“La La Land” – Recensione

 

Cosa conti di più nella vita è una questione che da sempre si presta a considerazioni assolutamente eterogenee senza riuscire mai a pervenire a una risposta definitiva e condivisa da tutti.
È in questo impervio terreno che si muove la nuova pellicola scritta e diretta da Damien Chazelle. Un musical dove l’amore, la musica e il cinema corrono di pari passo, senza mai riuscire a prevalere l’uno sull’altro. Pensato e ideato già dai tempi del College, ispirato al lavoro di Jacques Demy e al suo “Les Parapluies de Cherbourg”, Palma d’oro al Festival di Cannes del 1964, “La La Land” si avvale di tutta una serie di escamotage tecnici di eccellente fattura,a cominciare dall’intenso piano sequenza iniziale sfolgorante nella sua coreografia vintage, per finire ai numerosi passi a due ricchi di citazioni da “Singing in the rain” a Fred Astaire e Ginger Rogers.

 

La trama
Amy fa la barista in uno studio di Hollywood e contemporaneamente rincorre una carriera d’attrice che stenta a decollare. Tra un’audizione e l’altra una sera in un locale si trova casualmente ad ascoltare una performance musicale di Sebastian. Pianista jazz di grande talento, anche lui fatica a trovare la strada del successo e la sua attitudine integralista verso il genere non l’aiuta di certo. Tra i due sboccia subito una naturale attrazione che ben presto si trasforma in un sentimento molto forte. Seb, raggiunta una certa fama con un gruppo pop, sprona Amy a insistere e a non perdersi d’animo. Tuttavia, le carriere dagli esiti momentaneamente differenti generano forti tensioni che mettono in crisi la coppia, ignara che dietro l’angolo si annidino ulteriori colpi di scena.

Un sogno poco originale
Raccontare un sogno, la sua presa di contatto, la sua realizzazione.
Sembra questo il pensiero creativo di una storia molto attenta all’aspetto emotivo, concentrata sulla necessità di trasmettere l’empatia di due giovani artisti alle prese con il loro talento e la loro volontà di essere. La macchina da presa di Chazelle ne esalta le aspirazioni e le reazioni facendo incetta di primi piani di sicura efficacia, soprattutto grazie all’ottima resa espressiva di Emma Stone e Ryan Gosling. I due interpreti principali sono il vero asso nella manica del lavoro del regista statunitense. Insieme “funzionano” molto bene e il loro appeal si fonda ottimamente alla loro indiscutibile capacità recitativa.

Eppure c’è qualcosa nel lavoro di Chazelle che lascia interdetti e rende invalicabile la porta con la scritta “capolavoro”. La bella cartolina che, da una Mulholland drive poco lynchiana, offre agli spettatori soffre della mancanza di un qualche spunto totalmente inedito. Persino il finale si colora di pigmenti decisamente troppo simili a quello messo in scena recentemente da Woody Allen nel suo riuscitissimo “Café Society”.

Resta di assoluto pregio l’apparato tecnico a sostegno della parte narrativa e, non a caso, è l’ambito che mantiene le promesse nella notte degli Oscar.
Del record di 14 nomination “La La Land” conquista “solo” 6 statuette tra le quali quella per la miglior scenografia, per la miglior fotografia, per la miglior colonna sonora e per la miglior canzone originale. Completano il quadro quella per la miglior regia e per la miglior attrice protagonista mentre, contrariamente a molte previsioni della vigilia, non riesce l’impresa di conquistare quella per il miglior film.

Approfondimenti
Scheda del film
Regia e Sceneggiatura: Damien Chazelle
Fotografia: Linus Sandregen
Musiche: Justin Hurwitz
Scenografia: Sandy Reynolds-Wasco, David Wasco
Interpreti principali: Emma Stone, Ryan Gosling, John Legend, J.K.Simmons, Rosemarie DeWitt.

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