L’angoscia di un popolo in 500mila sms

11 settembre 2010:
la rabbia degli americani attraverso i messaggi  

di Silvia Riezzo

In occasione dell’anniversario dell’attentato alla Torri Gemelle ritorna in mente che WikiLeaks, lo scorso novembre, ha pubblicato oltre 500mila sms che gli americani hanno inviato nei minuti immediatamente successivi allo schianto degli aerei, su cui un gruppo di psicologi dell’Università di Magonza ha deciso di condurre degli studi per stilare una cronologia degli stati d’animo di quel giorno, a partire dalle 6 del mattino fino all’una di notte.

La risposta degli studiosi è che la rabbia, più che sentimenti come ansia o tristezza, è stata l’emozione che ha maggiormente impregnato il cuore degli statunitensi.
Secondo questi studiosi, la tristezza è rimasta relativamente stabile con il passare delle ore e l’ansia ha subito oscillazioni in corrispondenza di alcuni eventi (nuove notizie, dichiarazioni ufficiali) ma non ha mostrato una tendenza ad aumentare.
Al contrario, la rabbia è cresciuta costantemente, minuto dopo minuto, tanto che alla fine della giornata i messaggi che esprimevano collera erano 10 volte superiori rispetto alla mattina.

Ma quali conseguenze si possono trarre da una simile analisi? Come ha notato qualcuno, la rabbia può facilmente indurre a chiedere vendetta per quanto subito e dunque rendere ragione delle decisioni del governo americano che ha optato per l’attacco all’Afganistan e all’Iraq.
Secondo altri, è difficile stabilire una consequenzialità tra questi stati d’animo e le decisioni politiche prese dalle autorità Usa in quel frangente.
I messaggi resi noti da WikiLeaks sono stati inviati attraverso i cerca-persone da dipendenti di organizzazioni pubbliche e governative come il Pentagono, l’Fbi o la Polizia di New York.

Ancora oggi, costituiscono uno degli scoop più popolari del sito che è nato come piattaforma a disposizione di chiunque voglia rivelare documenti scottanti. Tra le ultime rivelazioni del sito, un rapporto della Cia che, fra le altre cose, puntava i riflettori sul rapimento dell’imam Abu Omar in Italia, e 75 mila bollettini sulla guerra in Afganistan. Lo studio degli psicologi dell’Università di Magonza è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Psychological Sciente”.

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