Narrare le fiabe

 

10 regole per imparare
a raccontarle con arte

di Sara Foti Sciavaliere

I ritmi stressanti e pressanti troppo spesso allontanano i genitori dai propri figli tracciando delle profonde lacune educative e soprattutto ponendosi all’origine di una sempre maggiore solitudine emotiva che fa sentire i bambini abbandonati, trascurati, solo con se stessi, le loro paure e i loro dubbi. Gli esperti in campo pedagogico suggeriscono di riscoprire la fiaba come strumento dell’arte dell’educare e spazio per avvicinarsi ai propri figli, fornendogli i mezzi per conoscere e affrontare il mondo.

 

Gli adulti tendono a sottovalutare l’importanza del racconto fantastico, dimenticano l’effetto che suscitava in loro ascoltare una fiaba, immedesimarsi in un personaggio e trarne ispirazione nei momenti di scoraggiamento. Un genitore, tuttavia, imparare a riconoscerne il valore pedagogico e saperle raccontare.

Tre ragioni per ri-scoprire le fiabe

«Al bambino gettato in un mondo complesso ed ambivalente, pieno di punti interrogativi, le fiabe spiegano in un linguaggio vivo, che cos’è la vita e le cose che bisogna fare per diventare ‘persone’», è quanto sottolinea lo psichiatra Bruno Bettelheim, tra i più grandi studiosi di quest’ambito della letteratura. Alle sue affermazioni si accosta anche Italo Calvino dichiarando che le fiabe sono una spiegazione della vita dell’uomo di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Dunque la prima caratteristica della fiaba è la sua funzione pedagogica, in quanto insegna al bambino in modo simpatico e intelligente, parlando del bene e del male, dei vizi e delle virtù, delle gioie e dei dolori, e delle mille sfaccettature di cui è costituita la nostra esistenza sin dalla nascita. Insomma, si potrebbe, con Pino Pellegrino, che “le fiabe sono la filosofia dei bambini!”. Le fiabe sono un viaggio nel nostro universo interiore.

Una seconda ragione che giustifica l’importanza delle fiabe, ancora oggi, è il loro carattere terapeutico. Di fatto, seppure gli adulti si illudono che i bambini vivono in un mondo rosa senza preoccupazione, la realtà è che essi hanno paure e angosce, dubbi e incertezze, tensioni e interrogativi. La fiaba ha la capacità di rasserenare, dare conforto, rischiarare i momenti bui. Questo è possibile grazie all’uso del linguaggio simbolico, per esempio la strega sta per le persone cattive, la fata per quelle buone. I lati negativi del mondo interiore del bambino (odio, rivalità, paure) prendono forma concreta di figure spaventose (mostri, draghi, orchi), mentre gli aspetti positivi (gioia di vivere, generosità, amore) si esprimono assumendo la fattezza di personaggi forti e buoni (fata, vecchio saggio, nanetti). In tal modo, le paure e le angosce si concretizzano e, immedesimandosi nei protagonisti del racconto, per il bambino diventa più facile controllarle.

Infine, le fiabe salvano i sentimenti, perché, in un mondo ormai indifferente, ascoltare o leggere racconti favolistici permette al bambino di vivere una gamma di emozioni che favoriscono la formazione della personalità. Pino Pellegrino allora suggerisce: «Riportare le fiabe a scuola, perché “se è la ragione che fa l’uomo, è il sentimento a guidarlo” (J-J. Rousseau). Riportare le fiabe a scuola perché “un popolo che non racconta più fiabe, è condannato a morire di freddo” (C. Gatto Trocchi)».

«L’esperto Angelo Nobile ha trovato nelle fiabe ben sette stimoli che sono altrettante vitamine psicologiche per il bambino. Questi i sette doni:
– la fiaba nutre ed arricchisce la fantasia;
– dilata il mondo dell’esperienza infantile;
– favorisce ed accelera il processo di maturazione globale della personalità;
– potenzia il patrimonio linguistico e i mezzi espressivi;
– soddisfa i bisogni profondi di natura affettiva;
– affina il senso estetico;
– inizia al culto del buono, del vero, del bello». (P.Pellegrino, Astegiano Editore, 2010)
 

Tecniche e accorgimenti per narrare le fiabe 

Il messaggio è: guai a privare il bambino delle fiabe! “Non c’ è nulla di più moderno che raccontare una fiaba, nulla più utile alla crescita psicologica di un bambino” (P.Crepet). E per offrire al meglio quest’esperienza ai propri figli è necessario, come suggerisce Pino Pellegrino, tenere a mente dei consigli.

1. Innanzitutto, scegliere una fiaba che sia agile, comprensibile, rassicurante e, possibilmente, breve, in modo che possa essere raccontata tutta in una volta.
2. Bisogna parlare con voce calda, un po’ misteriosa, in un ambiente silenzioso e dalla luce soffusa. Un principio fondamentale sarebbe quello di non leggere il racconto bensì raccontarla.
3. È indispensabile l’immedesimazione, se il narratore non è coinvolto in prima persona non sarà convincente.
4. L’apertura e la chiusura della fiaba deve seguire le formule canoniche “C’era una volta…”, “E vissero felici e contenti” per non perdere l’effetto rassicurante.
5. Durante il racconto il piccolo può avere. Standogli vicino, tenendolo in braccio, si sentirà protetto e sicuro.
6. Un aspetto importante è la personalizzazione del racconto, concedersi delle piccole pause o digressioni quando il piccolo non riesce a seguire, per spiegare le parole che non capisce oppure semplicemente per spiare le sue reazioni.
7. Non vanno risparmiati gli elementi interpretativi: la giusta intonazione a ogni battuta, la modulazione della voce di certi personaggi, o ancora allungare gli aggettivi con la voce (dolcissssimo, lunghissssimo, veloooce).
8. Senza dimenticare il linguaggio gestuale. Gli studiosi sostengono addirittura il 60% di ciò che diciamo viene comunicato dalla gestualità; il 30% viene trasmesso dal tono della voce; solo il rimanente 10% è assegnato alle parole. Quando si racconta, deve essere tutta la persona a narrare.
9. Un errore da evitare è trasformare quest’esperienza, essenzialmente emotiva, in un pretesto per impartire lezioni, trarre la morale.
10. Infine, non ci si deve stancare di ripetere. Se la fiaba continua a piacere al bambino, vuol dire che risponde ancora a un suo bisogno profondo. Sarà lui stesso a voler cambiare quando non ne sentirà più necessità.

Approfondimenti
Bibliografia

– Pellegrino Pino, “Una fiaba al giorno toglie lo psicologo di torno”, Astegiano Editore, 2010. 

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