Miniatori e Miniatrici

Codici illustrati: un’arte anche femminile

di Barbara Saccagno 

La Storia non è, in realtà, statica ma si rinnova raccontandosi e svelandosi ad ogni passo, sul solco delle nuove ricerche, e scoperte, archeologiche, storiche ed artistiche: così si ri-scopre il passato con nuove consapevolezze. E si può rintracciare un’insospettabile presenza di donne in ambiti che spesso, ed erroneamente, crediamo appannaggio del mondo maschile o che riportino sempre la “firma” di un uomo. È il caso dell’arte delle miniature.

Immaginatevi il silenzio di un convento medievale, lungo il chiostro coperto tra le colonne c’è una porta lignea massiccia, dietro si cela il luogo sacro della “magia”, dove gli artisti del miniato creavano straordinari codici illustrati. Solo così possiamo definire gli artifex, artisti, che con la loro finezza culturale ed altissima maestria tecnica hanno realizzato meravigliosi capolavori finemente miniati, che ancor oggi ci lasciano senza fiato.

Il pensiero corre al Nome della Rosa, a quelle atmosfere “gotiche”, e lì alla luce delle finestre, immersi nelle ombre di candele, chini sui codici, sono certa che pensate ai frati, lavoravano alacremente i maestri d’alto ingegno e fine mano dalla precisione assoluta.
E se, invece, vi dicessi che fu una delicata mano muliebre ad essere la magistra tecnica ed artifex creativa quella curva sulle pagine del codice miniato, ci credereste?
Ciò vi lascia perplessi, da saltar sulle sedie? Eppure fu la realtà.

D’altronde, la “storia” che si tramanda a scuola mette in risalto i geni maschili, le quote rosa non sono quasi mai citate, sebbene la Storia è femmina, ma, per secoli, è stata scritta e diretta da uomini. Così, le tracce delle donne di “genio” sono state volutamente dimenticate o sotto taciute. Fortunatamente negli ultimi anni stanno tornando alla luce, grazie a nuove ricerche emergono i segni femminei in ambiti che si credevano a loro preclusi e la historiae magistra vitae si riscrive nuovamente, cambiando direzione.
In realtà, donne artiste, nel senso classico ossia di “tecniche”, sono sempre esistite; certo in numero minore per via della struttura sociale antica, ma è pur vero che ciò non significa che non ve ne siano state.

Curioso, poi, scoprirle proprio nel campo delle miniature medievali che si è sempre pensato esclusivo settore maschile e nel tempo che si crede età buia. Questo è l’errore più macroscopico ed assoluto che si possa mai fare, perché il Medioevo splende di quella luce che ancora oggi ci accompagna tutti i giorni in tanti gesti ed attività quotidiane, come ben racconta il medievista Alessandro Barbero, ad esempio, banalmente nell’indossare pantaloni ed occhiali o nel pagare una polizza assicurativa.
Dunque, le donne miniatrici c’erano ed erano in “gamba”!

Naturalmente per esser “libere” di poterlo fare erano sovente “chiuse” in conventi, ma nulla toglie alle loro capacità. Erano abili e consapevoli, sono ritratte, o autoritratte, nei codici miniati perché erano famose e, a quanto oggi sappiamo, le più note provenivano, più spesso, dal Nord Europa, ma ci saranno state ovunque. Basta scavare meglio nelle pagine del passato per scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo che ci illumina sui segreti di mondi che ci sembrano lontanissimi eppure così vicini da continuare ad innestarsi nei nostri Dna di gente del futuro.

I conventi erano per le monache di alta estrazione luoghi elitari dove poter coltivare la cultura ed apprendere nel corso di tutta la vita, libere dai rigidi doveri familiari, e lì, infatti vi troviamo figure di rilievo e di spessore che non passavano certo in secondo piano, come, ad esempio, Ildegarda di Bingen santa e donna di vastissima cultura o di una suora che nel X secolo ha l’orgoglio di firmarsi in un codice miniato “Ende, pittrice e aiutante di Dio”, insomma una che non si credeva di certo seconda a nessuno.

Ancor più interessante, però, è ritrovarle a lavorare fuori dalle mura protette del claustro, segno che non era solo in abito monastico che si poteva esprimere il proprio talento. Ad esempio, come titola un articolo di Fioravanti per il Festival del Medioevo, “Il selfie di Claricia”, c’è stata Claricia copista laica che si firma con un autoritratto chic nelle vesti di affascinante donna del Duecento piena di consapevolezza, fissata in eterno dalla sua stessa mano a ribadirci saecola saecolorum la grandezza della sua arte.

Questo non dovrebbe stupire, queste figure “fuori dalle righe” e dai conventi sono arci note, vere star, quali, ad esempio, per citarne qualcuna super famosa, la regina Teodolinda, la grande Matilde di Canossa e l’impavida, ma non fortunata, Giovanna d’Arco. Segni che dimostrano che intraprendenza e potere si esercitavano anche nell’altra metà del cielo, alla faccia del maschilismo imperante dell’evo medio.

Allora è chiaro che bisogna rituffarsi nella Storia per cercare le tracce di un mondo certo più complesso di quello che possiamo immaginare e far emergere anche le donne, mai come ora! Il contemporaneo è una delle epoche più buie per la tutela dei diritti e per le uguaglianze, basta guardarsi intorno per accorgersene, è, perciò, fondamentale aver la consapevolezza che non ci sono rigidi schemi insuperabili e spazi preclusi a nessuno.
Se il mondo si vuole cambiare bisogna essere un po’ “folli” e saltare oltre la siepe, per vedere davvero ciò la Storia è e quanto liberi possiamo di essere ciò che desideriamo.

Lascia un commento