La narrativa dei fantasmi

 

Storia e caratteristiche
dei racconti del soprannaturale

di Sara Foti Sciavaliere

Il racconto di fantasmi, e in generale la narrativa del Soprannaturale, nasce nel Settecento. Un paradosso dato che si tratta del “Secolo dei Lumi” che celebrava la vittoria della raziocinio sulle vecchie credenze superstiziose. Tuttavia nel corso del XVIII secolo la novella fantastica, e in particolare quella d fantasmi, costituirà un esemplare sporadico nella produzione letteraria di molti autori.

 

Sarà tra la fine del Settecento e l’inizio del secolo seguente che nasceranno tutti i maestri riconosciuti del genere: Hoffmann, Poe, Gogol, William Austen, von Arnim, Maturin, Irving, Hawtorne, Merimée, Dickens, Le Fanu. Nella prima metà dell’Ottocento, il racconto spettrale e fantastico ha già prodotto i suoi massimi capolavori.

Nel saggio “Dalla fiaba alla fantascienza”, Roger Caillois tenta di tracciare una tipologia di questo genere narrativo, enumerando una serie di categorie.
« L’anima in pena che, per riposare nella pace eterna, esige il compimento di una certa azione. È il classico tema del racconto di fantasmi, e si trova già nell’antichità: per esempio nella storia della visione del filosofo Atenodoro, narrata da Plinio il Giovane. Le varianti sono infinite: il defunto che torna sulla terra per perseguitare il suo assassino, lo spettro incatenato al luogo dove ha cpompiuto il misfatto, e così via.
Lo spettro condannato a un eterno e disperato vagare. È la tradizione medievale della “Caccia selvaggia”, che ha origini in antiche leggende nordiche. Boccaccio la riprende nella novella di Nastagio degli Onesti. Nell’Ottocento ne trattano Austin e Maturin. Una sua eco è la tradizione dell’Ebreo Errante.
La donna-fantasma, seduttrice e mortale. Trasposizione maligna della Belle Dame sans merci dei romanzi cavallereschi, si rifà anch’essa a modelli arcaici. Poe vi si è ispirato per alcuni dei suoi racconti più efficaci.
La statua, il manichino e l’armatura, animati dalla volontà di un defunto o da una forza trascendentale, che compiono gesta terribili. Il “convitato di pietra” del “Don Giovanni” è forse l’esempio più noto. Ma il tema si ritrova in autori come Achim von Arnim, Mériméè, Hoffmann. Un suo riflesso è la leggenda ebraica del Golem, trattata da Meyrink.
La morte personificata che appare in mezzo ai vivi. È anche questo un tema risalente all’antichità più remota, che ha trovato in “The Masque of the Red Death” (n.d.r.“La maschera della morte rossa”) di Poe la trattazione più raccapricciante. Spesso, la morte gioca con la sua vittima come il gatto col topo, e il predestinato, credendo di sfuggirle, invece le cade in braccio. È il caso dell’apologo di origine persiana in cui il Califfo, per salvare il suo favorito dalla Nera Signora, lo fa fuggire a Samarcanda, laddove era destinato che essa dovesse incontrarlo.
I risorgenti, ovvero i morti che si assicurano una forma spettrale di pseudo-vita suggendo la forza vitale dagli esseri umani. È il tema vastissimo del vampirismo in tutte le sue forme. Già nell’“Odissea” i morti richiamati da Ulisse assumono voce e consistenza corporea bevendo sangue. Divenuto popolarissimo dopo la pubblicazione di “Dracula” di Bram Stoker (1897), è oggi in pratica un tema a sé stante nell’ambito della narrativa, e ha generato o assorbito una serie infinita di varianti. mummie maledette, zombies, ghouls, cadaveri animati, e così via. Prima di Stoker ne trattarono, peraltro con opere notevoli, molti altri autori quali Hoffmann, Balzac, Alexis Tolstoj, Gogol, e La Fanu (con il celebre “Carmilla”).
La “cosa” immateriale, invisibile e indefinibile, non viva e non morta, che uccide senza lasciare traccia. È un tema trattato, fra gli altri, da Maupassant, O’Brien, Bierce.
La strada fantasma, alla quale si accede attraverso una inavvertibile piega dello spazio e del tempo. Il tema ha molte varianti. La località spettrale può essere anche semplicemente una stanza che “non esiste” fra due porte consecutive in un corridoio. Un piano immateriale in un palazzo. L’interno di un armadio che si apre in un mondo popolato di fantasmi. Oppure, una città intera che vive in un evanescente intermundio. Tutti i principali autori del genere, da Poe a Jean Ray, ad Algernon Blackwood, si sono cimentati nell’argomento.»

Tutte queste tematiche hanno in comune un aspetto fondamentale:la violazione della separazione invalicabile fra il territorio della vita e quello della morte. L’apparizione dello spettro, del vampiro, della casa fantasma, demoliscono il ragionamento, introducendo un elemento di disordine che la mente non è in grado di accettare. Si disperdono le certezze, lasciando spazio allo Spavento.
Così negli anni del Positivismo ottocentesco, quando la materia viene divinizzata e al suo studio vengono affidate tutte le risposte, si afferma in maniera prepotente il fascino dell’occulto e dell’inspiegabile.

Approfondimenti
Bibliografia
– AA.VV. “Fantasmi italiani”, Pilo Gianni- Fusco Sebastiano (a cura di), Tascabili Newton, 1994.

 

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