Santippe, la moglie di Socrate

santippe e socrate

 

Una bisbetica mai domata o una martire della filosofia?

di Chiara Listo 

E la notte è venuta.
Ma di chi è il suono dei vecchi sandali? Di chi è quella voce armoniosa ed ironica?
Chi è?
E Santippe balza sul giaciglio: un soffio come di un bacio si posa sui rossi capelli, biancheggianti ormai, un ardore come di lacrime cadenti, e una voce risponde e mormora: — È Socrate, tuo marito…”. (Alfredo Panzini)

La nostra storia prende piede nel bel mezzo del V secolo a.C., in quella grande città che un tempo era la pòlis di Atene. Un’epoca di grandi uomini e grandi filosofie: in questi anni, ad Atene, era possibile imbattersi in figure di spicco, come Protagora, Gorgia, il tragediografo Sofoclee il commediografo Aristofane. A noi però interessa un grande uomo in particolare: Socrate.

Filosofo della maieutica (la ricerca della verità che è insita nell’anima di ciascuno di noi), il suo nome è facilmente conosciuto anche da chi non si occupa o si intende di cultura greca. Socrate ha posto le basi per la nascita della concezione moderna della filosofia, è stato maestro di Senofonte e di Platone. Quest’ultimo ha reso proprio Socrate il protagonista dei suoi “dialoghi”.
Non tutti però sanno che Socrate aveva una moglie.

Lei si chiamava Santippe e, nel 421 a.C., diventa la moglie di Socrate. Non conosciamo davvero molto della figura di questa donna. Secondo alcuni testi, si trattava della seconda sposa del grande filosofo (la prima era Mirto); secondo altri, invece, Socrate viveva con lei pur avendo legalmente sposato la sola Mirto. Nessun testo pervenutoci sembra concordare con gli altri.

Ricercare notizie su una donna nell’antica Grecia non solo è difficoltoso: per lo più è impossibile. Questo proprio perché, all’epoca, una donna era questo: solo una donna, al massimo la “moglie di qualcuno” di illustre. Ma niente di più.
È già incredibile che Santippe sia riuscita a imporsi non solo come “la moglie di Socrate”, ma a diventare, ella da sola, la campionessa di un difetto che l’ha resa molto famosa non solo ad Atene ma anche ai posteri: il suo cattivo carattere.

Lo storico Diogene Laerzio ci riporta come Santippe, un giorno, al culmine della sua rabbia contro i vagheggiamenti filosofeggianti del marito, gli scagliò contro una brocca d’acqua (ma, secondo altre fonti, si trattava di un vaso da notte). Famoso ciò che Socrate avrebbe riportato di ritorno “Di cosa vi meravigliate? Dopo che Santippe aveva tanto tuonato, era inevitabile che piovesse!”

Un’altra storiella divertente raccolta sempre dallo storico Laerzio recita:
Una volta in pieno mercato Santippe gli strappò il mantello: i suoi amici lo incitavano a menare le mani per punirla. Sì, per Zeus — disse — perché, mentre noi facciamo pugilato, ciascuno di voi faccia il tifo: “Forza Socrate!” “Brava Santippe!

Ma dove sta il problema? Più di una volta, le fonti che è possibile consultare riguardo Santippe discordano. Platone per esempio, nel Fedone, dà di lei un giudizio molto meno negativo. Perché, allora, di Santippe, abbiamo ora un metro di giudizio, ora un altro?

Possiamo pensare a tre motivi:
1. La tipica avversione per le donne e misoginia greca. Santippe era una donna, ma certo non era famosa per essere silenziosa e di carattere mite. Questo avrebbe portato senz’altro chi “ascoltava le sue soavi note” e i litigi con Socrate (mai, per esempio, è stato attestato che il filosofo abbia alzato le mani contro sua moglie) a pensare che Santippe fosse un demonio fatto e finito.

2. Tramite Santippe, utilizzata come controfigura tragicomica di Socrate, era possibile per i suoi detrattori evidenziare alcuni lati “non proprio positivi” in senso greco del carattere del filosofo.

3.Qualche altra volta, il rapporto tra Santippe e Socrate viene preso come “modello” di come un grande filosofo e pensatore dovrebbe comportarsi di fronte a una persona giudicata “abietta”.

Ma dove sta la verità?
Chi era Santippe? La degna moglie di un filosofo, una compagna affezionata, una martire della filosofia? Oppure una bisbetica impossibile da domare?
Probabilmente non lo sapremo mai. In certi casi, le fonti e la storia sfociano nella fantasia. Questo, purtroppo, è uno di quei casi in cui nessuno sarà mai in grado, probabilmente, di distinguere la verità dalla finzione.

Diogene Laerzio riporta gli ultimi istanti di vita di Socrate e le sue ultime parole alla moglie:
Tu muori innocente”, gli dice Santippe.
E Socrate risponde, con affettuosa complicità: “E tu, forse, volevi che morissi disonesto?”

Approfondimenti
Bibliografia
– A. Bocca, “La moglie di Socrate”, Aracne, 2014.
– T. Nardi, “Sulle orme di Santippe, da Platone a Panzini”, Edizioni di Storia e Letteratura, 1958.

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