“Monolith”

Monolith_poster

 

Una grande occasione mancata

di Frédéric Pascali

Le trasposizioni, si sa, sono operazioni complicate e dai contorni molto spesso sfuggenti, se poi non le si affronta con il giusto piglio il fallimento si profila dietro l’angolo. Un vicolo cieco in cui, sfortunatamente, è approdato il lavoro diretto da Ivan Silvestrini, al suo terzo lungometraggio “Monolith”, con il quarto, ”Arrivano i Prof”, in uscita nel 2018.

 

 

Ispirato all’omonimo fumetto scritto da Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, con i disegni di Lorenzo Ceccotti, certificato dallo stesso editore, “Sergio Bonelli”, con la sua presenza nel novero dei produttori, gli altri due sono “Sky Italia” e “Lock & Valentine”, “Monolith”, incapace di spogliarsi delle sue fattezze cartacee, si perde in tante imperdonabili debolezze che ne affossano inesorabilmente tutte le buone intenzioni di partenza.

Trama
La storia viaggia guidata da Sandra, una ex postar in crisi d’identità materna, che in compagnia del suo bimbo di 2 anni, David, attraversa le assolate strade californiane a bordo di una “Monolith”,un Suv blindato super tecnologico ed estremamente sicuro. Un attacco di gelosia nei confronti del marito cambia l’itinerario e il corso degli eventi. Dopo aver investito un cervo, nella notte la donna si ritrova fuori dall’auto con il figlio prigioniero all’interno e tutt’attorno il deserto. La situazione appare disperata e il tempo per risolverla è ridotto a poche ore.

Funziona solo la musica
A parte gli evidenti problemi di recitazione, alcuni passaggi sconclusionati, l’improbabile terrore, o dolore, dei protagonisti, la pellicola di Silvestrini ha il difetto fondante di mantenersi in bilico tra le tensioni del rapporto uomo – macchina e quelle del rapporto madre – figlio senza mai riuscire a svolgerle compiutamente. Ci si perde nel labirinto a singhiozzi di sottolineature inefficaci e contraccolpi che non sono mai tali nell’attesa di un punto di svolta in grado di dare una sterzata possente a una narrazione zoppa e banale.

Troppo concentrata a valorizzare la protagonista, la statuaria Katrina Bowden, “Sandra”, la macchina da presa ristagna in inquadrature maliziosamente ammiccanti e la fotografia di Michael FitzMaurice finisce per essere relegata in toni più consoni a un videoclip fashion. Il dramma si trasforma in noia e nel finale sfiora il ridicolo, consolidando una serie di azioni sceneggiate con superficialità e con “tagli” troppo rapidi. Alla fine, delle intenzioni originarie degli autori, e dell’atmosfera ansiogena auspicata, rimangono solo le musiche di Diego Buongiorno.

Approfondimenti
Scheda del film
Regia: Ivan Silvestrini.
Sceneggiatura: Elena Bucaccio, Roberto Recchioni, Stefano Sardo, Ivan Silvestrini, Mauro Uzzeo.
Fotografia: Michael FitzMaurice.
Musica: Diego Buongiorno.
Interpreti principali: Katrina Bowden, Damon Dayoub, Brandon W. Jones, Justine Wachsberger.

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