Beato Giovanni Paolo II e le donne

 

Il papa che ha riscattato le figlie di Eva
dalle discriminazioni supportate dalla Chiesa

di Sara Foti Sciavaliere

Sono stati un milione e mezzo, secondo i dati della Questura di Roma, i fedeli giunti nella capitale nelle giornate tra il 30 e il 1° maggio per la beatificazione di Karol Wojtyla, il pontefice Giovanni Paolo II morto il 2 aprile del 2005 lasciando orfano della sua spiritualità il mondo cattolico e non solo. Non meraviglia quindi la marea di persone che, da tutto il mondo, hanno invaso Piazza San Pietro e il Viale della Conciliazione per poter applaudire, in un generale clima di commozione, al primo passo verso la santificazione del papa polacco.

 

Già subito dopo la sua morte, le folle lo acclamavano: “Santo subito!” e il suo successore, Benedetto XVI, ha accolto quell’appello avviando il processo di canonizzazione.
Giovanni Paolo II è riuscito a entrare nel cuore di molti, non solo tra i fedeli della Chiesa di Roma. Un esempio tra i tanti, in una recente intervista del 30 maggio, in una trasmissione della Rai, l’atleta italiana di origine britannica, Fiona May ha dichiarato: “Nonostante io non sia cattolica, Giovanni Paolo II è il mio papa”. A conquistare è stata la sua semplicità e la sua sensibilità verso l’umanità ultima. Uomo appassionato di poesia e teatro, amante dello sport e degli spazi aperti, ha saputo farsi ascoltare dai giovani e ha intrecciato un dialogo con le altre professioni religiose. La sua popolarità è cresciuta anche grazie ai suoi viaggi apostolici per il mondo e alla risonanza data dai media. Inoltre, nessun papa prima di lui ha dedicato attenzione alla promozione della donna e alla sua uguaglianza con l’uomo.

Il “femminismo” di Giovanni Paolo II

Karol Wojtyla ha guardato alle donne e alle loro aspirazioni senza averne paura fin dall’inizio della sua missione petrina: “Potessimo insieme scoprire il multiforme significato della missione della donna, andando mano nella mano con il mondo femminile di oggi!”, disse il 5 novembre 1978, pregando a Roma sulla tomba di Santa Caterina. Si tratta di una frase considerata il primo accenno assoluto alle donne da parte del pontefice.
Nei suoi ventisei anni di pontificato, Giovanni Paolo II è stato il primo a baciare sulla fronte una donna  abbattendo barriere discriminatorie, ha stretto al petto ragazze africane e asiatiche, prendendole per mano fino quasi ad accennare passi di danza. Nell’enciclica “Mulieris dignitatem”  del 1988 ne ha esaltato il genio, la sensibilità e la delicatezza. Durante una Giornata Mondiale della Gioventù, una donna nera ha pianto sulla spalla di Giovanni Paolo II, affidando al successore di Pietro le speranze e i sogni di un’intera generazione.
Nel 1995, per la prima volta, mise una donna, la statunitense Mary Ann Glendon, a capo di una delegazione ufficiale del Vaticano, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sulla donna che si tenne a Pechino. La Glendon era stata nominata presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali nel marzo del 2004, la prima donna a ricoprire un incarico del genere. La Chiesa apre finalmente le porte alle donne. Un papa dunque che si è sempre battuto affinché anche le donne ricoprano un giusto ruolo nella Chiesa e nella società, senza discriminazioni e con pari dignità all’uomo.


“Lettera alle donne”
 

Il 10 luglio 1995, otto anni più tardi della lettera apostolica, il Papa pubblica una “Lettera alle donne”, un’esaltazione del ruolo dell’altra metà del creato e la testimonianza della sua fiducia nel “genio femminile”. “Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani”, così il Santo Padre conclude il secondo paragrafo della sua lettera, scritta in occasione della IV Conferenza Mondiale sulla Donna, tenutasi a Pechino.
Egli ha espresso in questo documento la gratitudine della Chiesa “per il mistero della donna, e, per ogni donna, per ciò che costituisce l’eterna misura della sua dignità femminile”, ben consapevole del suo difficile cammino lungo la storia, essendo essa “misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù”. Egli ha auspicato nella Chiesa una rinnovata fedeltà al Vangelo, il cui atteggiamento verso la donna è quello di Cristo stesso, che “superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell’amore di Dio”.
Un apprezzamento che non mira alla vuota lusinga, ma che guardava concretamente agli ostacoli c che vanno rimossi e che intralciano il pieno inserimento della donna nella vita sociale, politica ed economica. “Basti pensare a come viene spesso penalizzato, più che gratificato, il dono della maternità, – affermava di fatto – a cui pur deve l’umanità la sua stessa sopravivenza. Certo molto ancora resta da fare perché l’essere donna e madre non comporti una discriminazione. È urgente ottenere dappertutto l’effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia”.
“La donna – asserì ancora Wojtyla – è il complemento dell’uomo, come l’uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La femminilità realizza l’«umano» quanto la mascolinità, ma con una modulazione diversa […] È soltanto grazie alla dualità del «maschile» e del «femminile» che l’«umano» si realizza appieno”. La donna e l’uomo sono dunque diversi, ma tale differenza non essere interpretata come un handicap per la donna, bensì si dovrebbe parlare di “unità dei due”, in cui il rapporto interpersonale e reciproco risulta come “un dono arricchente e responsabilizzante” e al quale Dio ha affidato “non soltanto l’opera della procreazione e la vita della famiglia, ma la costruzione stessa della storia”. Pertanto il Pontefice invitava a prendere coscienza “del molteplice contributo che la donna offre alla vita di intere società e nazioni”.
La lettera di Giovanni Paolo II vuole mettere in risalto in special modo il fatto che i destini dell’umanità del Terzo Millennio si giocheranno “nel cuore e nella mente” della donna, ringraziando le figlie di Eva che hanno arricchito con il loro contributo la storia dei popoli e della Chiesa. E quest’ultima non può nascondere le “responsabilità oggettive di non pochi dei suoi figli” che hanno tradito l’atteggiamento di Cristo nei confronto delle donne.

Approfondimenti

– Giovanni Paolo II, “Lettera alle donne”, 1995.

Cenni biografici

Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla (Wadowice, Cracovia 1920 – Città del Vaticano 2005), è stato il primo papa non italiano dal 1523 e ha occupata il seggio pontificio per quasi 30 anni (1978-2005). Nato da una famiglia di modesta condizione, studiò letteratura, poesia e drammaturgia presso l’Università di Cracovia. Durante l’occupazione tedesca della Polonia, nel corso della seconda guerra mondiale, il futuro papa si preparò al sacerdozio e lavorò nel contempo in una cava di pietra e successivamente in un’industria chimica. Fu ordinato sacerdote nel 1946, laureandosi in seguito in teologia all’Angelicum di Roma e ottenendo un dottorato in filosofia presso l’Università cattolica di Lublino. Divenuto cappellano dell’università e docente di etica all’Università di Cracovia e presso la facoltà di teologia dell’Università di Lublino, nel 1958 venne nominato vescovo ausiliare di Cracovia.
Partecipò al Concilio Vaticano II, nel 1964 venne creato arcivescovo di Cracovia e nel 1967 fu nominato cardinale. Fu eletto al soglio pontificio il 16 ottobre 1978, dopo il brevissimo pontificato (34 giorni) di Giovanni Paolo I, in memoria del quale volle ereditare il nome. L’evento più drammatico che caratterizzò la sua biografia fu il fallito attentato perpetrato dall’estremista turco Alì Agca il 13 maggio 1981 mentre il papa faceva il suo ingresso in piazza San Pietro.
Giovanni Paolo II fu anche autore fecondo: pubblicò raccolte di poesie e anche un’opera teatrale “La bottega dell’orefice” (sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawien), numerosi scritti etici e teologici e infine uno scritto autobiografico dal titolo “Alzatevi andiamo”. È stato autore di 14 encicliche, che mostrano un pontefice conservatore in materia di sessualità e morale, ma progressista in materia di diritti umani.
A partire dalla metà degli anni Novanta il pontefice compì visite pastorali in numerosi paesi, alcune delle quali, come quelle nella natia Polonia e in altri paesi dell’Europa orientale, o quella a Cuba all’inizio del 1998, ebbero una forte valenza politica sul piano interno e internazionale. I suoi primi passi in direzione dell’ecumenismo si rivolsero in particolare alle Chiese ortodosse e all’anglicanesimo piuttosto che al protestantesimo; le sue visite in Palestina sancirono anche l’avvio di un dialogo interconfessionale non circoscritto solo ai cristiani, ma, cancellando il secolare sentimento antisemitico della Chiesa cattolica, rivolto al popolo cui appartenne la figura storica di Cristo. Alla sua morte gli è succeduto il tedesco Joseph Ratzinger prendendo il nome di Benedetto XVI.

Bibliografia

– Wojtyla Karol, “Amore e responsabilità”, 1969.
– Wojtyla Karol, “Dei fondamenti del rinnovamento”, 1972.
– Wojtyla Karol, “Segno di contraddizione”. 1977.
– Giovanni Paolo II, “Alzatevi andiamo”, 2004.
– Giovanni Paolo II, “Redemptor hominis”, 1979 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Dives in misericordia”, 1980 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Laborem exercens”, 1981 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Slavorum apostoli”, 1985(enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Dominum et vivificantem”, 1986 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Redemptoris mater”, 1987 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Sollicitudo rei socialis”, 1987 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Mulieris dignitatem”, 1988 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Centesimus annus”, 1991 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Veritatis splendor”, 1993 (enciclica)
– Giovanni Paolo II, “Fides et Ratio”, 1998 (enciclica).
– Giovanni Paolo II, “Ecclesia de Eucaristia” , 2003 (enciclica)
– Giovanni Paolo II, “Varcare la soglia della speranza”, 1994.

 – André-Vincent P.I., “La dottrina sociale di Giovanni Paolo II”, Città Nuova, 1984.
– Buttiglione R., “Il pensiero di Karol Wojtyla”, Jaka Book, 1983.
– Del Rio D. “Wojtyla: un pontificato itinerante”, EDB, 1994.
– Gawronski J., “Il mondo di Giovanni Paolo II”, Mondadori, 1994.
– Vanzan P. – Auletta A., “L’essere e l’agire della donna in Giovanni Paolo II”, Ed. AVE, 1996. 
 

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