“Interni d’uomo” di Giuseppe Pellegrino

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IO UOMO, ESSERE TRASCENDENTE

Sono capace di decentrarmi, di guardarmi dall’esterno,
come fossi un osservatore distaccato.
Ho due capacità tipicamente umane che sono la coscienza
di me stesso e ìl pensiero critico, ed ho bisogno di maturare
un sereno sentimento di me stesso, necessaria premessa
per un positivo rapporto con gli altri, per una sana empatia.

 

Vivo in un’epoca contraddistinta da un eccesso di soggettivismo,
da singoli e diffusi ritiri solipsisticí che alienano l’uomo dall’uomo.
E sviliscono la nostra natura di esseri bisognosi l’uno dell’altro.
Io ho bisogno di te, uomo, proprio perché in quanto mio
simile sei l’essere più in grado di corrispondere ai miei bisogni
e ai miei desideri, di capirmi e di anticiparmi.
E la conoscenza di te, come altro da me ma simile a me,
mi permette di conoscere meglio me stesso.
Questo è il motivo del mio bisogno di legami affettivi
stabili, al di là dei moli e delle etichette.
La misantropia è malattia, la filantropia ne è la cura.

 

 

ARRIVEDERCI

Vorrei quel giorno
vedere i tuoi occhi
baciare i miei
e penetrare la mia anima
che implora altra vita
e dialogare con i miei
con voce suadente e benevola.
Vorrei quel giorno
invocare il nostro arrivederci
mentre gli occhi miei
colgono il tuo ultimo sguardo condiviso
segno per me
di paradiso terreno.
Lenimento tu sia
per l’umana paura di lasciare
queste mie consuete sembianze
unica forma di vita
che finora
i miei sensi conoscono.
Già sento la tua mano
che stringe la mia
e mi accompagna fanciullo
a varcare la soglia
del misterioso trapasso
e mi invita con fiducia ad andare.
Già colgo l’ultimo bagliore
degli occhi tuoi
il pacato annuire
di un tranquillante sostegno
a salutare la mia vita che passa.
Vorrei lasciarti così
cosciente ed in silenzio
senza parole
con le tue labbra
che alitano altra vita sulle mie
e poi si allontanano
e mi sorridono
dolcemente
e mi dicono
arrivederci.

 

(da Giuseppe Pellegrino, “Interni d’uomo”, Besa, 2014).

 


1 commento

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