L’altra parte della scienza: la barriera del neurosessismo

 

 

C’è differenza tra il cervello maschile e quello femminile? 

di Fabiola Colaci  

Nonostante la società contemporanea tenda, anche se a fatica, a raggiungere un modello di uguaglianza tra i sessi smascherando stereotipi e luoghi comuni, sono sempre più frequenti gli studi che centrano l’attenzione sulla differenza tra uomini e donne, rendendole evidenti da una prospettiva scientifica, rinviando a presunti ruoli “naturali” e riportando in auge quei preconcetti e clichè che la moderna società cerca di estinguere. Questi studi partono sempre dal presupposto che donne e uomini hanno cervelli diversi e che le differenze fisiologiche e biologiche sono alla base dei comportamenti che chiamiamo femminili e maschili.

 

 

 

Tuttavia, un vasto ambito del panorama scientifico propugna che il cervello degli uomini e delle donne non è poi così diverso ma si tratterebbe solo di una credenza alimentata da stereotipi consolidati negli anni: gli uomini hanno un’intelligenza scientifica, le donne se la cavano meglio con le materie umanistiche; i ragazzi fanno più fatica a concentrarsi, le donne riescono a fare più cose contemporaneamente.

A questo modus operandi, quasi quattro anni fa, la scienza ha dato un nome: neurosessismo. Testualmente definito dalla psicologa Cordelia Fine, dell’Università di Melbourne come “la convinzione che le differenze intrinseche tra cervello maschile e femminile predispongano i sessi a comportamenti fissati, immutabili e stereotipati”.

Secondo Fine, i cervelli femminili e maschili sono composti dalle stesse caratteristiche, la cui maggiore predominanza varia da soggetto a soggetto, ma non è in alcun modo influenzato dal sesso.
La studiosa non è la sola a portare avanti questa tesi. Gina Rippon, neuroscienziata dell’Università di Birmingham, ha affermato che “ogni differenza è in realtà estremamente piccola e conseguenza dell’ambiente, non della biologia. È impossibile prendere un cervello e stabilire se sia maschile o femminile, come si può fare, per esempio, per lo scheletro”.

Dello stesso parere è anche Raffaella Rumiati, docente di Neuroscienze cognitive alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste,secondo la quale non è chiaro quali siano le eventuali differenze cognitive o comportamentali che corrispondono alle differenze morfologiche tra i cervelli maschile e femminile riportate nella letteratura scientifica: “non ci sono prove scientifiche convincenti del fatto, ad esempio, che le donne non siano portate per le materie scientifiche – dice Rumiati – bisogna quindi arrendersi all’idea che se ci sono poche iscritte nelle facoltà scientifiche e poche docenti donne, c’è qualcosa che non funziona nel sistema educativo della maggior parte dei paesi cosiddetti sviluppati.

In paesi più evoluti per quanto riguarda le uguaglianze sociali e la parità di genere, come ad esempio l’Islanda e la Norvegia, le adolescenti hanno dei risultati scolastici per la matematica simili a quelli dei coetanei maschi. In Italia, invece, il gap è ancora notevole e simile a quello riscontato in Turchia”.

Perché allora, ad esempio, la donna risulta più in grado dell’uomo a fare cose contemporaneamente? La motivazione risiede nei compiti che la società le ha attribuito. Dovendosi giostrare quotidianamente tra il ruolo di madre e lavoratrice il suo cervello ha finito per adattarsi.

È chiaro che il sessismo, applicato alle neuroscienze, diviene ancora più pericoloso perché si fa scudo dell’inappellabile metodo scientifico e rischia di riportare alla luce idee e pratiche deleterie e anacronistiche.

2 commenti

  1. santoro dice: Rispondi

    dicevo che: alcuni scienziati dicono che i cervelli maschili hanno piu neuroni, ma mal usati, e quelle femminili sono di meno e piú operativi. E´una fake news?
    concordo che la societá, la scuola o i modelli familiari influiscono sui modelli di vita, e se non dimentichiamo che il popolo italiano é per di piú cattolico sappiamo anche perché nel nostro paese le bimbe hanno meno chance. in tedesco c’é un detto: le bimbe brave vanno in paradiso e le altre ovunque. se cresciamo senz´autostima, o ci stimiamo solo quando siamo brave e ben in quadrate penso che lo sviluppo del nostro cervello ne risente.

    1. Fabiola Colaci dice: Rispondi

      Lei sicuramente si riferisce ad un articolo comparso su una rivista del CNR dove si asseriva che gli uomini hanno più neuroni e le donne maggiori connessioni. Non è una fake news anche se non conosciamo il metodo seguito dalla ricerca e perchè si è giunti a queste conclusioni (a mio parere esposte in modo semplicistico e riduttivo). Il panorama scientifico oggi non è più inattaccabile ed esistono pareri opposti su qualsiasi argomento oggetto di ricerca. Il punto è che spesso ancora si utilizza la scienza (come si faceva nell’Ottocento quando esisteva un’eccessiva fiducia nel metodo sperimentale) per stabilire rigide gerarchie sociali. Qualche decennio fa, l’intelligenza, trasformata in un’entità sconnessa da educazione, emozioni e motivazione, era ritenuta misurabile “scientificamente” e “oggettivamente” tramite dei test creati ad hoc. Anche oggi si corre i rischio di essere riduttivi e di isolare dimensioni che sono strettamente intrecciate. Le ricerche da me esposte si contrappongono a questo modus operandi, sottolineando che, seppur minime differenze esistono, sono le stesse che si possono registrare tra uomo e uomo e tra donna e donna. In sostanza: le differenze comportamentali, nei gusti, nelle preferenze, negli atteggiamenti tra i due sessi non hanno una giustificazione scientifica (e assoluta) ma culturale (da noi creata). Spero di essere stata sufficientemente esaustiva nel rispondere alla Sua osservazione.

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