Malaparte arcitaliano nel mondo

Curzio Malaparte
 Curzio Malaparte

In mostra alla Biblioteca di via Senato a Milano

Curzio Malaparte, Curt Erich Suckert, ha saputo rappresentare con passione travolgente e autenticità “scomoda” la cultura italiana del Novecento. La mostra, organizzata dalla Fondazione Biblioteca di via Senato, ha il merito di porre l’attenzione su di un personaggio che si è distinto nei campi

del giornalismo, della letteratura e della fotografia, usata come testimonianza e denuncia, laddove la parola non riusciva a raccontare lo sgomento della guerra. Vengono esposti, per la prima volta, alcuni documenti e fotografie dell’Archivio Malaparte, acquisito nel 2009 dalla Fondazione, che testimoniano i fatti salienti della vita del giornalista e dello scrittore, conosciuto e apprezzato in Italia e nel mondo. Malaparte, nato a Prato nell’anno 1898, termina la vita a Roma il 19 luglio 1957. Lascia scritto con tono irridente quale dovrà essere il suo luogo di sepoltura: “E vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per poter sollevare il capo ogni tanto e sputare nella gora fredda del tramontano”. La ritirata di Caporetto nel 1917, con i fanti mandati “disumanamente” allo sbaraglio, lo tocca nel profondo e marca a vita il suo animo e il pensiero politico e sociale.

Ad essa dedica la pubblicazione, a sua spese, del libretto “Viva Caporetto!”, subito sequestrato. Anche la riedizione successiva con il titolo “La rivolta dei santi maledetti” segue la stessa sorte. Del fascismo sente l’impeto di movimento rivoluzionario che gli richiama il programma e l’azione del sindacalismo rivoluzionario dei primi del secolo e perciò vi aderisce nel 1922. Attratto dall’attività giornalistica, è caporedattore della “Fiera letteraria”, fonda con Bontempelli la rivista “900”, dirige ed è proprietario della casa editrice “La voce”, lavora su “L’italiano” con Longanesi, dirige la Stampa nel 1929 da cui verrà licenziato due anni dopo, infine fonda nel 1933 la rivista “Prospettive” su cui scriveranno illustri letterati, quali Elsa Morante, Moravia, Saba, Montale e disegneranno artisti come Guttuso.

Inviato dal Corriere della Sera nelle zone di guerra nel 1939 in Etiopia al seguito delle truppe italiane e poi in Grecia,  descrive con grande pietà i bombardamenti subiti dalle popolazioni locali. E’ con le truppe tedesche nei Balcani, in Romania e Polonia. Quando la scrittura è impotente a descrivere le distruzioni si affida alle foto, che costituiscono “involontariamente” vere e proprie opere d’arte e divengono esse stesse racconti di fatti che la parola non può e non sa dire. “Kaputt” è il risultato dei suoi viaggi attraverso le terre d’Europa, ridotta a “terra di rovine, ruderi, polvere e morte”. Spettatore dello sfacelo, annota quanto vede e cerca di raccontarlo: “Gli orrori, le sofferenze della gente, le crudeltà efferate, tutto è riflesso nella decadenza di una terra ormai logora e spossata, che non ha più neanche possibilità di essere salvata”. Raccoglie le corrispondenze dalla Russia e dai Balcani e le pubblica nel 1943 nel volume “Il Volga nasce in Europa”, mentre nel 1949 è la volta di “La pelle”, accolto con feroci polemiche soprattutto dai napoletani.

Nel 1953 cura con grande successo di lettori, per il settimanale “Tempo”, la rubrica il “Battibecco”. Compie gli ultimi viaggi nel 1956 ad Atene, a Mosca e a Pechino, dove incontra il Presidente Mao Tse-tung, e riporta gli articoli sulla rivista “Vie Nuove”. Questo è l’ultimo viaggio, durante il quale si ammala gravemente. Muore l’anno successivo, ma non prima di aver dichiarato: “Fino all’ultimo io rimarrò fedele alle mie speranze, alle mie illusioni, alle mie immagini più care e più irreali”. La mostra è aperta dal 2 marzo al 26 settembre 2010, Fondazione Biblioteca di via Senato, 14 – Milano, Ingresso libero. Per visite guidate e attività didattiche info 02 76215314-323.

Lascia un commento