Federalismo

Cosa ne hanno capito
gli italiani?

di Giuseppe Spedicato

Da anni si parla di federalismo ma cosa ne hanno capito gli italiani? Ritengo ben poco e non ho difficoltà ad ammettere di essere anche io tra questi.

Probabilmente molti sospettano che per le Regioni più ricche andrà meglio, mentre per quelle più povere ci potranno essere ulteriori problemi. Troppo poco per farsene un’idea precisa e scegliere responsabilmente. Come al solito gli italiani continueranno a dividersi su cose che neanche conoscono. Non mi pare vengano forniti neanche i dati statistici per descrivere quella che è l’attuale situazione nazionale, con le differenze fra le Regioni, per non parlare delle proiezioni sui dati statistici che avremo quando il federalismo sarà applicato appieno. I politici litigano anche sulla veridicità ed interpretazione dei pochi dati statistici che vengono resi pubblici. Pertanto, di cosa stanno parlando i nostri politici?  Come si può credere che gli Enti inefficienti del Sud diventeranno improvvisamente virtuosi solo perché gestiranno meno risorse? A chi andranno le risorse tagliate al Sud?

A mio modesto avviso non si tratta di non riconoscere utilità ad una ipotetica corretta e giusta riforma federalista, il problema è che l’attuale classe politica non ha la necessaria credibilità per varare una riforma così importante. Ciò che di sicuro sappiamo è che la Lega è interessata esclusivamente a far avere più soldi al Nord. Non è certamente interessata a salvaguardare la coesione nazionale, né l’unità nazionale. D’altra parte lo affermava già molti anni fa Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega, quando come modalità di contrasto alla mafia in Sicilia chiedeva di riconoscere la mafia come gestore politico-amministrativo dell’isola.  Probabilmente Miglio considerava inutile trasferire risorse finanziarie nel Meridione, tutto si poteva risolvere dividendo l’Italia  e consegnando  il Meridione direttamente alle criminalità organizzate. Con queste la Padania avrebbe agevolmente concordato il da farsi. D’altra parte lo Stato italiano da sempre ha trattato con le varie mafie nazionali. Se a ciò si aggiunge che l’attuale compagine governative è di fatto, in buona parte, in mano alla Lega, dovremmo ragionevolmente supporre che si prospetta una grande trappola per il Meridione, anzi una grande trappola per i meridionali appartenenti alle classi povera e media ed forse anche per i settentrionali appartenenti alle stesse classi sociali. Ovviamente ciò accade perché gli italiani sono poco informati e perché non vi è un dialogo diretto fra meridionali e settentrionali.

A rendere ancora più inquietante la riforma federalista è il fatto che siamo in una grave crisi (non solo economica), che ha colpito anche il Nord pertanto, la lotta per accaparrarsi le poche risorse nazionali sarà molto aspra ed il Nord è molto più attrezzato del Sud per spuntarla. D’altra parte la Lega non si crea problemi a definire il Meridione una zavorra e la zavorra serve proprio ad essere abbandonata quando le cose vanno male. Aggiungiamo che i leader dei partiti politici, che dicono di agire per il bene del Meridione, non sono “scesi” in politica recentemente ed è pertanto poco credibile la loro improvvisa “conversione” a questa nuova causa ed inoltre, sono alleati di fatto con la Lega. 

Tutto ciò viene fatto grazie ad una campagna di informazione che informa poco su cosa si intende per federalismo, ma è molto chiara quando deve attribuire al Meridione tutti i mali nazionali. Il Meridione infatti è rappresentato come sprecone, inefficiente, corrotto, mafioso etc. A parte il fatto che da “mani pulite” in poi sappiamo che questi fenomeni sono presenti anche al Nord, sarebbe opportuno indagare bene sulle vere cause delle inefficienze del Sud. D’altra parte a me pare veramente assurdo curarle semplicemente tagliando le risorse. Così facendo faremmo crollare anche ciò che va bene o non va tanto male. Ovviamente, gli interessi a dirottare risorse destinate dal Sud verso il Nord Italia sicuramente sono molto forti e ben attrezzati. Sicuramente sono forze che non lasciano nulla al caso, è da anni che indirizzano gli organi di informazione e la cultura del Paese verso questo fatto “ineluttabile”: un federalismo che necessariamente deve toglie risorse a coloro che le sprecano, il Meridione, per darle a coloro che le utilizzano al meglio, il Settentrione.

Nel passato si diceva che fossero i poveri ad utilizzare male le risorse e quindi, era giusto e saggio dar loro una paga molto modesta. Ovviamente i ricchi, i padroni, erano considerati tutti oculati investitori e benefattori. Ritornando all’oggi, notiamo che  anche coloro che  “utilizzano al meglio le risorse” hanno amministrazioni locali sciolte per mafia, ma ciò sembra non intaccare la logicità della tesi. È colpa di meridionali e non di gente del posto. Come è un fatto considerato irrilevante, ad esempio, che la sanità del Nord Italia si arricchisca grazie al fatto che molti meridionali sono costretti ad emigrare al Nord per curarsi. Con ciò non si vuole far passare il Meridione come una vittima, non poche volte le istituzioni meridionali sono state, e lo sono ancora, al servizio di corporazioni e non dei cittadini. Questi poi, hanno fatto molto per cercare di migliorare le condizioni delle proprie famiglie, ma si sono adoperati ben poco per il bene della collettività. Ma non corrisponde al vero affermare che il Meridione è povero solo a causa di inefficienze e corruzione. Cioè solo a causa di fattori interni.  Equivale a dire del Meridione ciò che abbiamo detto fino a pochi giorni fa dei Paesi arabi: sono poveri perché sono corrotti, perché non hanno voglia di lavorare e perché non sono interessati a libertà democratiche. Questo era quanto conveniva dire di questi Paesi. 

Da quanto detto possiamo dedurre che in Italia si sta procedendo ad una modifica del patto sociale nazionale (che a dire il vero sino ad ora ha funzionato soprattutto per i più “fortunati”). Non sarà più garantita la coesione sociale nazionale e forse neanche l’unità nazionale. Vivremo in una nuova società medievale dove i ricchi (pochi e concentrati soprattutto nel Settentrione) avranno ancora più privilegi, mentre i poveri aumenteranno (soprattutto nel Meridione) ed i più poveri usufruiranno, quando saranno fortunati, della sola carità dei più fortunati.

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