Sviluppo e lavoro

Se ne parla ma è solo
fumo negli occhi

di Giuseppe Spedicato

Nel nostro paese si inizia a discutere di sviluppo e di lavoro, non sappiamo se perché è stata percepita la gravità della situazione o solo perché si avvicinano importanti appuntamenti elettorali.

Dovremmo augurarci che almeno questa volta le varie politiche facciano affidamento sui dati reali e sulle passate esperienze. Dovremmo aver capito che nuove risorse in un settore non si traducono automaticamente in sviluppo e posti di lavoro. E ciò vale per tutti i settori: Università, formazione professionale, promozione di imprese, innovazione etc. Prima di agire ci si dovrebbe porre seriamente alcune domande, ma in particolare questa:
Si può ragionevolmente sostenere che il nostro sistema sia disponibile a promuovere un vero sviluppo?

Per restare nei fatti reali dobbiamo prendere atto che nel nostro paese a farla da padrone sono gli interessi corporativi, gli interessi dei più ricchi, pertanto, non può attecchire un vero sviluppo. Può esserci crescita economica ma non sviluppo. Nuovi posti di lavoro, in particolare se sono particolarmente appetibili, sono benaccetti solo se possono essere controllati da qualche corporazione. Pertanto, quale sia la ricetta proposta per creare sviluppo e lavoro, questa non potrà produrre benefici se prima non si limiteranno i poteri ed i privilegi delle corporazioni, se non vi sarà  una ristrutturazione della spesa pubblica che dia più stato sociale, più “vera” istruzione, amministrazione pubblica efficiente, meno spese militari, tagli delle opere inutili, molta meno elusione ed evasione fiscale.

E ciò non basta, occorre una reale lotta alle criminalità organizzate, alla corruzione, rendere possibile la mobilità sociale. In buona sostanza occorre avere un sistema realmente democratico e non solo formalmente. Occorre un sistema informato verso una democrazia partecipata, ossia verso un sistema dove i cittadini abbiano  un reale potere.
Oggi molte famiglie italiane vivono in un “buco nero” che man mano le sta ingoiando, molti giovani (e non solo giovani) rischiano di restare uomini e donne “inespressi” per tutta la vita. A queste famiglie ed a questi giovani lo Stato offre soltanto la possibilità di cercare la fortuna nelle scommesse, nelle lotterie, nei giochi pubblici.

Il nostro sistema oltre a promuovere di fatto il gioco d’azzardo ed a mortificare la democrazia, è un sistema che si caratterizza per essere inefficiente perché produce povertà per la maggioranza degli italiani, ma si caratterizza anche per essere particolarmente efficiente per gli interessi di alcune corporazioni (non solo per quella dei politici), ovviamente queste cercheranno in ogni modo di impedire il cambiamento.
Nei casi più fortunati, come ho già detto, il nostro sistema potrebbe produrre una crescita economica, ma non un vero sviluppo. Il vero sviluppo viene osteggiato perché, quando attecchisce, promuove una maggiore giustizia sociale ed economica e quindi, modifica gli equilibri di potere esistenti.
Il passaggio che abbiamo di fronte, quello del cambiamento, è ineludibile, ma per avere successo non può che venire dal “basso”. I paesi arabi possono insegnarcelo. 

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