“Il fisiologo”, antico trattato parascientifico

Una rigorosa descrizione
di animali e piante, comuni
e immaginari, e delle proprietà di alcune pietre

 

di Chiara Listo

«Il fisiologo dice che l’unicorno ha questa natura : è un animale molto piccolo, simile ad un capretto, alquanto aggressivo, ed ha un unico corno in mezzo alla fronte; nessun cacciatore è capace di catturarlo, ma con questa furbizia essi lo adescano: conducono una fanciulla vergine nel luogo dove egli si ferma, e la abbandonano sola nella foresta; lui, come vede la vergine, la abbraccia e si addormenta sul suo grembo e lì viene catturato dai suoi cacciatori e mostrato al palazzo del re».

Questo non è uno stralcio tratto dalla fortunata saga scritta da J.K. Rowling per Harry Potter, né proviene dalla serie fantasy Shannara di Terry Brooks. Questo è un frammento di un testo molto antico, considerato eminentissimo dai dotti del tempo che erano soliti a consultarlo. Il testo si intitola “Il fisiologo“. Non si conosce il nome dell’autore, ma si può affermare con quasi totale certezza che l’opera fu redatta tra il II e il IV secolo d.C. ad Alessandria d’Egitto.

Il libro contiene ben trentasette descrizioni di animali, pietre e piante definiti, nella prefazione, “interessanti” dall’autore: «Incipit liber de natura quorundam animalium, et lapidum, et quid significetur per eam» (“Ha inizio il libro sulla natura di certi animali, e pietre, e sui significati da attribuire a ciascuna“). Non solo un bestiario o un erbario. Si tratta, dunque, di un’opera completa, che accoglie al suo interno un po’ di tutto lo scibile che l’ignoto scrittore ha ottenuto da chissà quali fonti.

 

Il trattato godette di moltissima fortuna. Venne ripreso soprattutto nel periodo dell’Alto Medioevo (476-1000) per il fatto che, oltre alla descrizione fisica e di alcune loro proprietà dei vari esseri viventi e corpi inorganici, “Il fisiologo” include versetti della Bibbia e dei Vangeli, offrendo persino una piccola interpretazione allegorica dei differenti animali e minerali. Da questo volume così interessante – impreziosito, tra l’altro, da mirabili miniature – si possono arguire come sono nati i significati che, anche modernamente, vengono accostati a determinate specie.
Così l’unicorno – che poi l’autore abbia avuto davvero modo di vederlo o meno, è tutta un’altra storia! – è simbolo di Cristo e di purezza. Il coccodrillo, secondo il fisiologo, è un rettile ipocrita che non ha il coraggio di essere drago. La rana, invece, è un essere voluttuoso dalla duplice natura:

 

 

«Esiste una rana terrestre e una acquatica. Il Fisiologo ha detto di quella terrestre che sopporta l’ardore del sole e la sua vampa infuocata: ma non appena la coglie una violenta pioggia, muore. La rana acquatica, invece, se viene fuor dell’acqua e la raggiunge il sole, subito si reimmerge nell’acqua.
I nobilissimi fedeli assomigliano a quella terrestre, perché resistono alla vampa della tentazione: ma se li coglie una pioggia violenta, muoiono. Coloro che appartengono al mondo sono invece rane acquatiche: non appena li raggiunge un tenue calore di tentazione o di brama, non vi resistono e si reimmergono nella voluttà degli appetiti sensuali
».

 

 

Ecco perché in molte rappresentazioni di “banchetti infernali”, il piatto principale è costituito da un bel misto di rane e rospi. Sicuramente un bel bocconcino.
E ancora, il drago, soprannominato “il re dei serpenti”. Ai tempi del fisiologo, non aveva ancora preso a sputare fuoco. Il suo passatempo principale era soffocare gli avversari nelle sue spire, specie gli elefanti, considerati suoi nemici principali. Il drago è diventato, poi, la raffigurazione del diavolo nell’arte medievale.
Infine, c’è la balena, la cui descrizione ricorda molto quella del gigantesco cetaceo raccontato sia nelle “Avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi sia nel romanzo “Storia vera” di Luciano di Samosata. La balena sta per lunghi periodi in superficie. A causa della sua grande mole, i navigatori la scambiano per terraferma e si avvicinano. Allora l’animale si nutre degli incauti marinai. L’animale, secondo il libro, è una delle tante raffigurazioni del male. Perché è furba e inganna.

 

Ovviamente con le conoscenze attuali, si sa cosa possa fare e e non fare una balena, tuttavia, nei primi secoli dopo Cristo, gli uomini, non avendo gli esatti strumenti per capire la natura circostante, percepivano il cetaceo, anche a causa della sua grandezza fisica, come un essere cattivo e ingannatore spietato.

 

Tenendo conto delle conoscenze possedute da un uomo dell’Alto Medioevo, non è difficile comprendere perché molte credenze, riti e superstizioni ancora sussistono nella realtà quotidiana. “Il fisiologo”, in questo può senz’altro aiutare, come pure i tanti bestiari, erbari e lapidari scritti prima e nel corso del Medioevo. Un periodo non più così oscuro, durante il quale molti uomini cercavano, attraverso questi volumi, di trovare una spiegazione plausibile ad alcuni fenomeni non ancora studiati dalla scienza.

 

Approfondimenti

 

– Zambon Francesco, “Il fisiologo“, Adelphi, Milano, 1975.

Lascia un commento