Le atlete italiane (finalmente!) riconosciute professioniste

Una “vergogna insopportabile nel mondo dello sport”
che viene cancellata da una legge

di Giacomo Civino 

Un emendamento alla manovra 2020, approvato l’11 dicembre 2020 in commissione Bilancio del Senato, ha equiparato le atlete ai colleghi maschi. Un’iniquità che si ostinava a portare eventi e per la quale dure sono state le lotte e le proteste al livello internazionale. Un riconoscimento attesissimo e che l’ex presidente della Camera e deputata dem Laura Boldrini Boldrini, in un’intervista a Fanpage.it, ha commentato così: “Un cambio di passo, che cancella quella che fino ad ora era una discriminazione insopportabile nel mondo dello sport. Ora avanti con la lotta al ‘gender pay gap’”.

Grazie a questa modifica legislativa vengono estese alle donne le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo e in più le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo avranno diritto a un esonero dei contributi previdenziali e assistenziali al 100% per tre anni, fino al 2022. Con quest’emendamento, di fatto, le atlete italiane diventano professioniste a tutti gli effetti.

Non è di certo un caso se tale traguardo sia stato raggiunto proprio nell’anno del boom del calcio femminile, con una nazionale che ai Mondiali in Francia ha appassionato milioni di telespettatori appassionati tenendoli incollati agli schermi.

Laura Boldrini ha aggiunto: «Si tratta di un’ulteriore tappa di un percorso che era già stato avviato durante il governo Conte I. Io avevo proposto degli emendamenti al disegno di legge del governo in materia di ordinamento sportivo. Uno richiamava la necessità di garantire pari opportunità nell’accesso al professionismo sportivo, l’altro riguardava le molestie e le violenze nel mondo dello sport. La Commissione aveva dato parere negativo in un primo momento. Poi l’allora sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha dato parere favorevole. L’approvazione in commissione di Bilancio dell’emendamento sul professionismo, presentato dal senatore del Partito Democratico Tommaso Nannicini, è stato il passaggio successivo, che corregge un’insopportabile disparità».

L’introduzione del professionismo femminile diventa occasione di rilancio della più ampia questione del “gender pay gap”, ovvero della differenza salariale tra uomo e donna. Nel nostro Paese questa può arrivare anche al 20% di differenza nella retribuzione fra uomo e donna, a parità di mansione e di ore lavorate: nella classifica del World Economic Forum siamo all’82esimo posto. Un “gender pay gap” ancora troppo alto in Italia.

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