“L’attentatrice”

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“L’attentatrice”

di Y.Khadra

«“[…] Un islamista è un militante politico. Ha una sola ambizione: instaurare uno Stato teocratico nel proprio paese e godere pienamente della sua sovranità e indipendenza… Un integralista è uno jihadista oltranzista. Non crede alla sovranità degli stati musulmani né alla loro autonomia. Per lui sono solo stati vassalli che dovranno dissolversi a profitto di un unico califfato. Perché l’integralista sogna l’umma unica e indivisibile che si estenda dall’Indonesia al Marocco per assoggettare o distruggere l’Occidente, se non si converte all’Islam… Noi non siamo islamisti né integralisti, dottor Jaafari. Siamo solo i figli di un popolo depredato e deriso che si battono con i mezzi a loro disposizione per riconquistare la propria patria e la propria dignità, niente di più, niente di meno”.

Mi osserva un istante per controllare che abbia capito; poi, ripiombando nella contemplazione delle proprie unghie dal candore immacolato, continua: “Non ho conosciuto tua moglie, e mi dispiace. Tua moglie avrebbe meritato che le si baciassero i piedi. Quello che ci ha regalato, con il suo sacrificio, è per noi di conforto e di esempio. Capisco che ti senta ingannato. È perché non hai ancora compreso l’importanza del suo gesto. Per il momento è il tuo orgoglio di marito che si ribella. Un giorno finirà per abbassare la cresta e allora vedrai più chiaro e più lontano. Se tua moglie non ti ha detto nulla riguardo alla propria militanza non vuol dire che ti ha tradito. Non aveva niente da dirti. Non doveva rendere conto a nessuno. Perché si rimetteva a Dio… Non ti chiedo di perdonarla… Cos’è mai il perdono di un marito quando si è ricevuta la grazia del Signore? Ti chiedo di voltare pagina. Il romanzo continua.”
“Voglio sapere perché” dico stupidamente.
“Perché, cosa? È la sua storia, una storia che non ti riguarda.”
“Ero suo marito.”
“Non lo ignorava. Se non ha voluto confidarti niente, aveva le sue ragioni. Così facendo, ti teneva fuori.”
“Sciocchezze! Aveva degli obblighi verso di me. Non si pianta così il proprio marito, In ogni caso, non me. Non le ho mai mancato di rispetto. Ed è la mia vita che ha distrutto. Non solo la sua. La mia vita e quella di diciassette persone che non aveva mai visto e conosciuto. E tu mi chiedi perché voglio sapere? Bene, voglio sapere tutto, tutta la verità.”
“Quale? La tua o la sua Quella di una donna che ha capito qual’era il suo dovere, oppure quella di un uomo che crede che basti voltare le spalle a una tragedia per lavarsene le mani? Quale verità vuoi conoscere, dottor Amin Jaafari? Quella dell’arabo che pensa di essersela cavata con un passaporto israeliano? Quella del bougnoule di servizio per antonomasia che viene onorato a ogni piè sospinto e invitato a ricevimenti esclusivi per far vedere a tutti quanto si è tolleranti e pieni di riguardi? Quella di qualcuno che, voltando gabbana, crede di aver cambiato pelle e aver eseguito la più riuscita delle mute? È questa la verità che stai cercando o è la stessa che rifiuti?… No, ma su quale pianeta vivi, signore? Viviamo in un mondo che si dilania ogni giorno che Dio manda in Terra. Passiamo le serate a raccogliere i nostri morti e le mattine a seppellirli. La nostra patria è violentata in lungo e in largo, i nostri figli non sanno più cosa sia la scuola, le nostre figlie non sognano più da quando i loro principi azzurri preferiscono l’Intifada, le nostre città crollano sotto i mezzi cingolati e i nostri santi protettori non sanno dove sbattere la testa; e tu, solo perché te ne stai bene al caldo nella tua gabbia dorata, rifiuti di vedere il nostro inferno. È un tuo diritto, dopotutto. Ognuno si barcamena come può. Ma, per piacere, non venire a ficcare il naso tra coloro che stomacati dalla tua indifferenza e dal tuo egoismo, non esitano a donare la propria vita per aprirti gli occhi… Tua moglie è morta per la tua redenzione, signor Jaafari.”
“Tu mi parli di redenzione!” anch’io gli do del tu. “Ma sei tu ad averne bisogno. Osi parlare di egoismo a me, dopo avermi strappato l’essere che più amavo al mondo? Osi stordirmi con le tue storie di coraggio e dignità quando te ne stai nel tuo covo a mandare donne e bambini al macello? Apri gli occhi: viviamo sullo stesso pianeta, fratello mio, solo che non siamo sulla stessa barca. Tu hai scelto di uccidere, io di salvare. Quello che per te è un nemico, per me è un paziente. Non sono egoista né indifferente e ho lo stesso amor proprio di chiunque altro. Voglio solo vivere la mia vita senza essere costretto a rubarla agli altri”».

(da Y. Khadra, “L’attentatrice”, Milano, 2006, pp. 143-146)

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