“La figlia del pastore”

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“La figlia del pastore”

di Aleksandr N. Afanas’ev

«In un certo reame, in un certo stato, c’era una volta uno zar; gli venne a noia d’esser celibe e pensò di sposarsi; a lungo guardò, osservò, ma non gli riuscì di trovare una fidanzata che gli andasse a genio. Una volta che andava a caccia, vide in un campo la figlia d’un contadino che pascolava le bestie; era così bella, ma così bella da non dire, da non raccontare; un’altra simile al mondo non esisteva. Lo zar le si avvicinò, e le disse con voce carezzevole: – Salute, bella fanciulla!

 

– Salute sovrano!
– Di chi sei figlia?
– Mio padre è pastore, abita non lontano.
Lo zar le chiese tutto in ogni particolare: come si chiama suo padre, e che paese è il loro; poi la salutò e andò oltre. Qualche tempo dopo, un giorno o due, lo zar arriva nella casa del pastore.
– Salute, buon uomo! Voglio sposare tua figlia.
– Puoi far quel che vuoi, sovrano!
– E tu, bella fanciulla, vorresti sposarmi?
– Sì, – dice.
– Bada però, io ti sposo, ma a un patto, che tu non mi contraddica neppure con una parola; se ribatti anche una paroletta sola: ecco la mia spada, la tua testa dalle spalle cada!
Lei acconsentì.
Lo zar le ordinò di tenersi pronta per le nozze, lui intanto inviò ambasciatori a tutti gli stati vicini, perché re e principi andassero da lui a banchetto, a divertirsi. Gli ospiti si radunarono; lo zar presentò la sua fidanzata in un semplice abito paesano.
– Or dunque, cari ospiti, vi piace la mia fidanzata?
– Maestà, – dissero gli ospiti, – se piace a te, ancor più a noi.
Allora le ordinò di abbigliarsi nelle vesti reali, e andarono a sposarsi. Si sa che uno zar non ha bisogno di preparativi, c’è di tutto in abbondanza! Sposati che furono, offrirono un banchetto da strabiliare l’universo: mangiarono, bevvero, fecero baldoria e si divertirono. Finiti i festeggiamenti lo zar cominciò a vivere con la sua giovane zarina, d’amore e d’accordo. Passò un anno, e la zarina diede alla luce un figlio; le dice lo zar con voce minacciosa: – Bisognerà uccidere tuo figlio, altrimenti tutti i re vicini rideranno, che dopo di me avrà lo scettro un figlio di contadina!
– Come vuoi, non posso contraddirti!- risponde la povera zarina. Lo zar prese il bambino, lo tolse alla madre e segretamente diede ordine di portarlo da sua sorella: che cresca lì, per ora!
Passa un altr’anno, la zarina gli fece una figlia; di nuovo lo zar le dice con voce di minaccia: – Bisogna ammazzare tua figlia, altrimenti i re vicini rideranno, che non è una principessa, ma una figlia di contadina!
– Tuo volere! fa’ quel che vuoi, io non posso contraddirti.
Lo zar prese la bambina, la tolse alla povera madre e la mandò da sua sorella.
Trascorsero molti anni, passò molt’acqua sotto i ponti. Il principe e la principessa crescono: lui è bello, lei ancora di più, impossibile trovare un’altra bellezza come quella! Lo zar adunò i suoi della duma, chiamò la moglie e cominciò a dire: – Non voglio più vivere con te: tu sei una contadina e io uno zar! Togliti gli ornamenti reali, vesti l’abito di paesana e vattene da tuo padre.
La zarina non aprì bocca, si spogliò degli ornamenti reali, indossò il suo vecchio abito da contadina, tornò dal padre e cominciò come prima a portar le bestie al pascolo. E lo zar pensò di sposare un’altra; diede ordine di preparar tutto per le nozze e chiamata la sua prima moglie le dice: – Pulisci per bene e metti ordine nelle mie camere: oggi porterò la sposa.
Lei pulisce le camere, poi aspetta.
Ed ecco lo zar portò la fidanzata, lo seguiva una quantità enorme di ospiti; sedettero a tavola, cominciarono a mangiare, bere, divertirsi.
– Dunque, è bella la mia fidanzata? – chiede lo zar alla moglie. Risponde lei: – se piace a te, a me piace anche di più!
– Be’, – le disse allora lo zar, – rimetti i tuoi ornamenti reali e siedi accanto a me; tu eri e sarai mia moglie. E questa fidanzata e tua figlia, e questo è tuo figlio!
Da allora lo zar visse con la sua zarina senza giocarle brutti scherzi, smise di tormentarla e sino alla fine della vita credette in ogni sua parola».

(da A.N. Afanas’ev, “Antiche fiabe russe”, Einaudi, pp.246-247)

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