“Promessi Vampiri”

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“Promessi Vampiri”

di B.Fantaskey

[…]
Volevo dire qualcosa. La cosa giusta. Ma non avevo idea di quale fosse, né per consolare lui, né per rasserenare me. «Lucius…»
«Vedi questa data» proseguì senza guardarmi. «Questa qui, sotto i nostri nomi? È la data in cui ha avuto luogo la cerimonia del nostro fidanzamento. L’hanno scritta i nostri genitori. O almeno uno di loro» disse con un sorriso carico di nostalgia sulle labbra. «Quello fu un giorno glorioso per i Vladescu e i Dragomir. La pace fra i nostri due clan, eternamente in conflitto. Tutto quel potere concentrato in un unico punto. Quante volte ho sentito questa storia».
«Ma è proprio ciò che è… solo una storia».

«È un editto» disse Lucius richiudendo il libro con un tonfo. «Questo è il nostro destino, stare insieme. Ciò che sentiamo l’uno per l’altra non ha importanza. Il tuo disprezzo nei miei confronti non ha importanza».
«Io non ti disprezzo…»
«Ah no?» disse sollevando un sopracciglio, mentre un debole sorriso gli increspava le labbra. «Avrei detto proprio il contrario».
Allora rigirai la frittata. «Tu non fai che parlare di obblighi, doveri, cavalleria, ma nemmeno io sembro piacerti troppo. Non puoi dirmi che vuoi sposarmi. Mi hai appena chiamata bambina viziata!»
Lucius si prese del tempo per scegliere con cura le parole da usare. «Tu sei un enigma per me, Jessica» disse infine. «Un mistero. Ma io almeno sono pronto a esplorare ciò che non comprendo».
La luce fioca illuminò per un istante i suoi occhi neri. Eravamo così vicini che riuscivo quasi a vedere la barba incolta che gli ricopriva le guance.
I ragazzi che conoscevo somigliavano più a bambini che a uomini. Chissà se Jake si radeva mai… Ma Lucius… Lucius aveva sorpassato il limite. E io ero seduta sul suo letto, in una stanza pressoché buia, a parlare dei miei “misteri” inesplorati.
Mi scostai un po’.
«Cosa succederebbe in ogni caso, se io e te non ci sposassimo?» chiesi tanto per cambiare argomento. Mi allontanai ancora un po’. «Sarebbe proprio una tragedia?» Lucius si allontana a sua volta, distendendosi sui gomiti. «Si scatenerebbe una guerra di proporzioni catastrofiche, la tua famiglia contro la mia, una cosa come cinque milioni di vampiri che si scannano per conquistare il potere: nuove alleanze, sovrani che si susseguono, distruzione e massacro su scala mondiale. E se i vampiri dichiarano guerra… be’, come recita l’adagio, “un esercito marcia sul suo stomaco”».
Io non avevo mai sentito quel modo di dire, perciò azzardai: «E sarebbe a dire…?».
«Gli eserciti reclamano cibo» spiegò Lucius. «E per le strade scorreranno fiumi di sangue umano. Sarà il caos. Un’inestimabile perdita di vite». Si fermò, incerto. «O forse non accadrà nulla. I vampiri sono esseri volubili. È una delle nostre caratteristiche migliori – o peggiori. In ogni caso, meglio non correre il rischio».
«Perché i Vladescu e i Dragomir si odiano così tanto?»
Lucius si strinse nelle spalle. «Perché le nazioni più potenti, le culture e le religioni si scontrano? Per conquistare il potere. Per il solo e unico gusto di averlo. È sempre stato così fra i nostri due clan – fino a quando il patto sancì la promessa di una pace futura fra simili, attraverso la loro unione. Se non onoriamo il giuramento – tu e io – allora anche le nostre mani si sporcheranno di sangue».
Immagini di stragi – di cui io sarei stata la causa – e di sangue che scorreva a fiumi per le strade continuavano a scorrermi davanti agli occhi come scene di un film, sempre le stesse, ancora e ancora, così mi alzai, scuotendo la testa. «Questa è la storia più stupida che abbia mai sentito».
«Davvero?» gli occhi di Lucius erano imperscrutabili e questo era più spaventoso della rabbia stessa. Si alzò anche lui. «Come posso far sì che tu creda a questa “storia”?»
«Non puoi» dissi arretrando di qualche passo. «Perché i vampiri non esistono».
«Io esisto, tu esisti».
«Io non sono un vampiro» ribattei. «Quell’albero genealogico non ha nessun significato».
Gli occhi di Lucius divamparono. «Le nostre origini sono tutto ciò che abbiamo. Quella pergamena è l’unico documento che abbia valore per me».
Arretrai ancora un po’. Di colpo mi sembrava più alto che mai. «Ora devo andare» gli dissi. Ma, a ogni passo, Lucius si avvicinava sempre più, lentamente, e io divenni schiava dell’incantesimo che emanavano i suoi occhi neri. I brividi che mi attraversavano la schiena si fecero più violenti, spingendomi verso il suolo con ina potenza pari a quella di una scarica elettrica.
«Non credo nei vampiri» bisbigliai ma con sempre meno convinzione.
«Crederai».
«No. È una cosa irrazionale».
Lucius era ormai a pochi centimetri da me. Si chinò per guardarmi dritto negli occhi. Poi mostrò i denti. Ma quelli che vidi non erano più denti normali. Erano zanne lunghe e appuntite, due canini scintillanti, seducenti, affiati. Erano quanto di più spaventoso, perfetto e incredibile avessi mai visto in vita mia.
Sentii il bisogno di urlare. Di urlare come nessun altro essere umano aveva mai urlato prima. O forse desideravo solo che Lucius mi afferrasse le spalle e mi tirasse a sé. Volevo sentire la presa autoritaria delle sue mani su di me, le sue labbra, i suoi denti sulla mia gola … Oh mio Dio. Che mi stava succedendo? E cosa stava succedendo a lui? Era un dannatissimo vampiro. Lo era per davvero. No. Doveva essere un trucco. Un’illusione.
[…]

(da B.Fantaskey, “Promessi Vampiri”, Giunti, 2010, pp. 110-114)

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