“Once Upon a Time”

In una serie tv
il mondo delle fiabe
… senza lieto fine

di Sara Foti Sciavaliere

C’era una volta … Once Upon a Time, per gli anglofobi… è la formula classica che ci introduci nella narrazioni di una fiaba. Tuttavia, se il titolo è tradizionale, la storia che racconta è anticonvenzionale, stravolge i canoni della fiaba, sempre più in linea con le tendenze moderne di revisione della letteratura fiabesca. In “Once Upon a Time”, mondo reale e mondo fantastico si intrecciano e si scontrano, e se nelle fiabe c’è sempre un happy end, qui la storia viene riscritta ponendo il dubbio sul lieto fine.

Trama

Ancora una volta personaggio focale è Biancaneve, che in questi ultimi mesi è stata protagonisti sul grande schermo con altre due pellicole “ Biancaneve” con un’inedita Julia Roberts nei panni dell’invidiosa regina e “Biancaneve e il Cacciatore” interpretata da Kirsten Stewart, nota al pubblico nel ruolo di Bella nella saga di “Twilight”.

In “Once Upon a Time” la chiave dell’intrighi è Emma Swan (Jennifer Morrison), abbandonata dai genitori in tenera età, è una giovane donna forte e indipendente. Alla porta di casa sua un giorno si presenta il figlio undicenne, che la stessa in giovanissima età aveva dato in affidamento, il quale sostiene che lei è figlia di Biancaneve e del Principe Azzurro e che proviene dal mondo delle fiabe. Secondo il suo libro di fiabe è stata allontanata per proteggerla da una maledizione lanciata della Strega Cattiva. Emma non crede a ciò che le racconta il presunto figlio e lo riporta nel paesino del Maine nel quale vive, Storybrooke. Affascinata dal ragazzino, forse per un ritrovato senso materno, e incuriosita dalla strana atmosfera di quel piccolo paese tra i boschi, la ragazza si lascia convincere a fermarsi qualche giorno per aiutarlo per svelare la verità che tutti ignorano.

Emma, seppure dubiti delle convinzioni del piccolo Henry considerandole più le fantasie di un bambino solo, presto capisce che nella cittadina la realtà non è quella che appare. Forse il bambino non ha solo una fervida immaginazione! Nel paese, infatti, pare che siano intrappolati i protagonisti delle fiabe i quali, ignari delle loro magiche origini, ingaggiano una sorta di battaglia tra mondo fantastico e mondo reale, mentre Emma ed Henry devono trovare il modo di spezzare il sortilegio invocato dalla Regina Cattiva, anche incastrata nel mondo reale nei panni di un severissimo sindaco che controlla l’intera città e suoi cittadini, nonché è la madre adottativi di Henry.

Il percorso ideologico di “Once Upon a Time”

La serie fantasy, attualmente in onda in Italia su Rai2, debutterà il 30 settembre negli Stati Uniti con la seconda stagione. Tuttavia quando otto anni prima che l’episodio pilota di “Once Upon a Time” andasse in onda e gli autori Kitsis e Horowitz, ispirati a raccontare le favole per amore del «mistero e dell’emozione nell’esplorare tanti mondi diversi», presentarono la loro idea ai network, il loro progetto fu rifiutata a causa della sua natura fantasiosa. La loro carriera andò però avanti e dall’esperienza di “Lost” i due impararono a guardare alla storia secondo un diverso punto di vista, ossia che «i personaggi devono prevalere sulla mitologia».

Kitsis e Horowitz hanno spiegato che «come persona, devi vedere quello che manca nei loro cuori o nelle loro vite è il prendersi cura di sé… Secondo noi, bisognava concentrarsi sui viaggi dei personaggi e scoprire cosa gli è stato sottratto prima di giungere a Storybrooke – approcciarci in questo modo piuttosto che basarci su uno show che gira attorno a come rompere una maledizione». Per i suoi autori “Once Upon a Time” è animato dalla speranza.

Per porre un distacco nella narrazione dalla storia già conosciuta dal pubblico, gli autori decisero di iniziare la puntata pilota partendo dalla fine della fiaba di Biancaneve, enfatizzando i temi riguardanti famiglia e maternità. Kitsis e Horowitz hanno scelto, inoltre, di dipingere dei forti personaggi femminili, piuttosto che le classiche damigelle in pericolo. Horowitz sottolineò il loro desiderio di avvicinarsi ai diversi personaggi ponendosi un quesito: «Come rendere vere queste icone, come possiamo raccontare la loro storia?» e per la prima volta è stata mostrata, per esempio, Biancaneve con una spada o incinta.

In ogni episodio ci sono continui flashback tra i due mondi, in modo da “dare informazioni su quello che ai personaggi mancava nelle loro vite”. Il desiderio degli autori di presentare un “mash up” di diversi personaggi minori può essere visto in una scena del primo episodio, in cui è mostrato un concilio di guerra con presenti Geppetto, Pinocchio, Brontolo e altri personaggi della letteratura fantastica. Horowitz spiegò: «Una delle cose più divertenti per noi è stata pensare a come questi diversi personaggi tra loro potessero interagire in modi mai mostrati prima».

Donne di una fiaba moderna: le critiche femministe

Diverse rappresentanti femministe si sono dimostrate soddisfatte dalla serie di Kitsis e Horowitz per la sua svolta femminista sulle fiabe. Avital Norman Nathman del magazine “Bitch” ha affermato, per esempio, che lo show le piaceva perché infondeva una sensibilità femminista delle storie. Genie Leslie del blog “Feministing” ha sottolineato come Emma sia “irremovibile sul fatto che le donne sono in grado di prendere le proprie decisioni sulle loro vite e su quella dei loro figli», e come Emma sia un personaggio «a tutto tondo, femminile, ma non fanciullesca».

Natalie Wilson del magazine “Ms.” ha lodato la serie perchè include un personaggio femminile forte e “che prende a calci nel sedere” e racconta di diverse donne energiche che si alternano con gli uomini come salvatrici. Inoltre, sulla protagonista ha aggiunto: «La sua ricerca di un “lieto fine” non è indirizzata a trovare un uomo o ad andare a un ballo ben vestita, ma è un lavoro investigativo, è indirizzata a costruire una relazione con il figlio Henry, e a trovare la “verità” sul perché il tempo si è congelato nel mondo corrotto di Storybrooke».

Approfondimenti
Trailer_Once Upon a Time

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