L’opinione pubblica

manifestazione
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Dai pamphlet a Facebook,
gli strumenti si evolvono.
Ma chi sono i veri attori?

di Rossella Bufano

L’opinione è definita “pubblica” sia perché ha origine nel pubblico, sia perché «è del pubblico, ma anche perché investe oggetti o materie che sono di natura pubblica: l’interesse generale, il bene comune, in sostanza, la res publica» (Sartori).

L’opinione pubblica fa pensare a gruppi che si riuniscono e discutono, ai caffè letterari, ai pamphlet, ai giornali, alle manifestazioni di piazza. Come ricorda il sociologo Stefano Cristante, quando si chiede cosa si intende per opinione pubblica, «la risposta più frequente è: “ciò che pensa la gente”».

Media: fabbrica di opinione pubblica

Alcuni includono anche i media come attori fondamentali nel processo di formazione dell’opinione pubblica. Tuttavia pochi sono in grado di spiegare in che modo lo fanno. Soprattutto pochi chiariscono che i nuovi media, in particolare la tv generalista, la costruiscono, inventando opinioni prefabbricate, comunemente conosciute come sondaggi. Agendo sulla rappresentazione del pensiero comune, facendo passare per convincimenti diffusi le idee di pochi e generando-condizionando, dunque, la visione comune. Come aveva intuito Lippman nel 1922, l’interpretazione dei fatti attuata dai media attraverso degli stereotipi è un’arma molto efficace in periodi di alta conflittualità. Ne è riprova quanto sta accadendo in questi anni. La crisi che sta portando al dissesto parte del paese è offuscata da una visione del “successo facile” che la tv sta trasmettendo nelle case degli italiani ininterrottamente. Con l’avvento di internet, poi, si aprono nuovi scenari. Si rivoluzionano tempi e aree geografiche di espressione dell’opinione pubblica. Secondo alcuni non c’è alcun controllo sulla veridicità di quanto viene diffuso. Secondo altri studiosi il web crea delle comunità virtuali, le quali non obbligano all’adesione, ma impongono regole ferree quando si decide di farne parte. Di conseguenza chi dichiara il falso viene immediatamente contestato da coloro che si occupano degli stessi temi o appartengono agli stessi gruppi. Secondo altri è un nuovo spazio per la genesi di rinnovate oligarchie. Certo è che i blog e, nell’ultimo anno, i social network come Facebook hanno dimostrato di essere un ottimo veicolo per mobilitare l’opinione pubblica, basti pensare alla campagna elettorale di Barack Obama.

La doxasfera: l’insieme degli attori coinvolti

Cristante, docente dell’università del Salento da tempo si occupa dell’intreccio esistente tra media, opinione pubblica e politica. Lo studioso rimarca nelle sue opere come nel senso comune si perdano di vista due altri attori fondamentali: i decisori e i gruppi di pressione.
«Dalle domande ulteriori che pongo al mio occasionale interlocutore, emergono risposte che indicano – attraverso l’uso di gente – una quasi-totalità: tutti, meno quelli che contano davvero. Nell’immaginario comune i decisori sono fuori dall’opinione pubblica. […] L’idea popolare di opinione pubblica si identifica con le moltitudini pensanti, laddove il pensiero è il denominatore comune di percezioni, orientamenti e attitudini».

Tuttavia, «occorre alzare la visuale, e riconoscere un campo – propongo che si denomini doxasfera – dove si muovono almeno altri due attori. I decisori vengono espulsi dalla percezione popolare dell’opinione pubblica, perché si immagina una soggettività dal basso che si contrapporrebbe in maniera istintiva alla sfera del potere». Questa visione elaborata da Habermas risulta appropriata nei periodi di grandi cambiamenti negli assetti culturali della società. Ma è sbagliata «nelle fasi “normali”, quando inevitabilmente i decisori stabiliscono le regole e le modalità delle scelte politiche, da cui conseguono consenso o conflitti». I decisori non sono solo gli esecutivi di governo. Possono essere anche i manager industriali, i proprietari di azienda, le gerarchie ecclesiastiche, i collegi dei docenti. Sono, cioè, coloro a cui spetta la decisione ultima rispetto al fatto oggetto dell’opinione pubblica. «I decisori sono responsabili della modificazione delle norme, e la produzione o l’abolizione di leggi segnala possibili nuovi scenari. Si tratta di scenari provvisori, perché la vita politica vive nella negoziazione continua, tuttavia solo di rado si esauriscono nel breve periodo».

Infine ci sono i gruppi di pressione che nascono dalle moltitudini. Si tratta di gruppi di interesse che si aggregano legati da un tema o un evento (ambientalisti, movimento dei genitori, ecc.) oppure di associazioni durature. «I movimenti e le altre organizzazioni non formalizzate (o tendenzialmente informali) appartenenti alla categoria dei gruppi di pressione possono prendere decisioni che riguardano la propria condotta e influire così nella vita collettiva (come nel caso di una grande manifestazione di piazza che fa emergere in tutta la sua vitalità una certa issue o tematica), ma non produrre direttamente decisioni collettive. Possono però esercitare pressione nei confronti del decisore, sconsigliando di prendere decisioni non desiderate a meno di non affrontare i disagi di nuove proteste e di sanzioni sociali di vario genere. […]Si agisce allora per rendere notiziabile la propria protesta e per cercare spazio nei media, con l’obiettivo di allargare la diffusione delle proprie ragioni e per rendere comprensibile la battaglia al grande pubblico». 

Le moltitudini, infine, per il sociologo si muovono compattamente prevalentemente nei momenti in cui bisogna esprimere dissenso.  «È lo spazio simbolico dell’opposizione, intesa come gesto assoluto e non come alternativa di governo. […] Per tutto ciò che invece implica una necessità di collegamento tra gruppi di pressione e moltitudini – anche nella creazione ex novo di issues colte dal basso, da testimonianze di singoli giunte a maturazione mediatica – si parlerà di pubblici, vera e propria articolazione mediale della rete dei gruppi di interesse e alter-ego capillari dei gruppi di pressione».

Approfondimenti

Concetto di opinione pubblica
Cristante Stefano, “L’onda anomina”, Meltemi, 2004.
Cristante Stefano, Introduzione a “Conflitti d’opinione nel Salento”, Il Salentino Editore, 2009.

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