“Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” di Salvatore Basile



Un cammino alla ricerca
dei perché della vita e di se stessi


di Emanuela Boccassini 

 

Il romanzo di Salvatore Basile, “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” (Garzanti editore), è un’intensa e tenera storia di vita e dell’inevitabile cambiamento che avviene in ciascun individuo.
Il protagonista, Michele Airone, ha trenta anni e una vita solitaria, scandita da soliti orari e gesti. Fatta di senso di inadeguatezza, di silenzi, di un immenso vuoto.

 

 

 

 

L’abbandono della madre, quando aveva sette anni, e l’atteggiamento cinico e disfattista del padre condizionano l’approccio di Michele verso il resto del mondo, dal quale rifugge limitandone il più possibile i contatti e costruendosene uno tutto suo, in cui nessuno può affacciarsi, ancor meno farne parte. Ogni sera si rifugia sul treno, inala gli odori, divenuti ormai familiari, lasciati durante la giornata dai viaggiatori, pulisce e raccoglie gli oggetti smarriti, trovati sul ‘suo’ treno, unico punto fermo della sua vita, di cui si circonda per riempire la sua esistenza. Quella di Michele è la storia dell’anima di un bambino nel corpo di un uomo. Di un’anima afflitta, che porta addosso un fardello di rabbia e dolore, prima di capire cosa sia l’umana esistenza.

 

Michele vive non solo i tormenti e le delusioni proprie, ma anche e soprattutto quelli del padre, che lo cresce insegnandogli a diffidare di tutto e di tutti. A non permettere a nessuno di entrare nel suo piccolo universo. Quella del giovane Airone è la storia di una ferita profonda, ancora aperta e sanguinolenta, in grado di anestetizzare sentimenti e sofferenza, trasformandoli in apatia, in ritmi ogni giorno uguali a se stessi. Ma è anche la storia di un viaggio che conduce il protagonista verso la propria metamorfosi, verso un’apertura inattesa e verso la speranza.

 

Con estrema eleganza e intimità, Basile schiude al lettore una finestra su patimenti e disinganni di una giovane vita non ancora vissuta. Come un microscopio, l’autore osserva i lenti ma evidenti e inesorabili cambiamenti dell’animo umano e ne esamina con delicatezza le varie sfumature.

Michele nel suo essere speciale potrebbe rappresentare la chiusura della società contemporanea, caratterizzata da indifferenza, superficialità ed egoismo, non disposta a concedersi agli altri per paura di mostrarsi per quel che si è, per timore di essere giudicati o derisi, per proteggersi dalla cattiveria altrui. Ma la vita è in continuo movimento e il fato ci pone sempre dinanzi a eventi destinati a stravolgere gli equilibri conquistati faticosamente. L’uragano che sconvolge Michele si chiama Elena, capelli lunghi e neri, occhi tondi e grigi, viso gentile e una vitalità disarmante e coinvolgente. Elena, dal primo istante in cui posa il proprio sguardo su Michele, ne percepisce la bontà, la tristezza, la chiusura e la solitudine. Quando il giovane trova sul treno il suo diario rosso, quello che sua madre aveva portato con sé, la giovane lo spinge a cercare la genitrice. Lo convince a partire alla ricerca delle risposte ai suoi mille perché.

 

Incitato da Elena, quindi, Michele inizia il suo iter di iniziazione alla vita, quella vera, quella sul campo (non fatta di libri e film). Quella che dopo una breve ed effimera gioia riserva solo dolori, che pone dinanzi a scelte difficili ma importanti e necessarie, che accarezza e subito dopo schiaffeggia con violenza. In una settimana il protagonista impara più di quanto abbia appreso in trent’anni, lì nella solita stazione ferroviaria, con i soliti turni e le azioni consuete. Partito con un bagaglio leggero, costituito da diffidenza e ingenuità, insicurezza e inesperienza, ritorna rinnovato, deciso a non lasciarsi scivolare la vita tra le dita. Impara a dare un colore a se stesso, alla sua esistenza e ai suoi giorni. Un colore che lo rappresenti e che lo avvicini a chi ne ha uno che si abbini alla perfezione. Un colore che sappia di sole, speranza, passione e vivacità. Impara che il mondo è fatto di persone completamente diverse tra di loro, ma capaci di lasciare un’eredità emotiva anche dopo un incontro breve, sia in senso negativo che positivo. Dalla signora con i capelli viola, per esempio, apprende che è necessario dare una possibilità alle persone in generale, alla madre in particolare, di cui deve ascoltare le spiegazioni prima di decidere se odiarla o meno. Capisce che non soffrono solo i figli, ma anche i genitori, a volte, vengono abbandonati dalla propria prole. Impara da Erastos il greco che bisogna sognare, avere uno scopo nella vita e che si ha il diritto e il dovere di realizzare i propri sogni. Comprende dalla coppia al ristorante che l’amore, vero e duraturo, e la speranza esistono e che si deve cedere alla rassegnazione.

 

Impara che le persone, tutte indistintamente, hanno segreti, a volte mentono, anche per paura, nel tentativo di proteggere chi si ama. Impara che non sempre ci sono risposte per le domande, che le cose capitano per destino o volere di Dio. Allora bisogna affrontare la vita con coraggio e determinazione, anche sbagliando. Perché gli errori fanno parte del processo di crescita. Ma le vecchie abitudini sono dure e ardue da eliminare. Michele si rende conto di “quanto fosse difficile per lui rapportarsi con le persone, entrare nel mondo degli altri senza esserne sopraffatto o sentirsi confuso”. Ma tra dubbi, passi indietro, stimoli, incontri curiosi e importanti, timori, Michele porta a termine il suo viaggio e ritorna a casa diverso, carico di ‘doni’ inaspettati, ricevuti lungo la sua strada tortuosa e faticosa. Torna soprattutto arricchito e consapevole che la vita comincia quando si impara a mettersi in gioco.

 

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