Proibito l’accesso alle donne nel tempio di Sabarimala

Esplode il caso e la protesta nel cuore induista del Kerala 

di Sara Foti Sciavaliere 

A mezzanotte del 1° gennaio, Bindu Ammini, 40 anni, e Kanaka Durga, 39 anni, si sono incamminate verso il tempio proibito di Sabarimala, nel Kerala, stato meridionale dell’India. Erano a digiuno da un mese, come prescrive il rito del Signore Ayappa, il “dio celibe”, figlio di Shiva. Si sono inerpicate per tre ore e mezza lungo la collina sacra. Attorno a loro, camuffati da pellegrini, una ventina di poliziotti di scorta.

“Abbiamo raggiunto Pampa – ha raccontato una delle due donne a una tv locale – il principale punto di ingresso al tempio all’1.30 del mattino e abbiamo chiesto la protezione della polizia per entrare. Abbiamo camminato per due ore e siamo entrate verso le 3.30 e abbiamo fatto il darshan (un rituale religioso ndr.)”.

La credenza indù infatti vuole che il dio Ayyappa sia celibe e che le donne possano indurlo in tentazione. L’antica leggenda narra che dopo essere stata liberata da una maledizione che l’aveva trasformata in diavolessa, una donna ebbe l’ardire di proporre al dio di sposarla, ignorando il suo voto all’eterno celibato.

L’azione di Bindu e Kanaka è un piccolo gesto che ha il sapore di una grande vittoria per le tantissime donne che, per l’applicazione della sentenza e in nome della parità di genere, negli ultimi tre mesi hanno protestato rivendicando il loro diritto di accedere al luogo sacro. L’accesso al luogo di culto, secondo un’antica legge vietato alle indiane in età fertile, dai 10 ai 50 anni, è stato recentemente concesso a tutta la popolazione da una sentenza della Corte Suprema.

L’ultimo segno di ribellione martedì, quando 3 milioni di donne sono scese in piazza per rivendicare il diritto, formando una “catena umana”, sostenuta dal governo di sinistra, lunga 680 chilometri. Un vero e proprio “muro” di donne che si è sviluppato lungo tutte le principali autostrade del Kerala, dalla punta nord di Kasaragod fino a quella a sud di Thiruvanthapuram.

Spaccate in due le forze politiche che guidano il paese: il Partito popolare e i Comunisti, mentre gruppi di tradizionalisti, ancora legati alla vecchia legge sono scesi in piazza sventolando bandiere nere davanti agli uffici governativi. Come riportano i media locali, la polizia ha fatto disperdere i manifestanti usando gas lacrimogeni, granate stordenti e ‘cannoni ad acqua’. I tafferugli si sono verificati davanti al parlamento a Thiruvananthapuram con focolai di proteste anche in altre città dello Stato.

Le forze integraliste sarebbero ancora convinti che la divinità celebrata nel tempio, il Signore Ayyappa, che è celibe, possa essere “tentata” dalle donne sotto i 50 anni. «È una cospirazione degli atei per distruggere i templi indù», ha dichiarato Sreedharan Pillai, uno dei rappresentanti della fazione. I custodi del luogo sacro hanno deciso addirittura di chiuderlo per un’ora «per eseguire rituali di purificazione».

La questione spacca così la politica nazionale. Sulla vicenda è intervenuto di fatto anche il primo ministro Narendra Modi che in un’intervista martedì ha cercato di spiegare come il divieto riguardi una credenza religiosa e non una questione di genere e per tanto non vada considerato un problema di diritto. Inoltre i partiti dell’opposizione hanno accusato il governo del Kerala. «I comunisti hanno profanato il tempio? Terribile, se è vero», ha twittato il leader del BJP, il partito del popolo indiano, lo stesso del primo ministro Modi.
Ancora aperta quindi la vicenda delle donne e del dio Ayappa e il suo tempio.

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