L’impronta di una donna

 

 


Parte 2

 
Un racconto
di
Emanuela Boccassini

Giunta a Milano, dopo aver consegnato il messaggio a chi di dovere, prende pochi effetti personali e parte alla volta di Genova, dove due navi, la “Piemonte” e la “Lombardo”, sono in procinto di salpare e dirigersi verso Marsala, raggiunta l’11 maggio 1860. L’idea di essere solo in due, lei e Rose, è presto smentita, altre donne si sono unite ai Mille di Garibaldi e hanno accompagnato i propri mariti come Tonina (Marinelli), promossa e decorata sul campo di battaglia, che si è tagliata i capelli e ha indossato abiti maschili per non essere lasciata a terra e Maria (Solasco Martini), l’infermiera che guarisce persino le anime, e le sue aiutanti Giulia e Antonietta, dedite anche alla raccolta dei feriti sul campo di battaglia e all’approvvigionamento.  
  

Le lunghe marce e la vicinanza di sentimenti concedono loro conversazioni leggere e di creare dei legami forti. Giulia si sente particolarmente vicina a Rose, energica, pronta a rimboccarsi le maniche in qualsiasi momento, sincera e vera, con lei parla delle sue idee e la sente ancora più vicina.

«La patria è un bene prezioso. È ciò che ci rende speciali, ciò che ci unisce. In fin dei conti siamo tutti italiani, proveniamo da città diverse, ma è lo stesso sole che ci riscalda, la stessa terra che ci nutre, lo stesso passato che ci unisce, le tradizioni ci differenziano quel tanto che è giusto per avere un’identità. Ma l’Italia è il nostro futuro insieme, il nord non potrebbe vivere senza il sud e viceversa: siamo due facce di una stessa medaglia».
«Sono d’accordo e per me è stato fondamentale l’incontro con Mazzini, mi ha illuminato e solo allora ho compreso quale sarebbe stato il mio destino. Tu da chi sei stata influenzata?»
«Ho studiato e letto molto. Ho seguito l’opera e le azioni della principessa di Belgiojoso. Mi ha molto colpito… è una donna straordinaria, a mio avviso. Certo non tutti la amano, ma il mondo va così, non si può pretendere di piacere a tutti. E poi non credo che le importi molto, lei va per la sua strada e anche io ho scelto la mia».
«In effetti…»
«E tu perché sei qui?»
«Come ti ho detto sono convinta della giustezza delle nostre azioni».
«E tu Tonina?»
«Ho seguito mio marito. Non volevo lasciarlo solo… la paura di perderlo era più forte della paura di morire».
«Capisco…»

I rumori dei colpi di cannone finalmente cessano. C’è un silenzio che non presagisce nulla di buono, ma solo altra sventura, altri morti, altri feriti di cui occuparsi. Al buio e al silenzio, Giulia si chiede se valga la pena versare tutto quel sangue, perdere tutte quelle giovani vite. Pensare alla guerra è un conto, esserci catapultata e viverla direttamente è altro. Ma i suoi sentimenti patriottici la portano immediatamente a scrollare pensieri sciocchi e inutili. È lì e deve combattere perché non c’è gioia più intensa che vivere in e per la libertà. Durante la battaglia, armati di sole baionette i garibaldini mettono tutta l’anima e la forza in corpo, rispondono colpo su colpo. Ci sono perdite da entrambe le parti, ma tutti sono pronti a combattere sino all’ultima goccia di sangue, Giulia per prima. Si rende conto che una vittoria può rinvigorirli e triplicare le energie. Combatte come un’amazzone, in preda a una furia indicibile. Cerca l’avversario, lo punta e si lancia su di lui con tutto il vigore possibile. Ne uccide alcuni, ma poi si accorge che un soldato borbonico, ferito da Garibaldi, finge di essere morto, da lontano scorge un movimento furtivo: lo vede allungare le mani per raggiungere la propria baionetta e colpire Giuseppe alle spalle. Convinta che la vittoria e l’unificazione d’Italia è possibile solo grazie al talento militare, alla tenacia e al carisma del generale, senza pensarci troppo, si getta su Garibaldi e la punta micidiale del nemico penetra nel suo petto, mentre lei stessa colpisce il guerriero. L’eroe dei due mondi la prende tra le braccia e la conduce dalle amorevoli infermiere che si occuperanno di lei.

Rose e Tonina accorrono, ma subito si rendono conto di poter fare poco per quella giovane ventenne che aveva immolato la vita per un bene superiore. La battaglia dura poche ore, la situazione appare sbilanciata, il numero dei soldati borbonici è notevolmente superiore, eppure i garibaldini, che sembrano pronti per la ritirata, su incitamento di Garibaldi caricano il nemico, lo inseguono, stremati nel corpo e nello spirito, ma riescono comunque a mettere l’esercito avversario in fuga. Il destino è segnato: quell’inaspettata vittoria apre le porte all’Italia unita. Intanto le due amiche cercano di distrarre Giulia dal dolore, la ferita è profonda, il sangue sgorga copioso e Giulia è consapevole del sopraggiungere della morte. Vorrebbe vedere un’ultima volta il suo eroe, l’uomo che l’ha condotta lì, che le ha permesso di assolvere al suo compito, ma è impegnato sul campo di battaglia.
«Tante poetesse hanno infervorato gli animi sonnolenti con i propri versi, alcune incitando noi donne a compiere il nostro dovere. La situazione mi riporta alla mente le parole di Laura Mancini Oliva
…Il ciel ripose
in noi madri, in noi spose,
le sorti liete della patria o il danno…
Se concordi saremo dell’alta impresa
Restano i figli nostri in sua difesa.
Io non ho figli cui affidare la difesa della mia patria, ma ho immolato me stessa, mi auguro che il mio gesto valga a rendere onore alle donne che patiscono le perdite subite».

«Non ti affaticare, risparmia le forze. Vedrai che andrà tutto bene…»
«Ogni cosa ormai mi appare silenziosa e buia. Nessun rumore, nessun dolore, rimane solo la speranza che il mio misero contributo possa rendere grande la mia terra, la mia adorata Italia».
L’ultimo respiro e l’ultimo pensiero sono tutti per lei, per il bel paese. Per l’italica speme in un futuro di riscatto, in un futuro di libertà e indipendenza, in cui il popolo unito si senta padrone del proprio destino, della terra che lavora, delle case che abita, senza temere un padrone straniero.

In una tomba avvolta dall’oblio e dall’ignoranza giace una fanciulla come tante, che ha lottato per una causa comune a uomini e donne, che, dimentichi delle proprie differenze, lottano in vari e diversi modi per il più alto e onorabile amore: la patria.
Il viso e la mano di una donna, di Rosalia, sempre energica e combattiva, sono le ultima cose che vede, la sua voce, gli ultimi sussurri che ascolta e in cuor suo sa che con persone come la sua amica, il suo sogno si avvererà, anche se non lo potrà mai vedere con i suoi occhi.

 

(fine)

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