“L’ape regina”

 

L’integrazione della personalità

Brano “L’ape regina”

di Sara Foti Sciavaliere

In un ampio panorama di narrativa per l’infanzia quale quello offerto dai fratelli Grimm, si incontrano anche storie poco note alla maggior parte dei lettori. Una di queste si intitolata “L’ape regina” e illustra in modo significativo la lotta simbolica fra l’integrazione della personalità e la disgregazione caotica.

 

Un’ape, di fatto, è un’immagine che ben rappresenta i due aspetti opposti della nostra natura, poiché il bambino sa che l’ape produce dolcissimo miele ma può anche infliggere punture dolorose. In questa fiaba il protagonista dovrà affrontare tre prove che supererà grazie agli animali aiutanti – che rappresentano le sue forze interiori – permettendogli di adempiere ai propri compiti e raggiungere così equilibrio che determina la maturità di una personalità in formazione.

Trama

Ne “L’ape regina”i due fratelli maggiori di un re partono in cerca di fortuna e vivono un’esistenza dominata dall’Es, senza nessun riguardo per le esigenze della realtà. Il terzo figlio, il più giovane, chiamato Sempliciotto, parte alla loro ricerca, e grazie alla sua costanza riesce a rintracciarli. Ma essi lo prendono in giro per la sua pretesa, a dispetto della stupidità, di potersela cavare meglio di loro, che si ritengono più intelligenti di lui.
Durante il loro viaggio intorno al mondo, i tre arrivano a un formicaio. I due fratelli maggiori vorrebbero distruggerlo semplicemente per osservare divertiti le formiche spaventate. Ma Sempliciotto si oppone. Il giorno dopo giungono a un laghetto dove nuotano le anatre, e i fratelli maggiori, che badano soltanto ai propri desideri, vogliono catturare qualche anatra per arrostirla. Sempliciotto si oppone anche a questo. Il viaggio prosegue, e i tre arrivano a un alveare, questa volta i due fratelli vogliono appiccare il fuoco all’albero che regge l’arnia per appropriarsi del miele. E ancora Sempliciotto s’intromette, insistendo che gli animali non devono essere infastiditi né uccisi.
Alla fine il terzetto arriva a un castello dove tutto è stato tramutato in pietra o ridotto a un sonno simile alla morte, tranne un omino che li lascia entrare, li sfama e offre loro un letto per la notte. La mattina dopo l’omino sottopone al fratello maggiore tre compiti, ciascuno dei quali dovrà essere eseguito in un giorno, al fine di spezzare l’incantesimo che incombe sul castello e i suoi abitanti. Il primo compito è quello di raccogliere mille perle che sono sparpagliate nel bosco. Ma il giovane viene avvertito che se fallisce sarà trasformato in pietra. Egli tenta ma fallisce e la stessa sorte tocca al secondo fratello.
Quando viene la volta di Sempliciotto, egli sente che l’impresa è superiore anche alle sue forze. Demoralizzato, si siede e piange. A questo punto le cinquemila formiche che egli che aveva salvato arrivano in suo aiuto e raccolgono le perle per lui. Il secondo compito è quello di recuperare dalle acque di un lago la chiave della camera da letto della figlia del re. Questa volta intervengono le anatre che erano state protette da Sempliciotto; esse si tuffano nel lago e gli consegnano la chiave. L’ultimo incarico è quello di scegliere fra tre principesse addormentate, uguali tra loro nell’aspetto, la più giovane e la più amabile. Il ragazzo riesce a risolvere l’arduo enigma grazie alla regina dell’alveare salvato da lui, posandosi sulle labbra della principessa che il giovane deve scegliere. Eseguite le tre incombenze, sortilegio è spezzato. Tutti coloro che erano addormentati e tramutati in pietra – compresi i due fratelli di Sempliciotto – tornano in sé e il giovane sposa la principessa più giovane e alla fine eredita il regno.


La cooperazioni degli elementi della psiche umana
 

I due fratelli, insensibili a tutto ad eccezione che i desideri del proprio Es, vengono tramutati in pietra – come in altre fiabe – ma qui non simboleggia la morte, bensì una mancanza di vera umanità e l’incapacità di ubbidire a valori superiori.
D’altro canto, sebbene Sempliciotto assecondi le richieste del suo Super-io che lo avverte che è male uccidere o voler importunare senza ragione, inizialmente si dimostra comunque incapace di soddisfare le esigenze della realtà – simboleggiate dai tre incarichi che vengono assegnati -, come lo sono stati i suoi fratelli. Solo una volta che si conquista una personalità integrata , si possono realizzare imprese “simili a miracoli”.

«Lungi dal suggerirci di asservire la natura animale al nostro Io o al nostro Super-io, la fiaba mostra che ogni elemento deve ricevere quanto gli compete; se Sempliciotto non avesse dato retta alla sua intima bontà  e non avesse protetto gli animali, queste rappresentazioni dell’Es non sarebbero mai intervenute in suo aiuto. I tre animali rappresentano elementi diversi: le formiche simboleggiano la terra, le anitre l’acqua in cui nuotano, e le api l’aria in cui volano. Anche qui, soltanto la cooperazione di tutti e tre gli elementi, o aspetti della nostra natura, permette il successo. Soltanto dopo che il Sempliciotto ha raggiunto la sua piena integrazione, simbolicamente espressa dalla sua brillante riuscita nelle tre imprese, diventa padrone del proprio destino, il che è espresso alla maniera delle fiabe dal suo assurgere alla regalità» (B.Bettelheim, “Il mondo incantato”, p. 78)

Approfondimenti
Bibliografia

– Bettelheim Bruno, “Il mondo incantato”, Feltrinelli, 2008, pp. 76-78) 

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