“L’Italia non è un Paese povero”

Il regista Ivens
 Il regista Ivens

Come un regista controverso
salvò una pellicola “scomoda”

di Sergio D’Amico

Il nome di Tinto Brass viene solitamente associato alla serie di film erotici da lui realizzati nell’arco degli ultimi decenni.

Al contrario, non è noto a molti il suo fondamentale contributo al recupero di un documentario che avrebbe dovuto descrivere il progresso del nostro Paese nel secondo dopoguerra. Ma che fu censurato e boicottato dagli stessi committenti per i suoi contenuti compromettenti. “L’Italia non è un Paese povero”, nella sua completezza, ci restituisce, infatti, un’immagine veritiera – ma amara – della nostra Penisola agli albori del Boom economico. 

Un’operazione astuta

La vicenda ebbe inizio nel 1959, con la geniale intuizione di Enrico Mattei di realizzare un film che illustrasse gli straordinari progressi che l’industria energetica nazionale stava compiendo per assicurare prosperità e benessere all’Italia, da poco uscita dalla guerra. La dirigenza democristiana dell’epoca appoggiò l’allora presidente dell’Eni, dando incarico alla Rai di attuare il progetto. Questo fu affidato al celebre documentarista olandese Joris Ivens, che strutturò il film come un viaggio a tappe, ognuna delle quali coincideva con il sito in cui sorgeva un impianto dell’industria petrolifera italiana: Cortemaggiore, Porto Marghera, Ravenna e Grottole, in Val d’Agri. 

Un ritratto impietoso

Al termine delle riprese, però, la pellicola mostrò il volto di un’Italia ben diversa da quella che ci si prefiggeva di raffigurare. Alieno da ogni compromesso, Ivens divulgò l’immagine di un Paese in parte ancora immerso in una miseria e in un’arretratezza ataviche, degne di uno stato del Terzo Mondo. E lontanissimo dai toni trionfalistici che si sarebbero voluti imprimere al film. Gli apparati politici e industriali non gradirono, naturalmente, gli esiti dell’operazione. Il documentario, privato delle sequenze più compromettenti, fu mandato in onda in tarda serata, nel 1960, e mai più ritrasmesso. Il negativo originale fu distrutto, e sorte analoga toccò a tutte le copie realizzate. Tutte, tranne una. 

Un provvidenziale salvataggio

Uno degli aiuto registi di Ivens, il giovane veneziano Tinto Brass, aveva, infatti, segretamente conservato una copia completa del filmato, con l’intento di rimontarla in una versione adatta a essere proiettata nelle sale cinematografiche. Ma l’accanimento della censura aveva reso impossibile anche questo tentativo. Soltanto nel 1997, grazie a un altro documentario (“Quando l’Italia non era un paese povero” di Stefano Missio), la vicenda è stata resa nota nella sua completezza. E il pubblico ha potuto, finalmente, assistere a un autentico capolavoro di arte cinematografica e di onestà intellettuale. Che ha ispirato, fra l’altro, l’eccellente documentario di Daniele Vicari “Il mio Paese”.  

Approfondimenti

Bibliografia

– AA. VV., “Cinema italiano. Annuario 1997”, Il Castoro, 1998.
– A. Grasso, “Storia della televisione italiana”, Garzanti, 2000.
– S. Missio, “Cercando «L’Italia non è un paese povero»” in “Il mio Paese di Daniele Vicari”, Rizzoli, 2007.
– V. Tosi, “Joris Ivens. Cinema e utopia”, Bulzoni, 2002.
– Laura Morandini, Luisa Morandini, M. Morandini, “Il Morandini 2009”, Zanichelli, 2009.

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