Mitologia maya

 

La genesi e il pantheon
di un’antica civilità

di Sara Foti Sciavaliere

Antica civiltà precolombiana stanziata nell’America centrale, i Maya, noti in questi ultimi anni soprattutto per la profezia sul 2012 decifrata dal calendario di questa popolazione, ritenuto avanzato per i loro tempi, vanno ricordati anche per lo sviluppo della scrittura, dei sistemi numerici e lo studio delle stelle. Essi inoltre posseggono un ricco patrimonio mitologico però poco conosciuto poiché la maggior parte dei loro scritti è stata bruciata dagli Spagnoli in occasione della Conquista.

 

Solo quattro codici – il codice di Dresda, il codice di Madrid, il codice di Parigi ed il codice Grolier – sono giunti fino a noi. Esistono comunque dei libri che sono stati scritti dopo la Conquista spagnola, come il Popol Vuh (“Libro del Concilio”) che è una raccolta di miti e leggende dei vari gruppi etnici che abitarono la terra Quiché, uno dei regni maya in Guatemala.
I Maya hanno immaginato un complesso panthéon  e i numerosi sacerdoti al servizio delle divinità erano temuti e venerati dal popolo, la loro influenza si faceva sentire su tutte le classi sociali. Presso
questa civiltà si affermava la credenza di una vita dopo la morte e, secondo le azioni del defunto nella sua vita terrena, accedeva al paradiso o agli inferi.

Il mito delle origini

Come per i racconti della genesi di altre culture, anche tra i Maya appare quello del silenzio e le tenebre originali. Nulla esiste e l’universo sarò creato dai progenitori, Gucumatz e Hurakán, il Cuore del Cielo, ed Ixpiyacoc con Ixmucané, nonni dell’Alba. 
La creazione dell’essere umano poi passò per varie prove fino a giungere al suo stato definitivo. Nel primo tentativo, la materia usata fu il fango, “ma videro che non andava bene, perché si disfava”, non poteva camminare né moltiplicarsi, “all’inizio parlava, ma non aveva intendimento”. Nel secondo tentativo, i progenitori decisero di fare fantocci di legno che assomigliavano all’uomo, parlavano come l’uomo “ma, benché si moltiplicassero, non avevano anima, intendimento né memoria del suo creatore, camminavano senza rotta e a gattoni”. Furono distrutti e sopravvenne un gran diluvio.
La  prova definitiva di creazione concluse con gli uomini di mais che furono quattro: Balam-Quitzé, “Tigre sole” o “Tigre fuoco”; Balam-Acab, “Tigre terra”; Mahucutah, “Tigre luna”, ed Iqui-Balam, “Tigre vento o aria”. Questi erano dotati di intelligenza e buona vista, della facoltà di parlare, camminare ed afferrare le cose. Erano inoltre buoni e belli.

La leggendaria importanza del mais

Lo sviluppo degli esseri umani si identifica tra i maya con la principale coltivazione e fonte di sostentamento, il mais: “di mais giallo e di mais bianco si fece la sua carne; di massa di mais si fecero le braccia e le gambe dall’uomo”. 
Il mais ha costituito, per tutte le civiltà mesoamericane, un’importanza cruciale. Nella tradizione Maya il terzo dio in ordine di importanza, dopo il dio del Cielo e il dio della pioggia, era Yam kax, dio del mais. Veniva raffigurato come un giovane dagli occhi e orecchie grandi e sporgenti, con la testa ornata da una pannocchia. I rituali e le offerte al dio del mais erano di rilevanza fondamentale e si svolgevano a intervalli regolari.
Secondo una leggenda maya, il mais si trovava nascosto sotto una montagna di roccia dura. Per prime lo scoprirono le formiche, che avevano scavato una galleria e lo portavano via chicco per chicco. Una volpe un giorno rubò un chicco e lo assaggiò. Fu così che anche gli altri animali e infine l’uomo lo scoprirono. Pregarono gli dei perché li aiutassero e questi fecero cadere un fulmine sulla roccia che custodiva il granoturco, abbrustolendo parte dei chicchi. Da qui nacquero le 4 varietà del mais: rossa, nera, gialla e bianca. 

Pantheon maya

Itzamnà: il signore dei cieli, del giorno e della notte, il cui nome significa “casa dell’iguana”. Normalmente appare anche come un dio quadruplo, caratteristica magica che si vede anche nella cabala ebrea ed il tetragrámaton, le quattro lettere di Dio ed il valore magico del numero quattro.  
Rappresenta la morte ed il rinascimento della vita nella natura. Itzamná è legata al dio Sole, Kinich Ahau, e alla dea Luna. A questo dio era attribuito l’invenzione della scrittura, dei libri e è considerato il protettore della medicina.   
 
Ixchel: dea della luna, dell’acqua e della fecondità femminile, rappresentata come una vecchia donna indemoniata, u n’anziana con artigli nelle mani che porta un serpente attorcigliato nella testa ed una lunga gonna fiorita con ossa.
Alcuni studiosi pensano che il suo nome deriva dalle parole con le quali pare si definì agli uomini: “Itz in Caan, itz in muyal” (“Sono la rugiada del cielo, sono la rugiada delle nuvole”). Di spirito malvagio utilizza il suo potere sull’acqua per produrre i temporali ed inondazioni tropicali.
 
Chac: risaltava per il suo lungo naso, è il dio della pioggia e di solito appare moltiplicato in “chacs”, divinità che producono la pioggia vuotando le zucche e lanciando asce di pietra. Le “uo”, rane, sono i suoi accompagnatori ed agiscono come annunciatrici dalla pioggia. 
 
Ixtab: dea del suicidio. È rappresentata con una corda attorno al suo collo e con segni di putrefazione sul suo viso.
Per i Maya, i guerrieri che morivano in combattimento, le vittime dei sacrifici agli dei, le donne che morivano di parto, i sacerdoti ed i suicidi andavano direttamente al cielo dopo la loro morte; Ixtab discendeva dal cielo a raccogliere le loro anime e le conduceva al paradiso affinché si riposassero all’ombra dall’albero cosmico. 
 
Ahpuch: il dio della morte, è associato alla civetta ed il cane. Simbolizza il principio del male che lotta con quello del bene. Ogni tanto sale di sera sulla terra alla ricerca di prede e gira intorno alle case dei malati ma, benché il rumore delle campane che indossa lo denunci, non può essere evitato. L’unica maniera che hanno gli umano di confonderlo è gridare e piangere in una maniera impressionante per fargli credere che non si trova nella terra bensì nel Mictlán e che passi lontano. 
 
Kukulcan: il dio dei venti e della respirazione ed il suo nome significa “serpente piumato”. Appare come il signore del vento perché dirige e governa l’imbarcazione che lo condusse nello Yucatan e al paese che fondò.
 

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