“Il vizio della speranza” di Edoardo De Angelis

Il dramma di una condizione umana
in cerca di una via d’uscita 

di Frédéric Pascali 

Una centrifuga che schiaccia contro le pareti della vita, senza possibilità di liberarsi, di avere la sensazione di poter cambiare le cose, senza un perché preciso se non che l’oltre è un confine troppo lontano da raggiungere. Fino a quando non accade qualcosa e torna la speranza, un vizio che l’animo umano, anche nel più difficile dei mondi, riesce sempre a conservare.

Edoardo De Angelis lo rende noto e ne descrive gli ambiti reconditi trasportando la macchina da presa fino ai margini di un’umanità faticosa, avviluppata nella propria disperata indissolubile quotidianità.
La trama

È in questo mondo che vive Maria, una giovane donna che sbarca il lunario come novella Caronte, intenta a traghettare le sue coetanee costrette a vivere del loro corpo e della vendita del frutto di quel mercimonio.

Fedele esecutrice degli ordini di Zi’Mari,la vecchia maitresse boss del luogo, Maria regge sulle sue spalle la figura dell’anziana madre e l’abitazione che condivide con la sorella. Una vita in difesa, condotta con l’accortezza di non lasciare troppo spazio ai sentimenti e ai sensi di colpa. Fino al giorno in cui scopre di essere incinta e cambia il senso di tutto, riaffiora il dramma del passato e la figura di Carlo Pengue,un vecchio amico mai dimenticato.
Una grande interpretazione per dei dialoghi incerti      

“Il vizio della speranza”, girato nei dintorni degradati di Castel Volturno, è una pellicola dalla grande potenza evocativa e simbolica che ha il pregio di non lasciarsi prendere dall’enfasi e di raccontarsi senza trucchi, riproducendo la sua narrazione sulla falsariga del piglio semplice della realtà.

Ça va sans dire la bella interpretazione di Pina Turco, “Maria”, che, oltre a un grande talento, sfoggia una maturità recitativa pronta per prove sempre più complesse. Anche il resto del cast tiene bene il campo e si fa apprezzare in blocco, con Massimiliano Rossi, “Pengue”, e Cristina Donadio, “la madre di Maria”, particolarmente sugli scudi. Qualche perplessità la si percepisce nel tenore dei dialoghi, non sempre sulla stessa linea delle immagini,in difficoltà nel sostenere adeguatamente i punti di svolta della storia.

A farle dimenticare ci pensano la musica di Enzo Avitabile e la bella fotografia di Ferran Paredes, due atout in grado di spianare al meglio le incertezze della sceneggiatura, scritta da De Angelis insieme a Umberto Contarello, sovraccaricando l’afflato emozionale della pellicola.

Approfondimenti
Scheda del film
Regia: Edoardo De Angelis.
Sceneggiatura: Edoardo De Angelis, Umberto Contarello.
Fotografia: Ferran Paredes
Musica: Enzo Avitabile
Interpreti principali: Pina Turco, Cristina Donadio,Massimiliano Rossi, Marina Confalone, Odette Gomis.

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