“La città dei libri proibiti”

articolo 

Tom Harper

“ […]
«Mi avranno seguita?».
Emily aveva impiegato tre ore per tornare in albergo. Aveva cambiato treni, era salita e scesa a casaccio dagli autobus, aveva curiosato nel riflesso delle vetrine dei negozi, e fatto improvvise deviazioni: tutto ciò mentre si guardava alle spalle per controllare se era inseguita. Si era già fatto buio quando sgattaiolò in camera. Scosso Nick dal sonno, lo aveva trascinato in un caffé di una tranquilla via secondaria vicino Montparnasse. Non si sentiva ancora al sicuro.

«Se ti avessero seguita, sarebbero tornati all’albergo». Nick sorseggiò la birra e si guardò attorno per la decima volta. Non riusciva a stare seduto immobile. «Hai avuto fortuna ad avere lo spray al peperoncino».
«Una volta mi è capitata una brutta esperienza». Emily si mosse appena. Il turbamento la pietrificava. «Deve essere stato il libro. Deve aver fatto scattare una sorta di allarme da qualche parte».
Non molto tempo prima questa sarebbe sembrata una paranoia ridicola. Adesso, Nick annuiva. «Forse è così che hanno trovato Gillian. È per quello che ha lasciato la tessera della biblioteca nella camera blindata della banca».Le carte che Gillian gli aveva lasciato cominciavano a sembrare più un contenitore di coltelli affilati che un tesoro nascosto.
«Magari riuscissimo anche noi a trovarla così facilmente».
Emily mise le mani sulla tazza di caffé, in silenzio. Per due volte sembrò sul punto di dire qualcosa, ma si trattenne. Nick riusciva a immaginare di che si trattava.
«Se vuoi tornare a casa, ti capisco». Lo disse velocemente, sapendo che si sarebbe pentito se si fosse dato il tempo di pensarci. «Dio sa cosa ti avrebbero fatto se non fossi fuggita. Non c’è ragione che tu rischi per Gillian».
Emily parve trasalire. «Io non…». le parole le vennero meno, fece una pausa, poi ricominciò. «Io non torno a casa».
Nick sapeva che avrebbe dovuto convincerla, ma non voleva farlo. Emily gli lanciò uno sguardo titubante e lui lo sostenne, cercando di rassicurarla. Gli fu difficile, visto che aveva così poco da offrire.
«Per lo meno, cacciandomi nei guai, ho ottenuto qualcosa». Sul volto di Emily tornò il calore. «Gillian stava leggendo un physiologus, un bestiario. Scommetto che quello il libro in cui Gillian ha trovato la carta. Deve essercene stato uno della biblioteca del castello».
Nick ci rifletté un istante.
«So chi può saperlo».
[…]”

(da T.Harper, “La città dei libri proibiti”, Newton Compton, 2010, pp.193-194).

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