarci, poi,è proprio da queste lacune che l’autore de “Il Romanzo di Gaudenzio” si è mosso per imbastire la narrazione romanzata dell’esistenza, reale e concreta, del valente pittore e sculture Gaudenzio Ferrari, colui che ha lasciato segno artistico indelebile a Varallo ed in tutta la Valsesia, e non solo.

‘Tu sei bellezza’, mi ha detto frate Bernardino, quando mi sono chinato su di lui, che ormai poco respirava. Credo volesse dirmi: ‘Gaudenzio la fede è bella, tu puoi mostrare agli uomini che le vicende del secolo non turbano la bellezza del volto del Cristo, volto dell’Eterno.” (p. 55)

Il valligiano sale nell’Olimpo dei grandi
Guadenzio Ferrari fu un artista figlio del Rinascimento, dalla sua natia Valduggia (Vc), piccolo borgo della valle del Sesia, al suo tempo dominio lombardo, partì per un lungo cammino che lo mise in stretta connessione con i grandi del suo tempo.
Passando dall’Italia Settentrionale, la Svizzera e l’Italia centrale si confrontò con gli eccellentissimi, ed indiscussi, Maestri del suo tempo, quei geni incontrastati che hanno stravolto le arti creando opere immortali di estatica ed immutabile bellezza.
Il Ferrari lavorò con fervore a Varallo, cittadina vicina al suo paesello natio, dove si trasferì in giovane età, nel Piemonte Orientale, in Lombardia e in Svizzera, lasciando ai posteri molte opere a celebrare le sue capacità creative e la sua originalità.
Il Romanzo di Gaudenzionarra la sua vita, oscillando fra l’introspezione psicologica e umana dell’uomo, la sua vicenda umana di figlio, marito, padre che si inscrive nel cammino della Grande Storia, e la tessitura dei nodi artistici che ne tratteggiano la sua peculiare abilità di pittore e scultore, colui che ha saputo creare uno stile personale e riconoscibile, sempre teso alla bellezza della beatitudine celeste.

Gaudenzio sapeva che il segreto sarebbe stato nelle mescole dei colori per ottenere i toni, i mezzi toni, secondo regole armoniche, evitando i contrasti forti e portando i colori, come suoni, a vibrare insieme, dall’alba al tramonto, rinnovando ogni giorno il miracolo. E così Gaudenzio, gioviale ed allegro, pittore e musico, compose migliaia di mescole.” (pp. 144-145)

Un affresco a tinte vivide dell’Italia del “bello genio” che s’illumina di pennellate leggere e di tocchi a secco per delineare una vita di un artista senza tempo: dalla sua fanciullezza, che si dipana verso il suo futuro arrivando a Varallo conil babbo, lì dove il suo viaggio inizia incrociandosi con l’ambizioso progetto d’avvio della fabbrica di uno dei più importanti centri devozionali dell’Italia Settentrionale, il Sacro Monte di Varallo, prosegue negli anni della sua formazione giovanile, dove incontra special guest stardel calibro di Leonardo, Raffaello, Perugino, Bramantino e tanti altri; si avviluppa alla sua personale crescita artistica e spirituale, quella che ritroviamo guardando con occhio attento le sue opere, i suoi disegni e le meravigliose sculture del Sacro Monte, si aggroviglia nelle tante prove umane che deve affrontare in un lungo periodo di luce ed ombre, le stesse che si riflettono nell’uso del colore. E poi, il lettore conoscerà i potenti del tempo, quelli che Gaudenzio incontra lungo la sua strada, così come i poveri valligiani, quelli che ritrarrà donando loro il sogno perpetuo dell’immortalità. Ma anche la sua vita privata, gli amori, le passioni, gli amici, la prole.

Un racconto che immagina Gaudenzio vivo, persona che agisce nel suo mondo nella sua quotidianità, a partire dai capolavori che ci ha lasciato e dalle poche attestazioni documentarie esistenti. La fantasia di Julini ritocca la realtà mancante, e manchevole, quella che lascia quelle lacune che la nostra curiosità vorrebbe poter conoscere, per capire, per approfondire. La mente dell’autore arricchisce con la sua capacità di romanziere i vuoti, ritocca le vicende umane del grande Gaudenzio per scrivere con semplicità una storia tra tante che è luce piena, che è vita di un genio che cavalca i tempi senza mai perdere la sua luminosità, che riesce ancora oggi ad affascinare tra i bagliori mai spenti dello straordinario Rinascimento.

Poi tornava nell’affresco e camminava verso la moglie e i suoi bambini; Gerolamo e Margherita gli saltavano al collo, il cane volpino gli faceva le feste, rampando sulle zampe. Caterina sorrideva, così dolcemente che Gaudenzio si sentì innamorato, come allora, come al momento dei suoi ritorni a casa da un viaggio, o da una giornata in cantiere.” (p. 175)

– Norberto Julini, “Il Romanzo di Gaudenzio”, Litropress, Borgomanero 2013

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